In cammino tra laghi e miti dei Castelli Romani: oltre 60 persone alla scoperta dei Colli Albani tra archeologia, storia e leggenda | Castelli Notizie Outdoor

Boschi, panorami, sorgenti, antichi acquedotti, villaggi preistorici, culti pagani e suggestioni dantesche: è stato un viaggio nel tempo quello vissuto domenica 20 settembre da più di 60 partecipanti nell’ambito di “In cammino tra laghi e miti”, il nuovo appuntamento di Castelli Notizie Outdoor.

A guidare il gruppo, come sempre, Tiziana Ilari, Guida Ambientale Escursionistica Esperienziale FIPTES, in una giornata ricca di emozioni realizzata in collaborazione con Arco di Diana APS, associazione impegnata nella valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale dei Castelli Romani.

Un ringraziamento speciale va alle giovani guide FIPTES Benedetta Negroni, Alina Matei, Michele Popa e Justyna Gondek, che hanno supportato l’escursione con competenza e professionalità, rispondendo alle esigenze dei partecipanti e raccogliendo i rifiuti abbandonati lungo il sentiero.

Il Vulcano Laziale e il Villaggio delle Macine: alle origini della storia

Ad aprire la giornata è stato Marco Tudini, presidente dell’Associazione Arco di Diana, che, insieme ai membri del direttivo Settimio Tersigni e Alessandro Cannilla, ha guidato con competenza il gruppo alla scoperta del Vulcano Laziale, illustrandone la formazione e il ruolo nella storia e nella conformazione del territorio dei Castelli Romani.

Il racconto è quindi arretrato di tantissimi anni, fino alla Preistoria, quando le sponde del Lago Albano erano già frequentate dall’uomo. Particolare attenzione è stata dedicata al Villaggio delle Macine, rinvenuto nel 1983 grazie alle ricerche di Riccardo Bellucci e Angelo Capri, uno degli insediamenti preistorici più interessanti dell’area. Un antico abitato sviluppatosi sulle sponde del lago, dove sono state rinvenute numerose strutture e soprattutto macine e altri strumenti che restituiscono l’immagine di una comunità organizzata, dedita alle attività agricole e alla lavorazione dei prodotti. Camminare oggi in quei luoghi significa quindi attraversare un paesaggio che conserva una memoria antichissima, dove la natura e la presenza umana si sono intrecciate per millenni.

L’acqua e i suoi rituali

Il percorso è poi entrato nel cuore del bosco, lungo il sentiero 511, dove il paesaggio ha iniziato a raccontare un’altra pagina della storia dei Colli Albani: quella legata all’acqua e alle straordinarie opere realizzate dall’uomo per intercettarla, conservarla e trasportarla.

Durante il cammino si è parlato della Via Francigena, delle numerose sorgenti, degli antichi condotti idraulici, degli emissari del Lago Albano e del Lago di Nemi e degli acquedotti, che testimoniano l’importanza strategica dell’acqua già in epoca romana.

Le spiegazioni hanno permesso di comprendere come queste risorse idriche fossero collegate a importanti insediamenti e strutture, arrivando a toccare il tema dell’approvvigionamento dei Castra Albana, il grande accampamento militare voluto da Settimio Severo, dei Cisternoni e della grande Villa di Domiziano. Una rete nascosta sotto il bosco e spesso invisibile all’occhio distratto, ma che durante l’escursione è diventata leggibile grazie al racconto e alla conoscenza del territorio.

Un altro momento particolarmente significativo è stato quello dedicato alle altre scoperte archeologiche di Riccardo Bellucci, tra cui l’altare litico e le tombe a grotticella. Sono testimonianze che riportano ancora più indietro nel tempo e che raccontano la presenza di comunità antiche attraverso luoghi destinati al culto e alla sepoltura. L’altare litico richiama la dimensione rituale e sacrale legata ai riti della fertilità, mentre le tombe a grotticella, ricavate nella roccia, rappresentano una modalità funeraria caratteristica di diverse culture dell’Italia antica.

Bellucci si imbattè in queste scoperte mentre era alla ricerca della mitica Alba Longa, madre di Roma, seguento l’idea che le necropoli possano restituire informazioni preziose sulle comunità che le hanno realizzate, sulle loro abitudini e sul territorio in cui vivevano.

Il Lago di Nemi, Diana e le straordinarie navi di Caligola

Dopo le tante storie ascoltate lungo il sentiero, il gruppo ha raggiunto Fontan Tempesta, dove è arrivato il momento della pausa pranzo. Una sosta necessaria per recuperare le energie, ma anche un’occasione per condividere impressioni, racconti e sensazioni prima di rimettersi in cammino. Da qui il gruppo ha ripreso il percorso dirigendosi verso Nemi, entrando progressivamente in un paesaggio ancora più carico di suggestioni.

L’arrivo al Belvedere degli Innamorati ha aperto un nuovo capitolo della giornata. Ancora una volta è stato Marco Tudini a guidare i partecipanti attraverso la storia e le leggende di Nemi, partendo dal Tempio di Diana e l’antico culto della dea. Il santuario di Diana Nemorense, immerso nella celebre nemus, la selva sacra, rappresentava uno dei più importanti luoghi di culto dell’Italia antica. Il lago e il bosco formavano un paesaggio profondamente legato alla dimensione religiosa, nel quale natura e sacralità erano indissolubilmente unite.

E poi le navi di Caligola, le gigantesche imbarcazioni romane che per secoli sono rimaste adagiate sul fondo del lago. La loro scoperta e il successivo recupero hanno rappresentato una delle pagine più affascinanti dell’archeologia del territorio. Le dimensioni eccezionali delle navi, unite alla ricchezza delle decorazioni e degli apparati presenti a bordo, testimoniano la straordinaria capacità tecnica raggiunta dai Romani e la particolare funzione che il Lago di Nemi ebbe durante l’età imperiale.

La lonza, la lupa e il leone: la Selva Oscura di Dante

Il racconto è quindi passato dalla storia alla letteratura, attraverso le teste della lonza, della lupa e del leone recuperate dalle navi, simboli che conducono inevitabilmente alla memoria di Dante Alighieri e all’immagine della Selva Oscura con cui si apre la Divina Commedia.

Nel territorio nemorense esiste infatti una suggestiva tradizione che collega questi luoghi all’immaginario dantesco. Il riferimento alla Selva, al bosco e all’attuale Via della Selva ha alimentato nel tempo l’ipotesi e il racconto secondo cui Dante potrebbe essere stato in questi territori. Non esiste una certezza documentaria che consenta di affermare che il poeta abbia realmente attraversato la Selva di Nemi, ma la suggestione rimane parte del patrimonio narrativo del luogo. Ed è proprio questo intreccio tra ciò che è documentato e ciò che appartiene alla memoria e alla tradizione a rendere ancora più affascinanti questi luoghi. Le teste della lonza, della lupa e del leone, inoltre, hanno una storia travagliata: la lonza venne ricostruita dopo l’incendio del 1944, aggiungendo un ulteriore capitolo a questa leggendaria storia.

Un cammino tra natura, archeologia e memoria

Dai crateri del Vulcano Laziale alle comunità preistoriche del Villaggio delle Macine, dalle sorgenti e dagli acquedotti romani alle tracce degli antichi insediamenti, dal culto di Diana alle navi di Caligola, fino alla suggestione della Selva Oscura, l’escursione ha offerto ai più di 60 partecipanti una vera immersione nella storia dei Colli Albani.

Un percorso nel quale ogni angolo ha avuto qualcosa da raccontare e nel quale Tiziana Ilari e Castelli Notizie Outdoor, insieme ad Arco di Diana APS e alle giovani guide Fiptes, hanno dimostrato ancora una volta come il cammino possa diventare uno strumento straordinario per conoscere e valorizzare il territorio.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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