Agenda per la prossima legislatura. Il Rapporto ASviS 2026 e la sfida del Mezzogiorno

di Rosapia Farese Il Rapporto ASviS 2026, presentato il 28 ottobre alla Camera dei Deputati, ha un sottotitolo che è già un programma politico: «Un’agenda per la prossima legislatura, e non solo». Non è casuale. È l’ultimo Rapporto annuale dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile prima delle elezioni politiche previste nel 2027 e pone una […]

di Rosapia Farese

Il Rapporto ASviS 2026, presentato il 28 ottobre alla Camera dei Deputati, ha un sottotitolo che è già un programma politico: «Un’agenda per la prossima legislatura, e non solo». Non è casuale. È l’ultimo Rapporto annuale dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile prima delle elezioni politiche previste nel 2027 e pone una domanda che nessuna forza politica dovrebbe poter evitare: quale Italia vogliamo costruire nel prossimo decennio?

La risposta dei numeri è severa. Tra il 2024 e il 2025, in Italia sei dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile peggiorano, dieci restano sostanzialmente stabili e soltanto quello relativo al lavoro registra un miglioramento apprezzabile. Dei 38 target quantitativi analizzati, appena 11, il 29%, risultano raggiungibili o significativamente avvicinabili entro il 2030; ben 22, il 58%, non saranno raggiunti mantenendo le tendenze attuali.

Dietro le percentuali ci sono persone e territori. Nel 2025 la povertà assoluta riguarda più di 5,4 milioni di persone, pari al 9,3% della popolazione, tra cui 1,1 milioni di minori. L’abbandono scolastico precoce è sceso all’8,2%, ma soltanto il 31,1% dei giovani tra 25 e 34 anni possiede una laurea, ancora molto lontano dal 45% indicato come traguardo per il 2030. Il tasso di occupazione femminile tra 20 e 64 anni è fermo al 58%, contro il 71,3% della media europea. Anche la transizione energetica resta insufficiente: le rinnovabili coprono il 20,5% dei consumi finali, meno della metà dell’obiettivo europeo del 42,5%.

Questa fotografia nazionale assume un significato ancora più forte se osservata dal Mezzogiorno. Povertà, qualità dell’istruzione, partecipazione femminile al lavoro, accessibilità della sanità, capacità amministrativa, infrastrutture e opportunità per i giovani non sono questioni separate. Sono diverse manifestazioni dello stesso problema: la disuguaglianza delle condizioni di cittadinanza tra territori.

È precisamente qui che il Rapporto ASviS può incontrare il lavoro della Rete Civica Meridionale. RCM può assumere questa “Agenda per la prossima legislatura” non come un documento da ripetere, ma come una griglia nazionale da interrogare dal Sud. Ad ogni proposta politica occorre porre alcune domande semplici: quale divario riduce? Quale diritto rende concretamente esigibile? Quale risultato promette? Con quale indicatore sarà misurato? Chi ne risponderà politicamente e amministrativamente?

ASviS chiede alla prossima legislatura un cambiamento di metodo: una Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile capace di coordinare le diverse politiche pubbliche, una governance che sappia anticipare gli scenari futuri, valutazioni dell’impatto delle decisioni sulle giovani generazioni e sulle donne, più investimenti, contrasto alla povertà, rafforzamento della sanità pubblica, equità educativa, qualità del lavoro e accelerazione della transizione energetica.

Per RCM questa impostazione può tradursi in una vera Agenda del Mezzogiorno per la prossima legislatura: sanità e servizi pubblici accessibili, scuola e università, lavoro qualificato, infrastrutture e mobilità, aree interne, acqua ed energia, innovazione, contrasto allo spopolamento e soprattutto diritto dei giovani a restare, tornare e costruire il proprio futuro nel Sud.

Non basta però rivendicare più risorse. Occorre passare dalla logica degli stanziamenti alla misurazione dei risultati. Quanti giovani restano o rientrano? Quanto diminuiscono i tempi per una prestazione sanitaria? Quanti nuovi posti di lavoro qualificato vengono creati? Quanto migliorano collegamenti, servizi scolastici e sociali? Quanto si riduce la distanza tra un cittadino del Sud e uno del Centro-Nord nell’esercizio dei diritti fondamentali?

Il Rapporto ASviS consegna quindi alla politica una responsabilità che riguarda anche RCM: trasformare il Mezzogiorno da destinatario di politiche compensative a protagonista di una strategia nazionale di sviluppo.

La prossima legislatura non dovrebbe essere giudicata dal numero delle promesse formulate per il Sud, ma dalla quantità di divari realmente ridotti.

È questo il terreno sul quale una rete civica, pluralista e meridionale può chiedere alle forze politiche impegni pubblici, misurabili e verificabili. Perché la sostenibilità, prima ancora di essere un insieme di indicatori, significa garantire a una persona le stesse possibilità di futuro indipendentemente dal luogo in cui nasce e vive.

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