Parlare del Terminillo è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. E non solo per colpa della crisi che lo stringe in una morsa limitandone ogni velleità di sviluppo. Quindi risulta facile raccontare il passato, difficile testimoniare il presente e impossibile prevedere il suo futuro. Una crisi che parte da lontano ma che oggi si […]
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Parlare del Terminillo è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. E non solo per colpa della crisi che lo stringe in una morsa limitandone ogni velleità di sviluppo. Quindi risulta facile raccontare il passato, difficile testimoniare il presente e impossibile prevedere il suo futuro. Una crisi che parte da lontano ma che oggi si è accentuata per diverse ragioni smentendo negli anni i proclami roboanti per il suo rilancio delle varie amministrazioni che si sono succedute.
La situazione della crisi degli impianti del Terminillo, infatti, si sviluppa su due fronti critici ma strettamente correlati: le difficoltà finanziarie e gestionali imminenti per la stagione invernale e il blocco definitivo del grande piano di ampliamento TSM2.
Ad oggi, infatti, l’apertura stagionale della stazione sciistica è in forte dubbio a causa delle pesanti difficoltà economiche di Asm, l’azienda che da qualche anno gestisce le infrastrutture. In particolare mancano i fondi necessari per effettuare gli interventi di manutenzione obbligatori e propedeutici all’apertura delle piste. Tradotto in soldoni: un milione di euro.
Nonostante tutto il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, ha rassicurato che saranno utilizzati parte dei fondi del Tsm per salvare la stagione sciistica: una soluzione tutta da verificare e che al di là delle dichiarazioni non danno quelle certezze che gli operatori del Terminillo si aspetterebbero in questo periodo dell’anno. Ne sapremo certamente di più il prossimo 13 ottobre in sede di Commissione Controllo e Garanzia convocata per fare chiarezza sul piano di finanziamento ed evitare la chiusura.
La crisi strutturale e di lungo termine del Terminillo è stata sancita lo scorso mese di maggio quando la Regione Lazio ha negato la proroga della Valutazione di Impatto Ambientale (Via) richiesta dalla Provincia di Rieti per il maxi-comprensorio TSM2. Un diniego legato alla tutela ambientale.
Gli interventi previsti avrebbero impattato pesantemente su habitat naturali protetti e specie tutelate dall’Unione Europea. La Regione ha quindi rilevato un quadro conoscitivo totalmente mutato rispetto alle prime autorizzazioni del 2020.
Musica per le orecchie delle associazioni ambientaliste che hanno sempre definito il progetto “anacronistico e dannoso” alla luce della costante carenza di neve causata dal cambiamento climatico.
E il punto è proprio questo: ha senso in un contesto ormai acclarato spendere oltre 49 milioni di euro di cui solo venti finanziati dalla Regione Lazio e i circa trenta mancanti da reperire sul mercato convincendo i privati a sostenere un investimento di questa portata? Considerato che si fatica a trovarne uno per l’ordinaria manutenzione degli impianti la risposta viene da se.
Ma attenzione, però, il problema non riguarda solo il comprensorio del Terminillo con i suoi 9,4 km di piste e quattro impianti. In provincia infatti ci sono altre due stazioni sciistiche che hanno gli stessi problemi: quella di Campostella di Leonessa sul versante settentrionale del Terminillo che dispone di circa 14 km di piste e due seggiovie che non sempre hanno funzionato a pieno regime negli ultimi anni con conseguente deterioramento delle strutture.
L’altra è quella di Selvarotonda di Cittareale sulle pendici del Monte San Venanzio che rappresenta il secondo polo autonomo del Reatino con 11 km di piste e tre impianti. Tutti (temporaneamente) non funzionanti per diverse ragioni dal 2016 anno del terremoto.
Di fronte al mutamento climatico che rende sempre più rare le precipitazioni nevose a far discutere è la sostenibilità economica-finanziaria sia del progetto TSM2 (che prevede 10 nuovi impianti di risalita, 7 nastri trasportatori non fissi in galleria, 37 chilometri complessivi di nuove piste di sci alpino, 2 bacini di raccolta per impianti di innevamento programmato e 7 rifugi in legno) che di quelle esistenti.
Ad aumentare i dubbi è stato il report di Nevediversa 2026 di Legambiente che ha scattato una fotografia aggiornata sul censimento delle strutture sciistiche e ricettive in quota ai tempi della crisi climatica. Su Alpi e Appennini nel 2026 sono saliti a 273 gli impianti sciistici dimessi e a ben 247 il numero degli “edifici sospesi” censiti.
A questi numeri, il report Nevediversa affianca a livello nazionale anche quelli dei 106 impianti sciistici chiusi temporaneamente, i 98 che operano in una condizione mista di “apertura e chiusura”; e poi i 231 impianti che ad oggi sopravvivono grazie ai fondi pubblici.
Ed è proprio quello che sta accadendo al Terminillo: si prova a trovare fondi naturalmente pubblici per garantire la sopravvivenza stagionale e salvare la faccia a quei politici incapaci di mantenere le promesse fatte cinque anni prima in campagna elettorale proprio sul rilancio della ex “Montagna di Roma”.
Interventi spot che hanno unicamente l’obiettivo di garantire la stagione ma che dimostrano la mancanza di una reale visione sul futuro del Terminillo ad ogni livello istituzionale e imprenditoriale.
Aggrapparsi ai fondi pubblici per salvare il salvabile assomiglia più a una sorta di “accanimento terapeutico” che la giusta ricetta per rilanciare il Terminillo e riportarlo ai fasti di un tempo.
Per riuscirci, forse, basterebbe rendersi conto che la montagna sta cambiando e non ci si può più basare solo sul “sistema neve” per alimentare e sostenere il turismo montano.
Foto: (archivio) RietiLife ©
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