Velletri, al via la Festa del Buttero contemporaneo tra tradizione, natura e futuro dei Castelli Romani

Al Vivaro di Velletri la nona Festa del Buttero contemporaneo: due giorni tra cavalli, biodiversità, agricoltura, inclusione e tradizioni da tramandare

Che significa oggi portare avanti una tradizione antica come quella dei butteri? La risposta a questa domanda è la nona Festa del Buttero contemporaneo, ai Castelli Romani, due giorni di porte aperte con eventi equestri, enogastronomici e di intrattenimento, 26 e 27 settembre.

Il luogo è incantevole, tra i boschi del Vivaro, in quella porzione di territorio che ricade sotto la competenza di Velletri.
Anima del posto è Alberto Broccatelli, antropologo e formatore nonché addestratore equestre che è stato al centro di una interessante tavola rotonda in apertura della manifestazione, dal titolo: “Tradizione e territorio. Patrimonio rurale, biodiversità e comunità per uno sviluppo locale sostenibile e inclusivo”.

Con lui sono intervenuti Andrea Bizzarri, consigliere comunale di Velletri; Roberto Libera, direttore del Museo Diocesano di Albano e consigliere del Consorzio Sistema Castelli Romani; Marco Mariotti, biologo e buttero di Montalto di Castro allevatore alla terza generazione, Elena Campolungo di Agricoltura Capodarco, Giuseppe Calicchia, del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico presso il MASE, Ministero per L’ambiente e la Sicurezza Energetica.

Un parterre in grande sintonia su molti dei temi emersi, dalla salvaguardia del bosco e del verde, al recupero delle tradizioni storiche popolari e agricole, su cui rifondare comunità solidali più sostenibili, umane e inclusive.

Da quasi un decennio al Buttero, grazie all’associazione di promozione sociale equestre Equiazione, si sperimenta un intreccio delicato e molto complesso tra questi elementi, che sta dando grande soddisfazione “anche se la complessità per andare avanti – ha spiegato Broccatelli- non nascondiamo che sia notevole. Questa è una fattoria sociale dove cerchiamo di creare un’atmosfera che richiama le vecchi cascine e dove si recuperano anche situazioni personali difficili. Abbiamo trovato in questi nove anni un equilibrio che potrebbe essere un modello per il territorio”.

Nel suo intervento ha più volte sottolineato questo aspetto di sintesi fondamentale, basato su comunità locali forti che si auto-determinano, senza dimenticare il passato ma senza neanche forzarlo, perche significherebbe scadere nel folklore.

Lo stesso concetto è stato ripreso da Roberto Libera, direttore museale e consigliere del Consorzio Castelli Romani, che pochi giorni fa ha presentato una ambiziosa candidatura a Capitale italiana della cultura dei Castelli Romani per il 2029. “Abbiamo ben chiaro questo concetto del folklore e anche in questa candidatura ne abbiamo tenuto conto, per recuperare quello che ancora è rimasto vivo di una certa tradizione, lasciando andare quello che ormai è passato e nel passato deve restare. Sappiamo che una certa realtà del dopoguerra è inevitabilmente tramontata, i vecchi che raccontano storie al focolare non esistono più, ma soprattutto non esistono più i ragazzi che li ascoltano, che ne hanno la pazienza. Bisogna tenere presenti certi mutamenti sociali e antropologici, e su questa base filtrare qualcosa del passato che sia rinnovabile nel futuro”.

Ma cosa? Da quanto emerso nella tavola rotonda sono i luoghi e le persone a indicare le direzioni, specie i giovani, e le istituzioni devono  accompagnare questa  naturale propensione,  favorendo le condizioni di uno sviluppo virtuoso nel segno della cooperazione.

Il consigliere di Velletri Andrea Bizzarri, portando i saluti dell’amministrazione, si è congratulato per questa realtà ormai consolidata del Buttero condividendone i principi fondanti e anticipando un progetto prossimo dell’ amministrazione.

“Velletri oggi guarda al recupero del territorio come priorità per un sano sviluppo, con un progetto molto importante ad esempio sul Monte Artemisio, per rilanciarne la fruizione con una nuova cartellonistica, la risistemazione dei sentieri per i camminatori, i ciclisti e le passeggiate a cavallo. Tutto deve essere fatto con cura senza snaturare nulla del luogo. È importante riappropriarci dei nostri simboli e valorizzarli”.

La cura e l’ attenzione per la natura è un altro dei temi che è stato trattato, notando come su questo aspetto per fortuna ci sia attenzione da parte dei giovani, che singolarmente o in gruppi, si attivano volontariamente per la cura dei fossi dei prati e dei boschi.
Un atteggiamento virtuoso che va accompagnato e rinforzato.

Parlando ancora di futuro dei Castelli Romani, non si poteva non parlare di cibo e di vino. Andrea Mecozzi, vicepresidente di Slow Food Frascati e Terre Tuscolane presente con lo stand alla manifestazione, ha ricordato tutto il lavoro fatto dall’Associazione sulle coltivazioni biologiche e tradizionali, dedicando un pensiero al fondatore Carlo Petrini e ai suoi principi di identità tra ciò che mangiamo, ciò che siamo e dove viviamo.

L’esperienza concreta di questo vivere nel solco dell’ identità più vera è stata portata dal “Buttero” Mariotti di Montalto di Castro, dedito all’ allevamento della vacca maremmana allo stato brado, da anni amico e collaboratore di Broccatelli.
“Con lui mi piacerebbe ritrovare una filiera produttiva locale della carne qui ai Castelli”, confessa il padrone di casa. “Noi non siamo un quadretto del passato, ma ci sentiamo presidio del futuro”.

Sempre sulla scia del mangiare sano e locale, anche Elena Campolungo della Comunità di Capodarco di Grottaferrata, ha portato l’ esperienza maturata in tanti anni dalla fondazione come modello di recupero sociale attraverso l’ attività agricola ” Noi lavoriamo sull’ agricoltura biologica, usando prodotti locali, con una funzione sul disagio psichico, che ingloba e risana attraverso terapie cosiddette verdi. Includiamo cioè attraverso l’agricoltura, ma non solo fasce di disagio grave, anche i ragazzi “drogati” dallo smart phone, offrendo loro momenti di aggregazione sana e di comunità vissuta.”

A chiudere le riflessioni della tavola rotonda con un richiamo al pragmatismo è stato Giuseppe Calicchia,  sviluppatore del Verde pubblico su mandato del Ministro dell’ Ambiente e della Sicurezza, nominato a presiedere il relativo comitato di osservazione che annualmente riferisce al Ministero.

“Per tenere tutti uniti e vivi questi bellissimi progetti, ci vuole una matrice di sostenibilità economica. E come Ministero ci stiamo lavorando. A breve, anticipo che avremo una delegazione internazionale di imprenditori molto importanti per costruire un rapporto forte con i nostri. Un evento su cui non vi posso anticipare di più, ma voglio dirvi che ha ricevuto già 11 patrocini,  a testimonianza che si tratta di un’operazione veramente di valore”.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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