Albano Laziale ha celebrato il Venerabile Ludovico Altieri: morì per salvare i cittadini albanensi dal colera. Ferrarini: “Un esempio per tutti”

Per Albano Laziale, la proclamazione della venerabilità è motivo di orgoglio, gratitudine e rinnovato impegno: custodire l’esempio di un pastore che, di fronte alla sofferenza, non scelse la fuga, ma la presenza

Giovedì 15 ottobre, Albano Laziale ha vissuto una giornata di grande gioia e profonda gratitudine, destinata a lasciare un segno nella storia della comunità diocesana e cittadina. Nella Cattedrale di San Pancrazio Martire si è tenuta la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, durante la quale è stato letto il Decreto di Venerabilità del Servo di Dio, il Cardinale Ludovico Altieri, vescovo di Albano dal 1860 al 1867.

Un momento di intensa spiritualità e di memoria condivisa, che ha riportato al centro la figura di un uomo e pastore capace di trasformare la propria vocazione in una testimonianza concreta di carità, fino al dono della vita.

Nell’omelia, il Cardinale Semeraro ha ripercorso la vicenda umana e spirituale di Altieri, sottolineando come il cuore della sua santità risieda nella disponibilità a mettere la propria esistenza al servizio degli altri. Nato a Roma nel 1805, appartenente a una nobile famiglia, Ludovico Altieri intraprese una brillante carriera ecclesiastica e diplomatica: fu nunzio apostolico a Vienna, cardinale e titolare di importanti incarichi nella Curia romana. Nel 1860 venne nominato Vescovo di Albano, assumendo un ministero pastorale che avrebbe trovato il suo compimento più alto negli ultimi giorni della sua vita.

Fu nell’agosto del 1867, quando Albano venne colpita da una devastante epidemia di colera, che la sua testimonianza raggiunse il culmine. Mentre la paura spingeva molti ad allontanarsi dalla città, Altieri scelse di rimanere accanto alla popolazione, assistendo i malati, confortando i sofferenti e amministrando i sacramenti. Consapevole dei rischi, non si sottrasse alla propria responsabilità di pastore e contrasse egli stesso il morbo, morendo l’11 agosto 1867.

«Adesso è colà il mio posto», ricordò il Cardinale Semeraro citando le parole attribuite ad Altieri nel momento in cui decise di raggiungere la popolazione colpita dall’epidemia. Una frase che racchiude il senso profondo della sua missione: esserci, soprattutto quando la presenza diventa difficile e pericolosa.

Nell’omelia, il Prefetto ha richiamato anche una significativa espressione emersa durante la ricostruzione della vicenda: «Mentre le carrozze dei ricchi fuggivano da Albano, la carrozza del Vescovo andava contro corrente». Un’immagine potente, che restituisce la radicalità della scelta di Altieri e la sua volontà di non abbandonare il popolo affidato alle sue cure.

Non a caso, come ha sottolineato Semeraro, fu proprio la voce della comunità di Albano, che accompagnò la salma del suo vescovo chiamandolo «martire di carità», a rappresentare un elemento decisivo nel cammino della sua causa. Una fama di santità nata dal ricordo riconoscente di una popolazione che aveva visto nel proprio pastore non soltanto una guida spirituale, ma un uomo disposto a condividere fino in fondo la sofferenza dei suoi concittadini.

La venerabilità di Ludovico Altieri, riconosciuta da Papa Leone XIV con il decreto autorizzato il 23 marzo 2026, si inserisce nel percorso ecclesiale dedicato all’offerta della vita, riconoscendo il valore di una testimonianza nella quale l’amore per il prossimo si è tradotto in una scelta radicale e concreta.

Particolarmente significative sono state le parole di benvenuto rivolte all’inizio della celebrazione dal Vescovo di Albano, S.E.R. Mons. Vincenzo Viva:
«La voce paterna del Card. Altieri, che ricordiamo questa sera, è il segno di un Padre che ha offerto la sua vita fino alla morte per la sua città, assistendo i malati e senza risparmiarsi accanto ai poveri. Perché la sua straordinaria testimonianza sia riconosciuta sempre più e preghi a favore dei fedeli».

La celebrazione ha rappresentato anche un’occasione per rinnovare il legame tra la città e una figura che appartiene profondamente alla sua storia. La vicenda di Altieri parla ancora oggi alla comunità civile e religiosa, ricordando che il valore di una persona e di un’istituzione si misura anche nella capacità di non lasciare indietro chi soffre, di farsi prossimi e di assumersi responsabilità nei momenti più difficili.

Ha partecipato alla cerimonia anche il sindaco di Albano Laziale Massimo Ferrarini, affiancato dal vicesindaco Sauro Sinapi e dalle autorità militari cittadine. Il primo cittadino ha ricordato come «la giornata rappresenta un momento di grande significato per Albano Laziale. La figura del Cardinale Ludovico Altieri è parte della nostra memoria collettiva e ci consegna un messaggio di straordinaria attualità: quello di una comunità che sa riconoscersi nei valori della solidarietà, della vicinanza e dell’attenzione verso chi è più fragile. La sua scelta di restare accanto alla popolazione durante l’epidemia di colera – ha dichiarato Ferrarini – è una testimonianza che onora la storia della nostra città e costituisce un esempio per le nuove generazioni. Come Amministrazione comunale, sentiamo il valore di questa eredità e l’importanza di custodirla e trasmetterla».

La storia del Cardinale Ludovico Altieri non è soltanto il ricordo di un evento lontano nel tempo, ma una testimonianza che continua a interrogare il presente. Come ha ricordato il Cardinale Semeraro, la vita diventa pienamente dono quando si è pronti a metterla a disposizione degli altri.

Per Albano Laziale, la proclamazione della venerabilità è dunque motivo di orgoglio, gratitudine e rinnovato impegno: custodire l’esempio di un pastore che, di fronte alla sofferenza, non scelse la fuga, ma la presenza; non la distanza, ma la vicinanza; non la paura, ma la carità.

Una testimonianza che continua a vivere nella memoria della città e nel valore universale del servizio al prossimo.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

Da