Velletri, aquila minore colpita da pallini da caccia: soccorsa dalle Guardie Zoofile Kronos, è morta nonostante le cure. La denuncia di Conidi
Uno splendido esemplare di aquila minore (Hieraaetus pennatus) è giunto nelle amorevoli mani dei volontari delle Guardie Zoofile Prefettizie Kronos – Sezione Castelli Romani. dopo la segnalazione di un cittadino. Un animale maestoso, silenzioso, parte di quel patrimonio naturale che attraversa i nostri cieli durante i periodi di migrazione. Purtroppo, la sua storia si è conclusa nel modo più doloroso: non per una malattia, ma per le ferite provocate dai pallini di un fucile da caccia.
L’animale è stato recuperato dalle Guardie Zoofile e, con la massima tempestività, trasportato presso una clinica veterinaria di Velletri, lo stesso Comune in cui era stato ritrovato. L’intervento immediato ha permesso di effettuare una radiografia e di prestare le prime cure, comprese le medicazioni esterne. Proprio l’esame diagnostico ha rivelato la gravità della situazione: nel corpo dell’aquila erano presenti pallini da caccia.
L’esemplare è stato quindi consegnato al Centro Recupero Fauna Selvatica della LIPU di Roma, struttura che ogni anno accoglie, cura e cerca di riabilitare numerosi animali selvatici, con l’obiettivo di restituirli alla libertà. Purtroppo, nonostante il tempestivo soccorso e le cure ricevute, le condizioni cliniche dell’aquila erano troppo compromesse e l’animale è deceduto.
«Questa vicenda impone anche una riflessione che spesso viene evitata: non sempre salvare un animale selvatico significa salvarlo davvero. Per un rapace, l’ala non è un dettaglio anatomico: è la condizione stessa della vita. Un’aquila che non può volare, cacciare, migrare e difendere il proprio territorio non è un animale “salvato”: è una creatura condannata a un’esistenza innaturale, chiusa per sempre in una voliera. Chi possiede un minimo di sensibilità ecologica sa che una simile prospettiva non è compatibile con la dignità di un animale selvatico», commenta il comandante Giuseppe Conidi.
«Il vero obiettivo del recupero faunistico non è trattenere in vita un animale a qualsiasi prezzo, ma restituirgli la possibilità di vivere da animale selvatico. Quando ciò non è più possibile, la scelta più responsabile può essere anche la più dolorosa. Il senso dei centri di recupero, infatti, è curare, riabilitare e rilasciare gli animali in natura, nella totale libertà, e non condannarli alla detenzione a vita.
Questa aquila non è un caso isolato. Ogni primavera e ogni estate moltissimi animali selvatici sono vittime di incidenti, collisioni, elettrocuzioni, avvelenamenti, ma anche di atti di pura cattiveria umana. Tra questi, troppi portano nel corpo i segni di proiettili sparati senza alcuna necessità e senza alcun rispetto.
Chi usa un’arma da fuoco deve avere piena consapevolezza di ciò che ha davanti. Non saper distinguere in cielo un rapace protetto da un tordo o da un piccione non è solo ignoranza: è una condizione di pericolosità. Chi spara per puro gusto ludico, senza valutare le conseguenze dei propri gesti, provoca danni che non si limitano alla morte di un singolo animale.
Il valore di una vita selvatica è di fondamentale importanza. L’aquila minore è una specie tutelata e l’Italia rappresenta spesso una terra di passaggio durante i suoi spostamenti migratori. Per tale motivo, oltre ai Carabinieri Forestali, abbiamo trasmesso la notizia anche all’ISPRA, in particolare all’Area Avifauna Migratrice.
La sua morte non è dunque soltanto la perdita di un esemplare: è la frattura di un anello di un ecosistema che già fatica a mantenersi equilibrato.
I predatori sono parte essenziale della natura. Regolano le popolazioni, contribuiscono agli equilibri ecologici e raccontano la salute di un territorio. Eliminarli per ignoranza, paura o divertimento significa impoverire l’ambiente che tutti ereditiamo e che dovremmo consegnare intatto alle generazioni future.
La nostra aquila non ha potuto tornare in cielo. Ma la sua morte deve almeno servire a ricordare una verità semplice: la natura non è un bersaglio», conclude Conidi.
