Luca Andreassi e la sfida dei rifiuti: «Differenziare non basta, va ripensato l’intero sistema» – Albano

Luca Andreassi, ex vicesindaco di Albano e professore a Tor Vergata, interviene sulla gestione dei rifiuti: recupero, tecnologia, dati e smart waste management

A poche ore dalla manifestazione che sabato 26 settembre ha attraversato Albano Laziale e raggiunto Ariccia contro il progetto dell’ilInceneritore di Santa Palomba, il tema della gestione dei rifiuti è tornato al centro del dibattito politico.

Il corteo, promosso dai comitati contrari all’impianto, ha interessato il centro di Albano e l’Appia fino ad Ariccia, in una nuova giornata di mobilitazione sul futuro del ciclo dei rifiuti di Roma e dell’area metropolitana.

Proprio poche ore prima, da un’altra prospettiva e con un approccio prevalentemente tecnico, sul tema è intervenuto Luca Andreassi, ex vicesindaco di Albano Laziale, ingegnere e professore associato all’Università di Roma Tor Vergata.

Andreassi insegna nel Dipartimento di Ingegneria dell’Impresa e la sua attività accademica comprende, tra gli altri ambiti, i sistemi energetici, le macchine a fluido e le problematiche legate all’impatto ambientale.

L’occasione è stata “Concreta”, la scuola politica e amministrativa organizzata da Azione Roma. Il primo appuntamento, tenutosi il 25 settembre, era dedicato proprio a “Raccolta, ruolo di AMA e decoro urbano”, mentre un secondo incontro, previsto il 2 ottobre, entrerà nel merito degli impianti, della chiusura del ciclo e del recupero di materia ed energia. Andreassi è tra i relatori di entrambi gli incontri.

Una riflessione, quella dell’ex vicesindaco di Albano, che prova ad allargare lo sguardo oltre la contrapposizione tra singole modalità di raccolta o singoli impianti, mettendo al centro la progettazione complessiva della filiera.

«Parlare di raccolta dei rifiuti a Roma, del ruolo di AMA e, più in generale, di decoro urbano significa, prima di tutto — e non solo a Roma — superare una semplificazione: il problema non è soltanto raccogliere meglio, ma progettare meglio l’intero sistema», ha osservato Andreassi.

Uno dei punti centrali riguarda la raccolta differenziata e, soprattutto, il modo in cui viene misurata la sua efficacia.

«Anche la percentuale di raccolta differenziata, da sola, dice poco. Possiamo differenziare molto, ma se la qualità dei materiali raccolti è scarsa o se mancano sbocchi industriali per il loro effettivo recupero, quella percentuale non si traduce necessariamente in economia circolare».

La questione, secondo Andreassi, va quindi spostata dalla semplice quantità di rifiuto separato alla sua effettiva capacità di tornare materia utilizzabile.

«La domanda non è soltanto quanto differenziamo, ma quanto materiale riusciamo realmente a recuperare e reimmettere nel ciclo produttivo».

Un passaggio particolarmente significativo riguarda ciò che accade dopo la raccolta. Perché il ciclo, evidenzia il professore di Tor Vergata, non termina nel momento in cui il cittadino conferisce correttamente plastica, carta, vetro o organico.

«Anche un sistema di raccolta perfettamente progettato può entrare in crisi se il sistema a valle non funziona. La raccolta differenziata, infatti, non si conclude quando il cittadino separa correttamente i rifiuti o quando il camion li raccoglie: da quel momento inizia un’altra filiera, fatta di selezione, trattamento, valorizzazione e mercato».

E proprio il mercato delle materie recuperate diventa, nella sua analisi, uno degli elementi decisivi.

«Se vengono meno gli sbocchi industriali, il materiale raccolto perde valore e rischia di accumularsi, mettendo sotto pressione impianti e capacità di stoccaggio. È quello che sta accadendo per la plastica, alle prese con una situazione di mercato resa più difficile dalla concorrenza di materiale vergine o riciclato proveniente da mercati extra-UE a costi più bassi».

Da qui quello che Andreassi definisce un vero e proprio paradosso: «Possiamo essere molto efficienti nel differenziare e, allo stesso tempo, avere difficoltà a valorizzare ciò che abbiamo differenziato».

Il rifiuto, dunque, non può essere considerato soltanto sotto il profilo della raccolta e del trasporto.

«Non è soltanto un problema logistico: è anche una questione industriale, economica e di mercato. E quando un anello della filiera si inceppa, gli effetti finiscono inevitabilmente per ricadere sull’intero sistema».

Andreassi entra quindi in uno dei dibattiti più frequenti anche nei Comuni dei Castelli Romani: cassonetti stradali o raccolta porta a porta?

Per il docente la domanda, posta in questi termini, rischia di essere troppo semplicistica.

«Non credo abbia molto senso chiedersi se sia meglio il cassonetto o il porta a porta. Non esiste un modello di raccolta universalmente migliore: il modello deve essere progettato in funzione del territorio, dei suoi quartieri, della densità abitativa, dei flussi di produzione dei rifiuti e delle caratteristiche urbanistiche».

Ed è qui che entra in gioco quello che Andreassi indica come “smart waste management”: una gestione dei rifiuti basata sempre più su tecnologia e informazioni.

Sensori, banche dati, sistemi GIS, digitalizzazione, intelligenza artificiale, previsione dei flussi e ottimizzazione dinamica dei percorsi possono diventare strumenti attraverso i quali organizzare un servizio capace di adattarsi alle caratteristiche dei territori e ai quantitativi realmente prodotti.

«Il futuro della raccolta non sarà necessariamente avere più cassonetti o più camion che circolano per la città, ma avere più informazioni per decidere dove, quando e come raccogliere».

Una prospettiva che, pur partendo dalla situazione di Roma e di AMA, presenta inevitabili punti di interesse anche per i Castelli Romani, dove negli ultimi anni i diversi Comuni hanno adottato modelli di raccolta differenti e dove il dibattito sul destino finale dei rifiuti è tornato prepotentemente di attualità proprio con il progetto dell’impianto di Santa Palomba.

Per Andreassi, quindi, la domanda da porre non è più soltanto «cassonetto o porta a porta?», ma una molto più ampia: «Come riprogettare l’intero sistema dei rifiuti sulla base dei dati, della tecnologia e delle caratteristiche reali della città?».

«È da qui — ha concluso — che, a mio avviso, dovrebbe partire una nuova stagione della gestione dei rifiuti a Roma e del ruolo di AMA».

Riflessioni sviluppate durante la scuola politica e amministrativa “Concreta” di Azione Roma, che Andreassi ha ringraziato «per l’iniziativa, la partecipazione e la passione» e che arrivano in giorni nei quali il tema del ciclo dei rifiuti è tornato ad avere un peso centrale anche nel dibattito dei Castelli Romani.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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