Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato in provincia lo scorso 21 settembre per una visita istituzionale ad Amatrice, in occasione dell’inaugurazione ufficiale del nuovo anno scolastico 2026/2027 con la cerimonia nazionale “Tutti a scuola”. Un evento segnato dalla questione dell’integrazione degli alunni stranieri nelle classi tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Durante […]
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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato in provincia lo scorso 21 settembre per una visita istituzionale ad Amatrice, in occasione dell’inaugurazione ufficiale del nuovo anno scolastico 2026/2027 con la cerimonia nazionale “Tutti a scuola”.
Un evento segnato dalla questione dell’integrazione degli alunni stranieri nelle classi tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico.
Durante la cerimonia, infatti, il Capo dello Stato ha definito espressamente la scuola come “la più efficace leva di integrazione”, richiamando l’articolo 34 della Costituzione e sottolineando l’importanza di mantenere le aule aperte a tutti per evitare la creazione di ghetti.
Un intervento che ha assunto un forte rilievo politico in risposta alle proposte ministeriali di applicare un tetto massimo rigoroso del 30% di alunni stranieri per classe, una misura che solleva ampie discussioni sulla sua applicabilità logistica nei piccoli comuni o nei quartieri ad alta densità migratoria.
Una proposta che molti amministratori locali e sindacati della scuola hanno contestato in quanto proprio in aree a forte rischio di spopolamento demografico, l’applicazione rigida di percentuali – senza deroghe per le aree geografiche più critiche – rischierebbe di accelerare la chiusura di intere sezioni scolastiche che sopravvivono solo grazie all’integrazione e alla presenza di comunità straniere stabilizzate sul territorio.
Nelle scuole pubbliche della provincia di Rieti, la percentuale di studenti senza cittadinanza italiana si attesta al 10,7% della popolazione scolastica complessiva. I dati provinciali del Lazio mostrano che la presenza degli studenti di origine migratoria è ormai un elemento strutturale all’interno del sistema scolastico regionale.
A livello territoriale, la quota registrata a Rieti e provincia rispecchia sostanzialmente la media regionale del Lazio (circa l’11%, con 85 mila iscritti totali) e quella nazionale, traducendosi nella presenza media di circa uno studente senza cittadinanza ogni dieci frequentanti.
Le statistiche scolastiche evidenziano inoltre che la maggioranza di questi alunni a livello nazionale (il 65,4%) è rappresentata da seconde generazioni, ossia bambini e ragazzi nati e cresciuti in Italia.
Nonostante gli studenti stranieri negli ultimi 25 anni abbiano fatto registrare un sensibile aumento sul territorio non si registrano classi con oltre il 30% di giovani provenienti da fuori Italia o che, tra quelli presenti, abbiano problemi nel parlare la lingua italiana.
Frutto di una integrazione che ha funzionato soprattutto nei piccoli centri e nelle aree interne grazie alle iniziative messe in campo per aiutare le famiglie straniere nell’apprendimento della lingua.
Insomma la scuola intesa come luogo di integrazione, coesione sociale e superamento delle barriere. Ma anche presidio fondamentale nei piccoli centri delle aree interne per cercare di contrastare il costante ma inarrestabile spopolamento demografico.
Ma la visita di Mattarella ha assunto anche una forte valenza simbolica in concomitanza del decimo anniversario del terremoto del 2016. Durante la giornata il Capo dello Stato ha deposto una corona di fiori presso il monumento dedicato ai Caduti del sisma al Parco Comunale Padre Giovanni Minozzi.
Un gesto che ha avuto il merito di tenere accese le luci sulla ricostruzione. Mattarella è tornato ad Amatrice esattamente dieci anni dopo il tragico evento sismico in un contesto in cui la ricostruzione dell’edilizia pubblica è rimasta incompiuta come conferma il report curato da ActionAid sulla base di dati ottenuti tramite accesso agli atti e aggiornati al 30 aprile 2026.
Al momento risultano programmati 3.667 interventi per un valore complessivo di oltre 4,85 miliardi di euro – 125 opere e circa 252 milioni in più rispetto al 2025 – ma il 66,3% si trova ancora in una fase precedente all’avvio materiale dei lavori. Solo il 33,6% degli interventi è entrato nella fase esecutiva o è stato completato.
Il ritardo attraversa tutte le aree del cratere sismico, con intensità diverse, dalle Marche all’Abruzzo passando per Lazio e Umbria. La nostra regione, in particolare, mostra le percentuali più alte: il 69,7% (per 365 interventi).
I casi più critici, secondo il report di ActionAid, sono Amatrice, dove il cantiere non è ancora partito per 136 interventi su 172, e Accumoli, con 64 opere su 86 ancora ferme. Ma il dato più delicato riguarda le infrastrutture che pesano sulla vita quotidiana delle comunità: scuole, palestre, università, municipi e strutture sanitarie e sociosanitarie.
Su 767 interventi di questo tipo, appena 235 – il 30,6% – hanno raggiunto almeno la fase di avvio dei lavori, e solo 77, pari al 10%, sono arrivati al collaudo. L’esempio più eclatante è proprio l’ospedale di Amatrice la cui inaugurazione da almeno tre anni a questa parte viene annunciata da parlamentari e rappresentati della Regione Lazio ogni sei mesi per poi essere puntualmente smentita dai fatti.
Ritardi che pesano sulle scelte di vita delle persone: una scuola non ricostruita può incidere sulla decisione di una famiglia di restare o andarsene così come un ospedale non disponibile rende più fragile la permanenza di anziani e persone vulnerabili.
Foto: Emiliano GRILLOTTI-Gianluca VANNICELLI ©
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