Nuovi sit-in contro il termovalorizzatore di Santa Palomba. I Comitati chiedono verifiche ad ARPA Lazio dopo gli allagamenti e preparano il corteo del 26 settembre ad Albano
Non si ferma la mobilitazione contro il termovalorizzatore di Santa Palomba. Dopo il sit-in di lunedì 14 settembre, nella serata di martedì 15 settembre l’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore è tornata davanti al cantiere per un secondo presidio, caratterizzato – riferiscono gli organizzatori – da un continuo via vai di cittadini.
Al centro della nuova fase della protesta c’è soprattutto ARPA Lazio, alla quale i Comitati chiedono verifiche più approfondite sul sito, la caratterizzazione ambientale dell’area e, in attesa degli accertamenti, la sospensione delle attività di scavo e movimentazione delle terre.
«Arpa, basta far finta di niente», è il messaggio scelto dall’Unione dei Comitati, che contesta all’Agenzia regionale di non aver approfondito adeguatamente quella che viene definita la situazione pregressa dell’area.
I Comitati puntano il dito sui superamenti delle CSC
Secondo la ricostruzione dell’Unione, nell’ambito delle analisi già effettuate sarebbero emersi superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) per alcuni parametri, tra cui idrocarburi pesanti, IPA e cobalto. I Comitati contestano in particolare l’utilizzo di quello che definiscono un set analitico troppo ristretto rispetto alla storia del sito e ai materiali successivamente rinvenuti durante gli scavi.
Nell’istanza predisposta per ARPA Lazio vengono chieste quattro azioni principali: analisi dei materiali coperti dai teli, avvio della caratterizzazione del sito ai sensi del Testo unico ambientale, ampliamento delle indagini ad altri elementi e sospensione delle attività di scavo e movimentazione delle terre. Tra le sostanze che i Comitati chiedono di ricercare figurano anche berillio, vanadio, antimonio, selenio, tallio, cianuri e fluoruri.
L’Unione ritiene inoltre che il parere espresso da ARPA nell’ambito dell’iter autorizzativo non abbia tenuto sufficientemente conto delle criticità che sarebbero emerse nell’area. Si tratta, è bene precisarlo, della posizione dei Comitati: sul punto le richieste formulate puntano proprio ad ottenere ulteriori verifiche da parte dell’Agenzia competente.
Dopo il nubifragio del 10 settembre l’allarme su suolo e falde
A rendere ancora più acceso il confronto sono state le piogge torrenziali di giovedì 10 settembre, che hanno provocato estesi allagamenti anche nell’area del cantiere.
Secondo l’Unione dei Comitati, la presenza di acqua nelle zone interessate dagli scavi e nei pressi dei cumuli coperti dai teli potrebbe aver aggravato i rischi di dispersione delle sostanze eventualmente presenti nel terreno. Le fotografie richiamate nell’istanza ad ARPA sarebbero state scattate il 13 settembre e mostrerebbero, secondo gli attivisti, l’area completamente allagata.
È proprio alla luce delle conseguenze delle precipitazioni che i Comitati hanno ulteriormente alzato il livello della mobilitazione, sostenendo che gli effetti sul suolo e sulle falde debbano essere verificati senza ulteriori ritardi.
Anche in questo caso, il possibile impatto sulle falde costituisce al momento una preoccupazione sollevata dai Comitati, che chiedono accertamenti tecnici proprio per stabilire la reale portata del fenomeno.
Parte la raccolta delle segnalazioni ad ARPA Lazio
Durante il presidio i moduli cartacei predisposti per inviare le segnalazioni ad ARPA Lazio sono andati esauriti, circostanza che ha portato gli organizzatori a concludere l’iniziativa leggermente in anticipo. L’Unione ha quindi pubblicato sul proprio sito i modelli utilizzabili dai cittadini, sia per l’invio tramite PEC sia attraverso posta elettronica ordinaria. L’obiettivo è far arrivare all’Agenzia regionale un numero elevato di richieste di verifica sull’area del futuro polo impiantistico.
Nel modulo vengono indicate puntualmente anche le particelle catastali interessate e viene chiesto ad ARPA di procedere con urgenza alla verifica dei cumuli coperti dai teli e alla caratterizzazione del sito.
Altri quattro ettari per il polo di Santa Palomba
Alla questione ambientale si aggiunge quella relativa all’ampliamento delle aree a disposizione del progetto. Con l’ordinanza commissariale n. 33 del 2026, firmata dal sindaco di Roma e Commissario straordinario Roberto Gualtieri, è stata autorizzata l’acquisizione da parte di AMA di ulteriori aree per circa 39.700 metri quadrati, quasi quattro ettari, per un valore complessivo di circa 5,5 milioni di euro.
Su questo punto i Comitati parlano di un ulteriore ampliamento resosi necessario dopo l’acquisto originario dei terreni di Santa Palomba e contestano duramente l’operazione.
Gli atti e le ricostruzioni disponibili precisano però che le nuove superfici sono considerate complementari al polo impiantistico, in particolare per l’organizzazione degli spazi e per la riconfigurazione della viabilità, e non costituiscono semplicemente un’estensione del sedime sul quale sorgerà materialmente l’impianto.
Il 26 settembre il corteo ad Albano
Tutte queste questioni confluiranno nella nuova grande giornata di mobilitazione già fissata per sabato 26 settembre. Il corteo partirà alle ore 16.30 da piazza Mazzini ad Albano Laziale e vedrà insieme il Coordinamento contro l’inceneritore, il Presidio permanente contro la discarica e l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore.
Per gli organizzatori sarà una manifestazione particolarmente importante proprio perché arriva dopo le nuove acquisizioni immobiliari e, soprattutto, dopo i rinvenimenti e le criticità ambientali che i Comitati sostengono siano emersi durante gli scavi.
L’obiettivo dichiarato resta quello portato avanti sin dall’apertura del cantiere: chiedere lo stop dei lavori e la cancellazione del progetto del termovalorizzatore di Santa Palomba.
Nel frattempo la pressione si concentra su ARPA Lazio. Ed è su questo terreno che si gioca adesso uno dei passaggi più delicati della contrapposizione: stabilire, attraverso verifiche e analisi ambientali, quale sia l’effettiva condizione del suolo interessato dal cantiere e se siano necessari ulteriori interventi prima della prosecuzione degli scavi.
