Ciampino, Consiglio comunale deserto e emergenza abitativa. De Rosa: «Servono case popolari e più programmazione»

La visita a sorpresa di una troupe di Rete 4 a caccia di malasanità negli uffici del comune di Ciampino e un consiglio comunale andato deserto per mancanza del numero legale: due episodi che hanno contrassegnato la settimana scorsa, quella che nelle intenzioni avrebbe dovuto significare la ripartenza della nuova stagione politica dopo la lunga pausa estiva. Domenica, la messa in onda del servizio che ha chiamato in causa in prima persona la sindaca Emanuela Colella, lunedì la cancellazione dell’assise in Sala Nenni, su esplicita richiesta del consigliere pentastellato Mauro Del Tutto. In quell’occasione – tramite Pec – l’esponente del M5Stelle aveva ravvisato come non fosse stato rispettato il termine statutario dei tre giorni liberi, quello cioè dei giorni “astrattamente intermedi”, che devono necessariamente intercorrere tra la comunicazione dell’avviso di seduta e la seduta stessa. Questo, a meno di sette mesi dal termine della consiliatura. «La maggioranza non ha formalmente addotto alcuna motivazione, semplicemente non si sono presentati in appello», afferma Francesca De Rosa, consigliera di Diritti in Comune, che nell’intervista fa il punto sulla situazione in città.

Il primo consiglio comunale dopo la pausa estiva è andato deserto: cosa è successo?

Il Consiglio Comunale è stato disertato dalla maggioranza. Diritti in Comune era presente e pronta a discutere i punti all’odg. La maggioranza Colella ha invece deciso di far mancare il numero legale per evitare il rischio di annullamento della seduta per una convocazione errata, a quanto pare. È successo già una volta e sono stati costretti a convalidare successivamente tutti gli atti. Basterebbe solo un po’ di attenzione nella programmazione dei lavori istituzionali, ma questa amministrazione sembra rincorrere sempre le contingenze senza ragionare delle conseguenze.

Al prossimo consiglio presenterete la vostra mozione su questione abitativa ed edilizia popolare: esiste un’emergenza abitativa a Ciampino?

A Ciampino il “problema casa” è evidente da alcuni fattori: intanto la crescita costante del numero di domande di casa popolare. Oggi la graduatoria conta circa 570 domande, di cui oltre 400 ammesse. In secondo luogo il problema è evidente dall’aumento del costo degli affitti: siamo la città con gli affitti più alti dei Castelli Romani, per diverse ragioni, ma come cittadini subiamo l’abbassamento dei salari come tutto il resto del territorio e sempre più famiglie lavoratrici sono costrette ad andare a vivere altrove.

E per quanto riguarda gli sfratti?

Gli sfratti sono piuttosto contenuti, ma solo perché spesso le persone preferiscono andare via da sole, appena capiscono che non riescono a pagare più il canone di locazione, per non dover affrontare lo stress, lo stigma e la trafila burocratica di un procedimento di sfratto. Ma questo capita anche perché le persone iniziano a rivolgersi ad associazioni di tutela degli inquilini, che riescono ad attivare procedure che possono andare dalla mediazione con le istituzioni fino al picchetto anti-sfratto (pensiamo al periodo dopo il Covid). Credo sia molto importante. Guardiamo alla Spagna e al caso della signora Maricarmen venuta a mancare mercoledì: senza la mobilitazione degli inquilini non avremmo il dibattito che in Spagna porterà inevitabilmente al cambio delle norme.

Tornando alla vostra mozione?

In questo contesto, la mozione che presentiamo a Ciampino riguarda l’ampliamento del patrimonio abitativo comunale, ovvero le case popolari, ma a consumo di suolo zero. L’Istat ci dice che a Ciampino il 10% delle abitazioni complessive sono sfitte. Non è una percentuale enorme rispetto al resto della provincia, ma è sufficiente per sapere che il Comune può acquisire a patrimonio pubblico alcuni immobili. Ne basterebbero davvero pochi per far scorrere la graduatoria, soprattutto quelli di dimensioni molto grandi o molto piccole. I Comuni hanno diversi strumenti per acquisire patrimonio abitativo, a partire dall’acquisto sul mercato. Sarebbe un investimento utile e necessario: in questa città servono case popolari e serve averle senza consumare altro suolo!

Spesso l’emergenza abitativa viene considerata come semplice questione di ordine pubblico…

Se la destra – perchè di loro parliamo – insiste sull’aspetto dell’ordine pubblico, è perché molto spesso le destre fanno gli interessi degli speculatori e dei fondi immobiliari, per cui serve una distrazione rispetto agli affitti elevati, il caro-vita, la carenza di case popolari. Ma anche il centrosinistra è responsabile del problema. La retorica della rigenerazione urbana spesso va nella stessa direzione, ovvero quella di favorire il profitto di pochi grandi investitori. E penso al recente caso di Spin-Time a Roma: se la destra insiste sul pugno di ferro senza avere uno straccio di soluzione, la giunta Gualtieri porta la colpa della sua inettitudine di fronte a quello sgombero, è proprio l’amministrazione capitolina a favorire gli investimenti dei fondi “senza cuore”.

DiC continua a denunciare la cementificazione del territorio ma quali risposte avete avuto dall’amministrazione?

L’amministrazione Colella è sorda ad ogni istanza di tutela del territorio. La vicenda della Folgarella è emblematica della modalità con la quale si gestisce l’urbanistica e l’ambiente in questa città. Da via Reverberi fino alla ormai ex vigna di via Franchi, si è sostanzialmente derogato alla pianificazione urbanistica prevista dal Piano Regolatore. Una pianificazione che necessariamente va aggiornata perché frutto di altri tempi e di altre visioni ma che tuttavia conserva alcuni principi in tema di dotazioni urbanistiche. Pensando al caso specifico, per esempio, si prevedevano 50.000 mq di standard da cedere al pubblico. Ha conseguenze ambientali e sociali totalmente differenti realizzare un Parco o prevedere un’aiuola in mezzo a un centro commerciale. Ancora adesso questa amministrazione ragiona, per Ciampino, prevalentemente in termini di crescita: più abitanti, più case, più valore immobiliare, ma pochi e insufficienti servizi.

Per riprendere un post di Dic, da quali proposte “prenderete la rincorsa” per il 2027?

Le proposte di Diritti in Comune nascono dalla conoscenza del territorio e dalla necessità di rispondere ai bisogni di cittadine e cittadini e sono funzionali a ribadire un metodo di governo e a ristabilire le priorità che questa città dovrebbe affrontare: verde pubblico e rinaturalizzazione dei fossi, revisione del Piano Regolatore verso il consumo di suolo zero, rifunzionalizzazione di spazi pubblici per la collettività, revisione della mobilità cittadina, difesa del diritto alla salute e tutela del diritto all’abitare. Abbiamo una visione della città orientata alla tutela ambientale e alla riduzione delle disuguaglianze in saldo collegamento con i temi dell’urbanistica, che non è una questione tecnica per pochi addetti ai lavori, ma la soluzione politica per i problemi reali di tutti i giorni. La ‘rincorsa’ la prendiamo, ancora una volta, dal Parco del Muro dei Francesi perché al suo interno racchiude e sintetizza la nostra visione della città: un grande parco, fruibile dalla cittadinanza, rappresenta da un lato la salvaguardia ambientale e dall’altro una risorsa sociale irrinunciabile. E dal fallimento di questa amministrazione e dalla necessità di costruire un perimetro politico alternativo a chi fino ad ora ci ha governato. Le elezioni comunali sono un periodo di promesse e buoni propositi, che però rimangono sulla carta se si muovono sulle gambe di chi fino ad ora ha agito perseguendo interessi opposti a quelli della collettività.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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