A Rieti più pensionati che giovani: quando parlare di futuro e occupazione è complicato – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

Come ogni anno, per il tessuto industriale di Rieti si annuncia il solito autunno caldo conseguenza di una fortissima sofferenza economica e occupazionale. Sebbene la provincia sia stata riconosciuta come Area di Crisi Industriale Complessa fin dal 2011 per contrastare il declino dell’elettronica e della componentistica, i recenti sviluppi registrano nuove e pesanti vertenze aziendali. […]
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Come ogni anno, per il tessuto industriale di Rieti si annuncia il solito autunno caldo conseguenza di una fortissima sofferenza economica e occupazionale.

Sebbene la provincia sia stata riconosciuta come Area di Crisi Industriale Complessa fin dal 2011 per contrastare il declino dell’elettronica e della componentistica, i recenti sviluppi registrano nuove e pesanti vertenze aziendali. La crisi colpisce in modo trasversale storici marchi locali e multinazionali.

L’ultima di una lunga serie di emergenze è quella che sta riguardando la EDA Industries. L’azienda sta affrontando una grave crisi finanziaria. La direzione ha annunciato il ricorso al concordato preventivo in continuità e alla cassa integrazione straordinaria, mettendo a forte rischio circa 100 posti di lavoro. I sindacati e il Comune di Cittaducale hanno chiesto urgentemente l’attivazione di un tavolo istituzionale in Regione.

Con l’obiettivo, però, di evitare quanto accaduto per Bdtronic e Imr due realtà metalmeccaniche e della componentistica che continuano a trascinarsi dietro lunghi e difficili tavoli di negoziazione in sede sindacale e datoriali per evitare la riduzione del personale.

Così come per la Aartee (ex Liberty Magona) un’altra crisi storica in cui i circa 20 lavoratori rimasti vivono da anni in regime di cassa integrazione, legati alle sorti e alle difficili discussioni aperte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Queste sono le principali vertenze attualmente aperte che non devono però far dimenticare storiche vicende sindacali ma aiutare a tenere alta l’attenzione anche su quelle multinazionali presenti le cui riorganizzazioni strategiche globali sollevano timori sull’andamento della produzione e sugli investimenti di stabilizzazione.

Nonostante l’impegno dei sindacati e delle istituzioni negli ultimi anni il Nucleo industriale ha perso migliaia di posti di lavoro e gli ultimi dati consultabili ci parlano di circa 4.000 addetti impiegati in diverse aziende manifatturiere e di servizi.

Forza lavoro più che dimezzata rispetto agli anni d’oro di una area produttiva alle pendici del Terminillo che ha rappresentato il motore economico del Reatino, garantendo occupazione, stabilità e benessere diffuso con importanti ricadute per il territorio.

Purtroppo però gli incentivi stanziati negli anni attraverso i decreti ministeriali non sono riusciti a produrre un reale ricambio occupazionale stabile dopo la fuga delle multinazionali degli anni ’80 e ’90 dando il via al declino del Nucleo industriale.

Oggi, infatti, con la progressiva perdita di aziende storiche e quindi di posti di lavoro, molte famiglie hanno visto diminuire il proprio potere d’acquisto. E a pagarne il prezzo, in una sorta di circolo vizioso, sono state le attività commerciali e i negozi di vicinato con conseguente desertificazione del centro cittadino.

Non solo, ma tantissimi giovani senza più una prospettiva lavorativa, sono stati costretti a lasciare Rieti per costruirsi un futuro altrove. In molti casi anche lontano dall’Italia. Una crisi che per il nostro fragile territorio è stata acuita dal 2016 da eventi naturali drammatici, dal Covid e dai risvolti dei conflitti bellici degli ultimi 5 anni.

Per questo motivo è importante tenere accesi i riflettori sul Nucleo industriale e ascoltare il grido di dolore delle piccole e medie imprese reatine le cui aspettative sono messe a dura prova dall’alto costo dell’energia e dalle incertezze dei mercati esteri.

Ed è proprio per questo motivo che istituzioni, associazioni di categoria e Consorzio industriale – ognuno per le proprie competenze – sono chiamati a trovare soluzioni e nuove prospettive che però vadano ben oltre la convocazione del solito tavolo istituzionale di facciata.

Solo attraverso un serio piano di rilancio del Nucleo industriale si potranno non solo salvaguardare gli attuali posti di lavoro ma forse crearne di nuovi. In altre parole serve una vera politica di sviluppo che punti con forza a risollevare le sorti di un tessuto industriale che, come abbiamo detto, sta attraversando una fase di grandissima difficoltà.

Magari evitando di commettere gli errori del passato. Molte aziende locali, infatti, sono nate e rimaste strutturate come strettamente dipendenti da un unico grande cliente, risultando di conseguenza molto fragili agli choc di mercato. Per questo la crescita dell’università può essere importante per generare professionalità e lavoro di qualità per mettersi al passo con le nuove richieste di mercato.

Un obiettivo che stride con la realtà fotografata dall’Istat: il tasso di crescita della popolazione reatina è negativo nel senso che ci sono più decessi che nascite. Gli anziani superano di gran lunga i giovani con conseguente aumento dei redditi da pensione mentre sono diminuite le persone in età di lavoro. Per questo lo sforzo deve essere doppio. In un contesto del genere parlare di futuro e occupazione risulta estremamente complicato.

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Fonte: www.rietilife.com — Rieti

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