Il 1° e 2 ottobre Albano Laziale ospiterà il convegno “Lingue e dialetti di Roma e del Lazio”, con linguisti e dialettologi da tutta Italia e il presidente dell’Accademia della Crusca Paolo D’Achille.
Per due giorni Albano Laziale diventerà un punto di riferimento nazionale per lo studio delle lingue, dei dialetti e delle varietà popolari di Roma e del Lazio. Giovedì 1° e venerdì 2 ottobre 2026 la città ospiterà infatti il convegno “Lingue e dialetti di Roma e del Lazio”, un appuntamento che riunirà importanti linguisti e dialettologi provenienti da numerose università italiane.
L’iniziativa è patrocinata, tra gli altri, dal Comune di Albano Laziale, dal Liceo Classico “Ugo Foscolo”, dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e dall’Accademia della Crusca. Tra i partecipanti figura anche Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca e docente dell’Università Roma Tre.
A promuovere e organizzare il convegno sono i professori Pietro Trifone, Emiliano Picchiorri e Silvia Capotosto, che hanno messo insieme un programma articolato in tre sessioni dedicate al romanesco contemporaneo, alla sua storia e ai dialetti e volgari del Lazio.
La prima giornata si aprirà giovedì 1° ottobre alle ore 10, nella Sala comunale di Palazzo Savelli, con la sessione “Il romanesco di oggi”. Dopo i saluti istituzionali, Pietro Trifone, dell’Università di Roma Tor Vergata, interverrà sul rapporto tra romanesco e politica.
Seguiranno numerosi contributi dedicati alle diverse espressioni della lingua di Roma. Rita Fresu, dell’Università di Cagliari, analizzerà le lingue di Roma nel parlato cinematografico di Anna Magnani; Claudio Giovanardi, di Roma Tre e Lumsa, parlerà invece del romanesco al femminile e delle poetesse romane del Novecento.
Vincenzo Faraoni, dell’Università Sapienza, approfondirà “La bbona notizzia” di Alessandro Bausani e il romanesco di metà Novecento, mentre Paolo D’Achille e Andrea Riga affronteranno il tema dei manualetti destinati al passaggio “dal dialetto alla lingua” e del tipo di romanesco da essi documentato.
Nel pomeriggio, a partire dalle ore 15 e sempre a Palazzo Savelli, spazio alla seconda sessione, dedicata a “Il romanesco del passato”.
Tra gli interventi figurano quelli di Giulio Vaccaro, dell’Università di Perugia, sul romanesco di prima fase e la letteratura dialettale riflessa; Emiliano Picchiorri, dell’Università di Chieti-Pescara, sui francesismi nel romanesco tra Settecento e Novecento; Silvia Capotosto, di Tor Vergata, sul romanesco “a margine” dei sonetti di Giuseppe Gioachino Belli.
Daniele Baglioni, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si soffermerà sulle traduzioni endoromanesche di Crescenzo del Monte, mentre Fabio Aprea, dell’Università di Pisa, affronterà il rapporto tra lingua criminale e romanesco.
Particolarmente interessante per il territorio dei Castelli Romani sarà la giornata conclusiva di venerdì 2 ottobre. Dalle ore 10, nell’Aula magna del Liceo “Ugo Foscolo”, si svolgerà infatti la terza sessione, dedicata ai “Dialetti e volgari del Lazio”.
Tra i temi affrontati ci sarà anche il dialetto di Velletri: Luca Lorenzetti, dell’Università della Tuscia, presenterà un intervento dal titolo “Note sul velletrano del Settecento”.
Il programma proseguirà con Kevin De Vecchis, dell’Università di Pisa, sulle poesie di Adolfo Giaquinto tra romanesco e cispadano; Nicoletta Della Penna, dell’Università di Chieti-Pescara, sulla lingua di Antonio Petrarca; Andrea Testa, della Lumsa, sulla diffusione delle interiezioni romanesche nel dialetto di Arce, in provincia di Frosinone; e Miriam Di Carlo, dell’Università dell’Aquila, sui giochi infantili nella Tuscia come fonte per lo studio delle variazioni linguistiche.
Le conclusioni sono previste alle ore 13.
Un convegno specialistico, dunque, ma dedicato a un patrimonio che riguarda direttamente la storia e l’identità delle comunità locali. Dialetti e parlate popolari non rappresentano soltanto un’eredità del passato: custodiscono modi di vivere, rapporti sociali, contaminazioni culturali e trasformazioni che raccontano l’evoluzione di Roma, dei Castelli Romani e dell’intero Lazio.
Per Albano sarà anche l’occasione di accogliere studiosi provenienti da diversi atenei italiani e di mettere per due giorni al centro del dibattito scientifico un patrimonio linguistico che continua a essere parlato, studiato e tramandato.