Caro gasolio, Confartigianato Trasporti Rieti: «L’autotrasporto non può più aspettare. Costi insostenibili e regole uguali per tutti»

La tensione sul caro carburante torna a crescere e il mondo dell’autotrasporto guarda con forte preoccupazione alle prossime settimane. Il segnale arriva anche dalla Sicilia e dalla Calabria, dove le marinerie hanno annunciato per il prossimo 22 ottobre una mobilitazione nello Stretto di Messina che dovrebbe coinvolgere circa cento pescherecci. Parallelamente, anche gli autotrasportatori siciliani […]
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La tensione sul caro carburante torna a crescere e il mondo dell’autotrasporto guarda con forte preoccupazione alle prossime settimane.

Il segnale arriva anche dalla Sicilia e dalla Calabria, dove le marinerie hanno annunciato per il prossimo 22 ottobre una mobilitazione nello Stretto di Messina che dovrebbe coinvolgere circa cento pescherecci. Parallelamente, anche gli autotrasportatori siciliani hanno prospettato il blocco dei porti in assenza di risposte.

Una protesta che, pur riguardando settori differenti, mette al centro un problema comune: il peso crescente del carburante sui costi delle imprese.

Una situazione particolarmente pesante per l’autotrasporto, dove il gasolio rappresenta una delle principali componenti del costo di esercizio. Il problema è aggravato dal fatto che l’aumento del carburante non sempre trova un corrispondente e tempestivo adeguamento nei contratti e nelle tariffe riconosciute dalla committenza.

A questo si aggiunge una questione finanziaria altrettanto rilevante: il carburante viene pagato immediatamente, mentre le imprese di autotrasporto possono attendere 60, 90 e, in alcuni casi, anche 120 giorni per essere pagate dai committenti. Un disallineamento che scarica interamente sulle aziende l’onere di anticipare i costi del servizio e che, soprattutto per le realtà più piccole, può trasformarsi in un serio problema di liquidità.

«È una situazione che non può continuare, sottolinea Rachele Lunari, Presidente di Confartigianato Trasporti Rieti. Le nostre imprese pagano il gasolio quando fanno rifornimento, sostengono immediatamente pedaggi, manutenzioni e tutti gli altri costi, ma troppo spesso incassano dopo mesi. Se a questo aggiungiamo tariffe che non si adeguano con la stessa rapidità all’aumento del carburante, il rischio è lavorare senza più margini. Non chiediamo privilegi, chiediamo semplicemente condizioni che ci consentano di continuare a lavorare».

Al carburante si sommano infatti pedaggi, assicurazioni, manutenzione dei mezzi, pneumatici, costo del lavoro e difficoltà nel reperimento di conducenti qualificati.

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A RIETI PERSE 58 IMPRESE IN DIECI ANNI

A dimostrare che non si tratta di un allarme teorico sono proprio i numeri della provincia di Rieti.

Nel 2015 le imprese attive dell’autotrasporto erano 179; nel 2025 sono scese a 121. In dieci anni il territorio ha quindi perso 58 imprese, pari al 32,4% del totale. Una contrazione ancora più significativa se rapportata alle caratteristiche della provincia reatina, costituita in larga parte da aree interne e da un tessuto produttivo formato da piccole e microimprese.

Il dato reatino è peraltro peggiore di quello nazionale: nello stesso decennio le imprese attive nel trasporto merci su strada in Italia sono diminuite del 22,2%, passando da 86.590 a 67.349. Nel Lazio la riduzione è stata invece del 32,5%.

Numeri che mostrano come il comparto stia attraversando una trasformazione profonda e come, soprattutto nei territori interni, la progressiva scomparsa delle imprese di trasporto rischi di produrre conseguenze sull’intero sistema economico locale.

IL CREDITO D’IMPOSTA NON PUÒ ESSERE L’UNICA RISPOSTA

Il Governo è intervenuto con un credito d’imposta destinato a compensare parte della maggiore spesa sostenuta per il gasolio tra marzo e agosto 2026. La misura può coprire fino al 70% dell’extracosto rispetto al prezzo medio di febbraio 2026, pari a 1,39415 euro al litro, entro uno stanziamento complessivo di 386,2 milioni di euro.

Si tratta di risorse arrivate anche a seguito della vertenza condotta da Confartigianato Trasporti e UNATRAS con il Governo.

Un intervento importante, ma che non può diventare l’unica risposta a un problema ormai strutturale. Le imprese hanno bisogno di certezza e programmabilità, non di dover attendere ogni volta una misura straordinaria per compensare costi che nel frattempo hanno già sostenuto.

LA SFIDA DELLA CONCORRENZA EUROPEA

Alla pressione dei costi si aggiunge una competizione europea sempre più complessa.

Particolare attenzione merita il fenomeno del cabotaggio, cioè il trasporto nazionale effettuato da vettori stabiliti in un altro Paese dell’Unione.

Confartigianato Trasporti Rieti ribadisce che la presenza di operatori stranieri non costituisce di per sé concorrenza sleale. Il problema nasce quando alle differenze nel costo del lavoro e nella pressione fiscale si aggiungono comportamenti irregolari o il mancato rispetto delle norme sul cabotaggio, sul distacco dei conducenti, sui tempi di guida e di riposo oppure l’utilizzo di società prive di un’effettiva organizzazione nel Paese nel quale risultano stabilite.

Un mercato europeo aperto può funzionare soltanto se le regole vengono applicate e controllate allo stesso modo per tutti.

CONFARTIGIANATO: «ANCORA SENZA RISCONTRO SUL TAVOLO DI CRISI»

La situazione del comparto reatino è stata più volte portata all’attenzione delle istituzioni.

Confartigianato Trasporti Rieti, attraverso la Presidente Rachele Lunari, ha chiesto l’apertura di un tavolo di crisi presso la Provincia di Rieti, per affrontare insieme alle istituzioni e agli operatori le criticità del settore e individuare possibili interventi sul territorio. Una necessità che Confartigianato aveva già pubblicamente evidenziato nei mesi scorsi.

Ad oggi, tuttavia, Confartigianato Trasporti Rieti è ancora in attesa di un riscontro alla richiesta.

«I numeri parlano da soli, afferma Maurizio Aluffi, Segretario di Confartigianato Imprese Rieti. Perdere 58 imprese in dieci anni significa perdere il 32,4% del comparto provinciale. Non possiamo aspettare che ne chiudano altre prima di affrontare seriamente il problema. Per questo abbiamo chiesto un tavolo di crisi: serve un confronto concreto tra istituzioni e imprese, perché in un territorio come il nostro l’autotrasporto non è soltanto un settore economico, ma un servizio indispensabile per la tenuta delle attività produttive e delle aree interne».

SERVONO INTERVENTI STRUTTURALI

Per Confartigianato Trasporti Rieti è necessario intervenire contemporaneamente sul caro carburante e sulla sostenibilità economica del settore.

Servono meccanismi capaci di intervenire sugli aumenti eccezionali del gasolio, un effettivo adeguamento delle tariffe all’andamento dei costi, tempi di pagamento certi, maggiore tutela delle piccole imprese nei rapporti con la grande committenza e controlli efficaci sul rispetto delle norme europee da parte di tutti gli operatori.

Occorre soprattutto evitare che siano sempre le imprese di autotrasporto a finanziare di fatto la filiera, anticipando immediatamente carburante e costi di esercizio per servizi che vengono pagati anche molti mesi dopo.

Difendere l’autotrasporto significa difendere una componente essenziale dell’economia. Fabbricate, cantieri, negozi, attività produttive e distribuzione dipendono quotidianamente dal trasporto su gomma.

Le imprese non chiedono privilegi: chiedono tariffe che riconoscano il costo reale del servizio, pagamenti certi e regole uguali per tutti.

Perché dietro ogni camion ci sono un’impresa, lavoratori e famiglie.

E quando si ferma l’autotrasporto, si ferma l’Italia.

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Fonte: www.rietilife.com — Rieti

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