Da Palermo a Londra, Pernice fa ballare il Sistina

Lo show autobiografico del ballerino di “Ballando” ha inaugurato a Roma la nuova stagione. Sul palco Perotti, Berto e Martinelli, musica dal vivo e omaggio ai Queen “Shall We Dance!”, balliamo? Nel 1937 era il titolo di un film con Fred Astaire e Ginger Rogers, su musiche di George Gershwin. Nel 1951 la stessa domanda […]

Lo show autobiografico del ballerino di “Ballando” ha inaugurato a Roma la nuova stagione. Sul palco Perotti, Berto e Martinelli, musica dal vivo e omaggio ai Queen

“Shall We Dance!”, balliamo? Nel 1937 era il titolo di un film con Fred Astaire e Ginger Rogers, su musiche di George Gershwin. Nel 1951 la stessa domanda tornò nella celebre sequenza de “Il re ed io”, quando Anna e il sovrano del Siam si ritrovano a danzare la polka in mezzo alla sala. Nel 1996 il regista giapponese Masayuki Suo ne fece un piccolo classico malinconico e gentile, raccontando la storia di un impiegato irreprensibile che, dopo aver notato una maestra di ballo alla finestra, decide di iscriversi di nascosto a una scuola. Otto anni dopo Hollywood ne realizzò un nuovo adattamento con Richard Gere, Susan Sarandon e Jennifer Lopez.

 

Ogni volta la domanda è la stessa. E ogni volta qualcuno risponde di sì.

 

Ieri sera il sì lo ha pronunciato a Roma Giovanni Pernice, il ballerino palermitano diventato uno dei volti più amati di “Ballando con le Stelle”. Dopo il successo nelle arene estive italiane, il suo show ha inaugurato la nuova stagione del Teatro Sistina. È un format autobiografico prodotto dalla PeepArrow Entertainment di Massimo Romeo Piparo. Il sottotitolo, “Ballando da Palermo a Londra”, sintetizza il percorso di Pernice dalle origini siciliane all’affermazione nella televisione e nel teatro britannici.

 

Il Sistina, del resto, di storie di partenze e di ritorni se ne intende. Qui sono nati titoli come “Rugantino” o “Aggiungi un posto a tavola”, firmati da Garinei e Giovannini. La commedia musicale italiana è cresciuta tra queste poltrone. Portarci oggi un ballerino affermatosi sul piccolo schermo significa far incontrare due mondi che lo spettacolo italiano ha spesso tenuto distinti, quello del teatro e quello della televisione.

 

A fare da “sensale”, è Massimo Romeo Piparo, l’autore che ha portato in Italia il format di “Ballando con le Stelle” e che oggi firma la direzione artistica e cura la produzione. Ed è proprio nella costruzione dell’impianto scenico che si riconosce la mano di Piparo. I movimenti sul palco, il rapporto fra gli interpreti, le luci, le entrate e le uscite sono calibrati per costruire un ritmo continuo. Il palcoscenico non resta mai fermo e il lavoro dei ballerini si integra con quello dei musicisti e dei cantanti, tutti di livello, senza che una componente finisca per prevalere sulle altre.

 

Sul palco Pernice non è solo. Con lui ci sono tre volti di Ballando, Nikita Perotti, Sophia Berto ed Erica Martinelli, e un corpo di ballo completato da Simone Lucchese, Sienna Osborne, Danilo Minafra ed Elisa Crocchianti. Quattro coppie che, sulle coreografie di Arduino Bertoncello, rileggono in chiave contemporanea i balli latino-americani e gli standard.

 

La colonna sonora è dal vivo. Diretti da Emanuele Friello, con Enrico Scopa alle tastiere, Simone Gianlorenzi a chitarre e mandolino, Guerino Rondolone al basso e Alessandro Luccioli alla batteria. Le voci, pulite e ben amalgamate, sono quelle di Valeria Cozzolino, Costanza Scalia ed Ennio Zanini. Insieme propongono una selezione di grandi successi internazionali, in una sorta di jukebox danzante.

 

E qui entrano anche gli idoli di Pernice, da Gene Kelly a Fred Astaire, fino a Freddie Mercury, che occupa un posto particolare nel suo immaginario artistico. “The Show Must Go On”, racconta, è stato uno dei brani alla base della sua formazione, insieme a “Bohemian Rhapsody. Ed è proprio con i Queen che la performance d’improvviso sale di tono, s’impenna e acquista una forza diversa. Un altro momento di grande impatto è l’omaggio a Michael Jackson, ulteriore passaggio di una colonna sonora costruita attorno a grandi figure della musica internazionale.

 

La biografia si fa così proposta teatrale, ma senza ridursi a una semplice successione di ricordi. La danza diventa il filo conduttore di un percorso iniziato a sette anni a Palermo e arrivato fino alle ribalte britanniche. Dieci anni in Inghilterra, li racconta lui stesso dal palco, con l’occhio di chi viene dal Sud, le differenze tra i due Paesi e una domanda che non smette di farsi. Perché mai, in una terra dove il clima non permette di starci seduti, ci sono così tante panchine? Una domanda alla quale, forse, nemmeno gli inglesi sanno rispondere. La televisione è parte della storia, ma sul palco lascia spazio al corpo e alla musica.

 

E poi il momento in cui la sorte entra in scena. Una persona dalla platea sale sul palco e danza con lui. Per qualche minuto i ruoli si rovesciano e chi era venuto a guardare diventa parte dello spettacolo. È un piccolo esercizio di fortuna, perché anche il ballo, come certe occasioni della vita, dipende spesso dal caso.

 

Alla fine il sì è di tutta la sala con il pubblico in piedi a ballare. La serata, allora, smette di essere soltanto un racconto e torna alla domanda da cui tutto è cominciato: “Shall We Dance?”.

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