Meno tasse sul lavoro, incentivi per affittare casa, sostegni alla natalità e alle madri lavoratrici. La manovra 2027, con interventi programmati per circa 23,5 miliardi di euro, concentra una parte importante delle risorse sui problemi che condizionano le scelte delle famiglie: quanto resta dello stipendio, quanto costa un’abitazione, quanto pesa economicamente la nascita di un […]
Meno tasse sul lavoro, incentivi per affittare casa, sostegni alla natalità e alle madri lavoratrici. La manovra 2027, con interventi programmati per circa 23,5 miliardi di euro, concentra una parte importante delle risorse sui problemi che condizionano le scelte delle famiglie: quanto resta dello stipendio, quanto costa un’abitazione, quanto pesa economicamente la nascita di un figlio. Intorno a questi capitoli si affiancano sanità, pensioni, imprese ed energia. Il quadro delle misure emerso dal confronto nella maggioranza contiene ancora requisiti e coperture da precisare, ma esprime una direzione politica riconoscibile.
La flat tax è uno dei punti centrali e si muove su due fronti. Il primo riguarda i giovani che entrano nel mercato del lavoro: tra le misure delineate figura un’imposta sostitutiva al 5% per i neoassunti più giovani, accompagnata da una mini-Irpef per gli under 30 con redditi bassi e dall’ampliamento della no tax area per gli under 25. Soglie di reddito, durata del beneficio e confini anagrafici dovranno essere chiariti nel testo.
Il significato della scelta è evidente: rendere più consistenti le prime buste paga, proprio negli anni in cui si cerca di uscire dalla casa dei genitori e costruire una propria indipendenza. Per essere efficace, tuttavia, il beneficio dovrà avere una durata sufficiente a sostenere decisioni che impegnano per anni, come un affitto o la nascita di un bambino.
Il secondo fronte della flat tax riguarda professionisti e lavoratori autonomi. La proposta è portare da 85mila a 100mila euro la soglia di accesso al regime forfettario, con aliquota al 15% e al 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti. Sopra gli 85mila euro scatterebbe comunque l’obbligo di applicare l’Iva: l’allargamento del regime sul reddito e l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto seguirebbero quindi limiti differenti.
Per molte piccole attività sarebbe un ampliamento significativo. Consentirebbe di aumentare il fatturato senza perdere immediatamente il trattamento agevolato sul reddito. Resta il problema del passaggio al regime ordinario: spostare la soglia attenua la difficoltà per alcuni contribuenti, ma lascia aperta la necessità di rendere più graduale la crescita fiscale delle attività.
Sul versante degli affitti, la proposta più rilevante è dimezzare dal 10 al 5% la cedolare secca sui contratti a canone concordato. Con un affitto di 700 euro mensili, l’imposta annua scenderebbe da 840 a 420 euro; con mille euro al mese, da 1.200 a 600 euro. Il vantaggio immediato sarebbe del proprietario. L’obiettivo per gli inquilini è favorire una maggiore disponibilità di abitazioni destinate alla locazione stabile.
È una misura che può incidere soprattutto nelle grandi città, dove trovare casa è diventato un ostacolo anche per chi un lavoro lo ha. La sua riuscita si misurerà però sugli immobili effettivamente rimessi sul mercato e sulla sostenibilità dei canoni. Tra le ipotesi figura anche il ritorno della cedolare secca per le locazioni commerciali, con un’aliquota del 21% e possibili agevolazioni ulteriori: un intervento che potrebbe interessare negozi e piccoli esercizi, alle prese con costi fissi elevati.
La natalità attraversa più capitoli della manovra. Nel pacchetto in discussione compaiono congedi parentali rafforzati, con l’ipotesi di portarli a sei mesi nella componente agevolata, un libretto previdenziale per i nuovi nati e il sostegno contributivo alle madri lavoratrici. Si valuta la proroga dello sgravio per le dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli e un ampliamento degli aiuti a chi ne ha due. Sul fronte delle imprese, le anticipazioni indicano inoltre una maggiorazione della deduzione del costo delle nuove assunzioni fino al 180% per le giovani madri.
Quest’ultimo intervento affronta un nodo concreto: rendere più conveniente assumere una donna che ha figli. Il risultato dipenderà dalla capacità di creare occupazione stabile e di accompagnarla con servizi per l’infanzia e organizzazioni del lavoro compatibili con la vita familiare. La scelta di avere un bambino richiede fiducia nella continuità del reddito e nella possibilità di conservare il proprio posto.
Tra le altre misure importanti c’è la possibile conferma della tassazione al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, insieme alle agevolazioni sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo. Per le tredicesime dei redditi più bassi si valuta un prelievo ridotto al 10 o al 15%. Sono interventi che puntano a trasferire una quota maggiore degli aumenti nelle tasche dei lavoratori, dopo anni nei quali l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto.
Rimane aperto il confronto sull’estensione dell’aliquota Irpef del 33% oltre gli attuali 50mila euro. È il capitolo più direttamente legato al ceto medio e anche uno di quelli sui quali pesa maggiormente la ricerca delle coperture.
Per le pensioni prende forma un fondo vicino al miliardo di euro per finanziare nuove possibilità di uscita anticipata, con requisiti da definire attraverso un successivo provvedimento. Tra le proposte figurano inoltre una carta sanitaria da 300 a 500 euro per gli over 75 con redditi contenuti, la conferma del bonus elettrodomestici e agevolazioni sul bollo per i veicoli delle famiglie numerose. Alla sanità il quadro programmatico assegna circa 2,4 miliardi, mentre famiglia e spesa sociale valgono complessivamente circa 5 miliardi.
A sostenere parte dell’operazione dovrebbe contribuire anche il settore finanziario, dal quale sono attese risorse per circa 5 miliardi. È un passaggio politicamente delicato: la forma del prelievo dovrà essere valutata anche per gli effetti sul credito a imprese e famiglie.
La manovra propone dunque un legame tra riduzione delle imposte, lavoro e sostegno alla genitorialità. È una scelta che risponde a esigenze reali. Il giudizio finale dipenderà dalla distanza tra gli annunci e i benefici effettivi: quanti giovani avranno stipendi più alti, quante madri troveranno un’occupazione, quante famiglie riusciranno ad affittare una casa. Saranno questi numeri a dire quanto la legge di bilancio avrà inciso sulla vita del Paese.
