Da Velletri a Oslo, passando per Lampedusa: il viaggio di Gianluca Lopez tra pace, cultura e natura con ECHO e Ambelebù

Da Velletri a Oslo, passando per Lampedusa: Gianluca Lopez racconta ECHO – Shared Peace e i progetti educativi di Ambelebù al lago di Nemi

Un percorso personale e professionale che attraversa Paesi e continenti, dalle profondità del mare alle pagine di un libro senza parole, fino ai progetti educativi immersi nella natura dei Castelli Romani. È la storia di Gianluca Lopez, che vive e lavora ai Castelli Romani e che, attraverso la nascita di ECHO – Shared Peace e le attività dell’associazione culturale Ambelebù, ha trasformato le proprie esperienze di vita in iniziative dedicate alla pace, alla solidarietà, alla cultura e all’educazione.

«La mia storia parte da lontano – racconta Gianluca Lopez – dagli anni di lavoro come sommozzatore professionista in diversi Paesi del mondo, anche in contesti segnati dalla povertà e dalla fame, fino all’esperienza vissuta a Lampedusa, dove il confronto con le tragedie del Mediterraneo ha contribuito a far nascere l’idea di realizzare un Silent Book dedicato alla pace.

Da quell’intuizione è nato ECHO – Shared Peace, ideato da me e illustrato da Vittorio Marcello. Il libro è arrivato anche a Oslo, dove Anita Berge, professionista legata alla Fabel Silent Book Library, lo ha recensito su Read Silent Books e mi ha invitato nella capitale norvegese.

Un passaggio importante per un progetto indipendente nato dal territorio dei Castelli Romani e capace di raggiungere una realtà internazionale specializzata nei libri senza parole.

Parallelamente, attraverso Ambelebù, stiamo portando avanti un progetto educativo e ambientale nell’area di Meleto Grande, presso il lago di Nemi: un terreno recuperato e trasformato progressivamente in uno spazio dedicato alla natura, alle attività all’aperto e all’apprendimento attraverso l’esperienza.

Sono molto felice di raccontare come sono nati e si sono sviluppati questi percorsi, perché credo che la loro storia possa offrire uno spunto interessante per i lettori della vostra testata, che ringrazio anticipatamente».

 Una vita sott’acqua, dai cantieri internazionali alla Costa Concordia

«Sono diventato istruttore subacqueo a 21 anni, occupandomi anche della formazione di persone con disabilità. In seguito ho conseguito la qualifica di palombaro a Ravenna e mi sono specializzato in Scozia.

La mia professione mi ha portato a lavorare per importanti imprese del settore delle immersioni professionali, partecipando a interventi tecnici in diversi Paesi e in contesti operativi molto differenti. Ho lavorato in cantieri subacquei di alto e basso fondale, affrontando operazioni complesse che richiedevano preparazione, disciplina e capacità di lavorare in squadra.

Tra le esperienze più significative della mia carriera c’è stata la partecipazione alle operazioni legate al recupero della *Costa Concordia*, uno degli interventi marittimi più complessi degli ultimi anni.

Il lavoro mi ha portato anche in Paesi come Egitto, Nigeria e Libia, dove ho incontrato realtà segnate dalla povertà, dalla fame e da condizioni di vita estremamente difficili.

Sono esperienze che cambiano lo sguardo: dietro le differenze geografiche e culturali emergono bisogni umani essenziali, ma anche dignità, speranze e desideri di futuro che accomunano le persone.

Viaggiare per lavoro e confrontarmi con situazioni tanto diverse mi ha aiutato a comprendere quanto le opportunità siano distribuite in modo diseguale nel mondo. Non sono state soltanto esperienze professionali: hanno contribuito a formare il mio modo di vedere le persone e il valore della solidarietà».

Lampedusa: le tragedie che non si vedono soltanto dalla superficie

«Ho vissuto a Lampedusa, un’isola che occupa un posto speciale nella mia storia. Qui ho conosciuto da vicino la realtà delle migrazioni e le tragedie che hanno segnato quelle acque.

Lavorando come sommozzatore, non ho visto soltanto ciò che accadeva in superficie: mi sono confrontato anche con quello che rimaneva sotto il mare, con le conseguenze più drammatiche di vicende umane difficili da raccontare e impossibili da dimenticare.

Quando si parla di migrazione, spesso la discussione si concentra sui numeri, sulle emergenze e sui confini. Ma dietro ogni numero ci sono persone, famiglie, speranze e storie.

L’esperienza di Lampedusa mi ha lasciato domande profonde sul valore della vita, sulla capacità di riconoscere l’altro e sulla necessità di costruire occasioni di incontro anziché nuove barriere.

Sentivo il bisogno di trasformare ciò che avevo vissuto in qualcosa che potesse parlare alle persone, soprattutto alle nuove generazioni. Non volevo limitarmi a raccontare il dolore: desideravo contribuire a diffondere un messaggio di pace, rispetto e fratellanza».

La scoperta dei Silent Books

«A Lampedusa ho conosciuto, attraverso il progetto internazionale di IBBY dedicato ai Silent Books, la forza dei libri senza parole, nei quali sono le immagini a raccontare la storia.

È stata una scoperta importante. Ho compreso che una narrazione può superare le differenze linguistiche e culturali proprio perché non impone una lingua unica. Un bambino italiano, un bambino appena arrivato da un altro Paese e un adulto con una storia completamente diversa possono guardare le stesse immagini e costruire insieme un racconto.

Il valore pedagogico dei Silent Books va oltre la lettura. Le immagini stimolano osservazione, immaginazione, capacità narrativa e pensiero critico; favoriscono il dialogo, l’educazione emotiva e l’inclusione.

Non offrono necessariamente una sola interpretazione, ma lasciano spazio alle esperienze personali e alla sensibilità di ogni lettore.

In un luogo come Lampedusa, dove culture e lingue si incontrano in circostanze spesso difficili, questo linguaggio assume un significato particolare: permette di comunicare senza chiedere prima di tutto di conoscere le parole dell’altro.

È lì che è germogliata l’idea di ECHO – Shared Peace».

ECHO – Shared Peace: una storia senza parole che attraversa il mondo

«Per diversi anni l’idea è rimasta dentro di me. Sentivo il bisogno di raccontare una storia che non fosse soltanto una denuncia delle tragedie, ma anche un invito a immaginare una possibilità diversa.

Ho deciso così di trasformare quell’intuizione in un libro, coinvolgendo l’illustratore Vittorio Marcello. È nato ECHO – Shared Peace, un Silent Book nel quale una bottiglia contenente un messaggio di pace intraprende un viaggio attraverso il mondo.

La bottiglia passa di mano in mano, incontra persone e culture differenti, attraversa luoghi lontani. Chi la trova aggiunge il proprio segno al messaggio, lasciando una traccia personale.

La storia cresce attraverso gli incontri e suggerisce che la pace non appartiene a un solo popolo o a una sola persona: è un messaggio che può essere raccolto, arricchito e trasmesso.

Il libro possiede anche una precisa dimensione artistica. Le illustrazioni di Marcello utilizzano un linguaggio visivo ricco di dettagli, riferimenti culturali e soluzioni narrative, con un approccio che richiama la street art e il fumetto più che il tradizionale albo illustrato.

Le diverse composizioni delle tavole danno ritmo alla lettura e invitano a scoprire particolari nuovi anche nelle riletture successive.

La scelta di non utilizzare parole non è un limite, ma il cuore del progetto: ogni lettore può costruire il proprio percorso nella storia, indipendentemente dalla lingua che parla o dal Paese da cui proviene».

 Add Your Echo: il lettore diventa parte del progetto

«Al libro è abbinata Add Your Echo, una pergamena che invita il lettore a lasciare il proprio messaggio. Non si tratta soltanto di leggere una storia di pace, ma di chiedersi quale contributo ciascuno possa offrire e di trasformare la lettura in un gesto personale.

La pergamena rende il progetto particolarmente adatto anche a laboratori, classi scolastiche e gruppi di giovani: dopo aver osservato e interpretato la storia, i partecipanti possono esprimere la propria idea di pace e condividerla con gli altri.

L’obiettivo è passare dalla lettura alla partecipazione, dalla riflessione individuale a un’esperienza collettiva.

La pace non viene presentata come una formula astratta, ma come qualcosa che può iniziare da un messaggio, da un incontro o da un gesto concreto».

 Da Velletri a Oslo: la recensione di Anita Berge e Fabel

«Uno degli aspetti più importanti dell’evoluzione di ECHO è il suo arrivo in un contesto internazionale specializzato nei Silent Books.

Il libro è stato recensito da *Anita Berge, professionista legata alla Fabel Silent Book Library di Oslo, una realtà specializzata nei libri senza parole e nel loro utilizzo con bambini, famiglie multilingui, insegnanti e ricercatori.

La recensione è stata pubblicata su Read Silent Books, sito dedicato alla scoperta e alla diffusione dei libri senza parole.

Anita Berge ha apprezzato il linguaggio visivo del volume, la varietà delle tavole, i riferimenti culturali, l’umorismo e la possibilità di lasciare spazio all’interpretazione personale del lettore, senza trasformare il tema della pace in una lezione imposta.

Anita mi ha inoltre invitato a Oslo. Per me è un passaggio significativo: un progetto indipendente, nato da un’esperienza personale vissuta a Lampedusa e sviluppato attraverso un’associazione culturale dei Castelli Romani, ha raggiunto una professionista che opera in una realtà internazionale specializzata proprio in questo linguaggio narrativo.

Anche sul territorio sono arrivati riscontri incoraggianti. La Biblioteca comunale di Velletri “Augusto Tersenghi”, appartenente al Sistema Castelli Romani, mi ha scritto apprezzando la qualità dei contenuti e delle illustrazioni e sottolineando come il loro taglio originale, rivolto ai giovani, possa suscitare “pensieri di pace e di fratellanza” in modo non banale.

La biblioteca ha inoltre comunicato l’avvio della procedura per la catalogazione del volume e il suo inserimento nel catalogo online del Sistema Castelli Romani.

ECHO è inoltre presente nella biblioteca IBBY di Lampedusa, tornando simbolicamente nel luogo in cui è nata la sua idea.

Per un autore legato ai Castelli Romani, vedere il proprio lavoro raggiungere una realtà internazionale come Fabel e ricevere una recensione da una professionista del settore rappresenta un risultato importante, soprattutto considerando le difficoltà che un progetto indipendente incontra nella distribuzione e nella promozione».

Ambelebù: la cultura come esperienza da vivere

«ECHO non è un progetto isolato. Fa parte di un percorso più ampio che si sviluppa attraverso l’associazione culturale Ambelebù.

Nel 2023 abbiamo pubblicato Ambelebù – Scopri i giochi che non si fanno più… e giocaci anche tu, un libro bilingue italiano-inglese dedicato ai giochi tradizionali.

L’obiettivo era recuperare una parte della cultura popolare e restituirla ai bambini attraverso il gioco, il movimento e la relazione con gli altri.

Anche in questo caso, il punto di partenza è una riflessione sull’infanzia contemporanea. I bambini hanno a disposizione strumenti tecnologici straordinari, ma rischiano di perdere occasioni di gioco libero, contatto con la natura, movimento e socializzazione.

Da qui è maturata la volontà di affiancare ai libri esperienze concrete, capaci di coinvolgere i ragazzi al di fuori degli schermi.

Il percorso comprende iniziative culturali, attività educative e progetti ambientali che cercano di restituire valore all’esperienza diretta, alla collaborazione e alla scoperta».

Meleto Grande: recuperare un terreno per creare opportunità educative

«Questa visione ha trovato una dimensione concreta a Meleto Grande, nell’area del lago di Nemi.

Il 21 marzo 2024 abbiamo preso le chiavi di un terreno di circa 15.000 metri quadrati, preso in affitto per dieci anni. Quando siamo arrivati, l’area era in condizioni difficili: rifiuti, recinzioni danneggiate, assenza di acqua ed elettricità e una situazione che richiedeva molto lavoro prima di poter immaginare qualsiasi attività.

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Abbiamo cominciato dalle necessità più urgenti. Abbiamo ripulito il terreno, ripristinato le recinzioni e realizzato gli allacciamenti di acqua ed elettricità.

Poi sono arrivati l’orto, gli alberi da frutto, il pollaio, la voliera per le quaglie e le prime arnie per le api. Abbiamo acquistato anche venti biciclette e sei kayak, pensando alle opportunità che il territorio offre per le attività all’aperto.

Ogni elemento fa parte di un progetto che vuole mettere in relazione educazione, natura, conoscenza e partecipazione.

Meleto Grande non nasce come una semplice area ricreativa. L’ambizione è creare un luogo nel quale bambini e ragazzi possano sperimentare, imparare facendo, osservare i cicli naturali, conoscere gli animali, comprendere il valore del lavoro e riscoprire il piacere di condividere un’esperienza senza che tutto passi attraverso uno schermo.

Un orto può insegnare la pazienza. Prendersi cura di un animale significa assumersi una responsabilità. Osservare le api permette di comprendere quanto sia delicato l’equilibrio degli ecosistemi. Andare in bicicletta o in kayak offre occasioni di movimento, scoperta e relazione.

Recuperare quel terreno ha significato dimostrare che un luogo trascurato può tornare a vivere attraverso l’impegno.

È un lavoro ancora in evoluzione, che richiede risorse, tempo e collaborazione, ma rappresenta una parte fondamentale della visione di Ambelebù».

Un unico filo conduttore: trasformare le esperienze in possibilità

«Guardando indietro, Lampedusa, ECHO, Ambelebù e Meleto Grande possono sembrare esperienze molto diverse. In realtà, sono unite dalla stessa domanda: come possiamo contribuire a costruire una società più consapevole, capace di riconoscere il valore delle persone e di offrire ai più giovani opportunità di crescita?

A Lampedusa questa domanda è nata dal confronto diretto con le tragedie del mare e con la fragilità della vita umana. I Silent Books mi hanno mostrato una possibilità di comunicazione capace di superare le parole. ECHO ha trasformato quell’intuizione in una storia da condividere.

Ambelebù ha dato una struttura culturale a questo impegno, mentre Meleto Grande cerca di tradurlo in esperienze educative quotidiane, a contatto con la natura e con gli altri.

Non sono progetti arrivati a un traguardo definitivo. Sono percorsi che richiedono perseveranza, nuove collaborazioni e la capacità di affrontare anche le difficoltà economiche e organizzative.

Gli eventuali ricavi derivanti da ECHO sono destinati a sostenere e portare avanti i progetti dell’associazione, affinché il lavoro culturale possa contribuire anche alla realizzazione di iniziative educative e solidali.

Non ho la pretesa che un libro possa risolvere problemi enormi come le guerre, le migrazioni forzate o l’isolamento sociale. Credo però che la cultura possa aprire uno spazio, suscitare una domanda e favorire un incontro. E che, quando le idee diventano esperienze concrete, quello spazio possa trasformarsi in qualcosa di più.

Il viaggio di ECHO, da Lampedusa a Oslo, è ancora in corso. Come quello di Meleto Grande e di Ambelebù».

«La speranza – conclude Gianluca Lopez – è che altre persone decidano di unirsi a questo percorso, raccogliendo il messaggio e aggiungendo la propria eco. Perché la pace, come la cultura e l’educazione, non si costruisce da soli. Si costruisce insieme».

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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