Mattarella: no all’indifferenza verso i giovani

ROMA – “Celebriamo l’intraprendere. L’impresa, dalla quale deriva il lavoro, base della nostra comunità, sancita dai valori costituzionali. Dal proposito di assumere iniziativa, di lavorare, di ricostruire, di realizzare, in libertà e solidarietà, nasce il miracolo di ottanta anni di vita della Repubblica fatto di traguardi sociali ed economici che hanno reso dell’Italia del dopoguerra […]

ROMA – “Celebriamo l’intraprendere. L’impresa, dalla quale deriva il lavoro, base della nostra comunità, sancita dai valori costituzionali. Dal proposito di assumere iniziativa, di lavorare, di ricostruire, di realizzare, in libertà e solidarietà, nasce il miracolo di ottanta anni di vita della Repubblica fatto di traguardi sociali ed economici che hanno reso dell’Italia del dopoguerra un protagonista a livello mondiale”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che questa mattina ha ospitato al Quirinale la cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro” ai Cavalieri del Lavoro nominati il 2 giugno 2026.

Ricordato che “l’impresa diffusa è motore dello sviluppo delle nostre comunità” ma anche “contrasto sostanziale allo spopolamento e alla rarefazione di servizi che, non da oggi, caratterizza le aree interne del nostro Paese, in un rincorrersi di effetti distruttivi che occorre contrastare con politiche efficaci”, il Capo dello Stato ha lodato i Cavalieri del Lavoro, “protagonisti e immagine di questa realtà” e salutato in modo “particolarmente intenso” i giovani Alfieri che hanno iniziato gli studi universitari.

La cerimonia annuale “rappresenta un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza, o almeno la naturale trasmissione tra giovani e adulti che è vitale per costruire il futuro. I valori del lavoro – ha ricordato Mattarella – sono, del resto, alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme. È nella coesione – ha sottolineato il Capo dello Stato – che una società cresce meglio e di più”.

“Le prospettive dei giovani sono cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita”, ha aggiunto il Presidente. “Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell’impegno a progettare il futuro. In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili”, ha annotato Mattarella. “Dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno. Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi adeguatamente realizzare”.
“La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione”, ha rimarcato Mattarella. “Si tratta di una questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”.

Le imprese, ha detto ancora, “generano valore ma non fanno tutto da sole. Hanno bisogno di un terreno fertile nel quale far maturare i progetti. E centrale è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno”. Dunque “occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più – ha osservato – in questi tempi così tumultuosi e incerti. Insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l’insicurezza delle rotte marittime, rincari dell’energia che ne sono derivati e che alimentano l’inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita, con cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”.

Quello dei monopoli “è tema che si ripropone periodicamente – ora in nuovi ambiti come quelli delle tecnologie satellitari e dell’intelligenza artificiale – e su cui è tutt’altro che improprio riflettere, visto il peso crescente che hanno assunto nella nostra vita quotidiana” ha aggiunto Mattarella prima di citare Luigi Einaudi secondo cui “i monopoli sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze, indicandoli “come origine più profonda e vera dei mali sociali”. Il controllo dei monopoli è, cioè, libertà, e le norme nazionali e comunitarie servono a questo scopo. I fattori esogeni e il loro impatto richiamano ancora di più l’attenzione degli imprenditori a visioni lungimiranti. Diversamente, gli aspetti di vulnerabilità della nostra economia, messi in evidenza recentemente dal Centro studi di Confindustria, dal costo dell’energia, all’inflazione, ai bassi salari, al deficit complessivo di produttività, sono destinati a influire con effetti pesantemente negativi”.

“La prospettiva, anche quanto a dimensioni – ne siamo ben consapevoli- è quella europea”, ha ribadito ancora una volta il Capo dello Stato. “È la crescente integrazione dell’Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati”.
L’Europa “è cultura, coscienza, ideali, e si nutre dei motori che la spingono dall’interno delle società e delle economie”.
Mattarella ha quindi affermato che “nelle fasi di incertezza occorre il coraggio dell’innovazione. Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa, della nostalgia “del bel tempo andato” che non può tornare, ammesso che effettivamente esistesse. Il tempo dell’innovazione richiede certamente coraggio e visione del futuro. Molte imprese dimostrano di non avere timore e, in questo atteggiamento rendono un servizio al Paese che deve sapientemente saperle accompagnare in questo sforzo”.

“Lo sviluppo del futuro richiede sostenibilità economica, ambientale, sociale”, ha detto il Presidente in un altro passaggio del suo intervento, durante il quale ha anche affermato che “la protezione sociale e il welfare sono parte essenziale dello sviluppo: l’inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo”.
“Nei momenti difficili bisogna porre le basi di nuove, migliori stagioni”, ha concluso Mattarella. “A questo siamo oggi chiamati”.

Da