La Corte d’Appello di Roma ha emesso una sentenza definitiva in ordine ad una battaglia giudiziaria durata quasi dieci anni: alla moglie, una donna di quasi ottanta anni, di un operaio ex meccanico Cotral di Viterbo è stato riconosciuto il diritto alla rendita ai superstiti e alle ulteriori prestazioni previste dalla legge, per un valore […]
La Corte d’Appello di Roma ha emesso una sentenza definitiva in ordine ad una battaglia giudiziaria durata quasi dieci anni: alla moglie, una donna di quasi ottanta anni, di un operaio ex meccanico Cotral di Viterbo è stato riconosciuto il diritto alla rendita ai superstiti e alle ulteriori prestazioni previste dalla legge, per un valore economico complessivo stimato dall’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni in circa 200mila euro.
La sentenza, oggi definitiva, ha ribaltato una precedente decisione, riconoscendo il collegamento tra l’esposizione all’amianto e la malattia che aveva provocato la morte del lavoratore. Determinante è stata la consulenza tecnica, che ha individuato proprio nel periodo di servizio presso COTRAL l’esposizione responsabile della patologia.
L’uomo aveva lavorato per 24 anni, dal 1976 al 2000, nella manutenzione dei mezzi COTRAL, in particolare sulla linea Roma–Viterbo. Ogni giorno interveniva su freni, guarnizioni e componenti meccaniche contenenti amianto, lavorando materiali che liberavano fibre e polveri nell’aria delle officine; all’inizio del 2016 erano comparsi i primi problemi respiratori, accompagnati da forte stanchezza e perdita di appetito. Gli accertamenti avevano rivelato un carcinoma neuroendocrino polmonare
La Corte ha ribadito anche un principio importante per tutte le vittime dell’amianto: quando è accertata l’esposizione professionale e la malattia rientra tra quelle riconosciute dalla normativa, non spetta ai familiari dimostrare che il tumore non abbia avuto altre cause. È l’INAIL a dover fornire un’eventuale prova contraria.
«Questa vicenda racconta la determinazione di una donna che non ha accettato che la morte del marito restasse priva di un riconoscimento. Una donna che, dopo aver condiviso una vita con il suo compagno, ha scelto di difenderne la memoria e i diritti, affrontando un percorso giudiziario lungo e complesso – dichiara l’avvocato Bonanni –. È una storia che richiama l’attenzione anche sui rischi ai quali sono stati esposti per decenni i lavoratori della manutenzione automobilistica e ferroviaria, spesso a contatto con materiali contenenti amianto, le cui conseguenze sulla salute possono manifestarsi molti anni dopo».
Redatto senza utilizzo dell’A.I.
