Stranieri al Nord, Italiani al Sud Oltre a fotografare le caratteristiche del lavoro domestico a livello nazionale, l’analisi dell’Osservatorio DOMINA consente di approfondire le peculiarità regionali e provinciali. Le schede regionali, a cui è dedicato un capitolo del Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, mettono in evidenza le caratteristiche di lavoratrici e lavoratori, i dati […]
Stranieri al Nord, Italiani al Sud
Oltre a fotografare le caratteristiche del lavoro domestico a livello nazionale, l’analisi dell’Osservatorio DOMINA consente di approfondire le peculiarità regionali e provinciali. Le schede regionali, a cui è dedicato un capitolo del Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, mettono in evidenza le caratteristiche di lavoratrici e lavoratori, i dati salienti relativi alle famiglie datori di lavoro, nonché le politiche di sostegno alle famiglie che ciascuna Regione attua.
Nel 2025 i lavoratori domestici censiti dall’INPS sono 804 mila, dato che conferma il trend di diminuzione osservato a partire dal 2021 (-17,7%).
La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione del lavoro domestico in poche regioni. Lombardia e Lazio, infatti, raccolgono complessivamente circa un terzo degli occupati del settore, con rispettivamente 156 mila lavoratori (19,4% del totale) e 113 mila (14,1%). A queste si affiancano Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, ciascuna con oltre 60 mila lavoratori domestici.
Il Mezzogiorno è l’area del Paese che ha registrato le riduzioni più consistenti nel periodo 2021-2025. Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania e Molise presentano infatti flessioni superiori al 25%. Inoltre, se a livello nazionale il calo risulta generalmente più accentuato tra le colf, in quattro regioni, tutte appartenenti al Sud Italia, la diminuzione è stata invece più intensa tra le badanti.
La distribuzione per tipologia di rapporto è tutt’altro che uniforme. In 13 regioni su 20 le badanti costituiscono la componente prevalente del lavoro domestico, con quote superiori al 70% in Sardegna, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Nelle restanti 7 regioni prevalgono invece le colf, che superano il 60% del totale in Sicilia, Lazio e Campania. Le differenze regionali riflettono modelli diversi di domanda di servizi domestici e di assistenza, influenzati dalla struttura demografica, dalle caratteristiche delle famiglie e dall’organizzazione dei servizi di welfare locali.
Anche la presenza straniera è molto variegata. A livello nazionale, gli stranieri rappresentano il 68,9% del totale. La comunità più numerosa è quella proveniente dall’Europa orientale, pari al 33,5% degli occupati, con un’incidenza particolarmente elevata in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, dove supera il 45%.
Nelle regioni del Mezzogiorno prevale la componente italiana, che raggiunge l’81,8% in Sardegna e supera il 50% anche in Molise, Puglia e Basilicata.
I lavoratori di origine asiatica rappresentano mediamente il 17,7% del totale nazionale e costituiscono oltre un quinto degli occupati in otto regioni. Tra queste figurano anche Lombardia e Lazio, territori che si distinguono per una consistente presenza di colf.
La componente proveniente dall’America Latina incide per l’11,1% sul totale nazionale, ma assume un peso decisamente maggiore in Liguria, dove raggiunge il 31,3%. Anche la Lombardia registra una presenza significativa di lavoratori latinoamericani, pari al 21,7% del totale.
Più contenuta, ma comunque rilevante, è infine la presenza dei lavoratori africani, che rappresentano il 6,3% del totale nazionale. La loro incidenza raggiunge il valore più elevato in Sicilia, dove si attesta al 12,3%.
A livello territoriale, la presenza femminile supera il 90% in dodici regioni. Al contrario, le quote più elevate di lavoratori uomini si registrano in Sicilia (23,2%), Campania (16,3%) e Lazio (15,0%), evidenziando differenze significative nella composizione della forza lavoro tra le diverse aree del Paese.
Tra le famiglie datori di lavoro, oltre un terzo si concentra in Lombardia e nel Lazio. La componente femminile è mediamente del 58%, mentre quella straniera del 5% (3% Ue e 2% non Ue). Molto frequente, inoltre, la situazione di convivenza tra lavoratori e datori di lavoro domestico. In termini assoluti, le regioni con più rapporti di lavoro in convivenza sono Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio mentre, per quanto riguarda l’incidenza sul totale datori, i valori massimi si registrano in Friuli Venezia Giulia (44,1%) e Trentino Alto Adige (52,7%), mentre i minimi in Sicilia (5,6%) e Sardegna (8,1%).
La crescente richiesta di assistenza è dimostrata da altri due indicatori: la quota di grandi invalidi tra i datori di lavoro (12,5%, con punte del 32,7% in Sardegna e superiori al 20% in altre quattro regioni) e la quota di datori con almeno 80 anni (38,4% a livello nazionale, con valori superiori al 50% in tre regioni).
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “Questi primi dati di sintesi evidenziano come ogni regione abbia le sue peculiarità, dovute alla demografia, alla posizione geografica, alle possibilità lavorative o al contesto culturale. Per questo ogni regione è trattata singolarmente nelle schede regionali, riportate in un’apposita sezione del Rapporto annuale DOMINA. L’analisi territoriale approfondita è fondamentale per pianificare politiche di formazione e sostegno alle famiglie che tengano conto dell’effettiva dimensione del fenomeno.”.