Ad una settimana dalle violenze e dai saccheggi di Milano da parte di giovani perlopiù minorenni, che si spera non siano replicati, vanno fatte due riflessioni. La prima è sull’impreparazione in cui il Governo si è fatto trovare, opponendo a migliaia di manifestanti uno sparuto gruppo di poliziotti oggettivamente non in grado di fronteggiare le […]
Ad una settimana dalle violenze e dai saccheggi di Milano da parte di giovani perlopiù minorenni, che si spera non siano replicati, vanno fatte due riflessioni.
La prima è sull’impreparazione in cui il Governo si è fatto trovare, opponendo a migliaia di manifestanti uno sparuto gruppo di poliziotti oggettivamente non in grado di fronteggiare le frange violente.
La seconda è che se la violenza non è mai giustificabile e va frenata con fermezza, questo non significa che la repressione sia la risoluzione del problema.
Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza, così commenta:
“Ma chi mai l’avrebbe potuto dire? Chi mai poteva aspettarselo? Eh già, perché guardare a quello che stava succedendo in Francia già da qualche giorno era troppo faticoso. O davvero qualcuno credeva che l’Italia fosse una sorta di isola felice?
Da anni Laboratorio Adolescenza segnala, frutto del nostro osservatorio annuale sugli stili di vita degli adolescenti, che i giovani sono sempre più sfiduciati, guardano il futuro come una minaccia e non come un’opportunità, vivono un malessere individuale che si somatizza in disturbi crescenti che vanno dall’insonnia, all’ansia, alla tristezza, alla depressione.
Materiale esplosivo, e non era difficile capire e prevedere che sarebbe bastata una qualunque miccia per farlo detonare. Fino a qualche anno fa si è resistito consumando le “riserve” che le famiglie, in anni ben diversi, avevano messo da parte, ma adesso sono finite. Il “non arrivare a fine mese” non è uno slogan, ma una drammatica realtà che riguarda un numero costantemente crescente di famiglie, anche quelle che solo pochi anni fa non si sarebbero mai potute immaginare una situazione del genere. Così come tutti, pochi anni fa, non ci saremmo potuti immaginare di essere alle porte di una guerra che appare sempre più probabile. E quando si percepisce di non avere un futuro, di non avere speranze, si esplode.
Se all’ennesimo decreto sicurezza non si affianca (meglio sarebbe stato farla precedere) una analisi delle cause che hanno fatto da brodo di coltura a questa violenza e una strategia per intervenire, ma la soluzione viene identificata – come propone il ministro della giustizia – nell’aumentare gli spazi carcerari per i minori, non andremo da nessuna parte“.
“Accanto a queste ragioni, per così dire “strutturali” – aggiunge Carlo Buzzi, Responsabile dell’area sociologica di Laboratorio Adolescenza – oggi abbiamo anche un altro fenomeno che influenza queste esplosioni collettive. Mi riferisco alla crisi dei processi socializzativi intergenerazionali che lasciano spazio all’imporsi di valori e modelli comportamentali dominanti – si pensi ai conflitti internazionali a livello globale e ai vari sovranismi a livello politico – che disattendono le regole della convivenza civile”.
“Da ricercatori sociali – conclude Maurizio Tucci – purtroppo siamo abituati al disinteresse con cui i decisori politici trattano le nostre analisi (e non mi riferisco solo a Laboratorio Adolescenza e Istituto IARD), ma è intollerabile che difronte a ciò che è successo qualcuno si finga meravigliato. Era tutto scritto e chi monitora da anni il “bradisismo” interno all’adolescenza lo stava segnalando da tempo”.
