Inceneritore di Santa Palomba, sull’acqua per raffreddare l’impianto ricorso al Tribunale di 5 associazioni con 9 Comuni, capofila Albano

Dalla crisi dei laghi Albano e di Nemi al progetto di utilizzare l’acqua depurata di Pavona per raffreddare l’impianto di Santa Palomba. Albano guida il fronte dei Comuni, mentre il 4 novembre si attende l’udienza al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Sullo sfondo, il caso Daikin e i timori per l’occupazione. 

“L’acqua è finita, mentre Gualtieri pretende, da solo, di raffreddare l’inceneritore dei rifiuti di Roma per i prossimi 33 anni, soltanto con l’acqua dei Castelli Romani”. Sono le parole con cui Daniele Castri, giornalista e attivista, ha aperto l’assemblea pubblica che si è svolta sabato 31 ottobre, dalle 17 e 30, nella sala Vespignani di viale Risorgimento, ad Albano Laziale. Al centro dell’incontro, visibile anche in diretta streaming, la questione cruciale per il futuro dei Castelli Romani: la disponibilità di acqua.

Cinque associazioni e nove Comuni, con Albano Laziale capofila, sostengono la battaglia che mercoledì 4 novembre arriverà davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, dove l’udienza riguarderà il contenzioso sull’approvvigionamento dell’inceneritore di Santa Palomba e sull’utilizzo di quattro pozzi previsti per le emergenze. All’assemblea, promossa dalle associazioni impegnate nella vertenza, Salute Ambiente Albano-Cancelliera, Pavona per la Tutela della Salute, Latium Vetus APS, Comitato di Quartiere Roma 2 e Grottaferrata Sostenibile, hanno partecipato anche il vicesindaco di Albano, Sauro Sinapi, e il consigliere comunale Marco Moresco.

L’incontro, già programmato, si è svolto all’indomani di un’iniziativa della Giunta Ferrarini che, con un atto di indirizzo, ha previsto l’avvio del progetto del Distretto idrico circolare Pavona–Santa Maria in Fornarola. La proposta rivendica la priorità delle esigenze del territorio nell’utilizzo dell’acqua recuperata dal depuratore di Pavona, in via Santa Maria in Fornarola: agricoltura, irrigazione, imprese locali e altri usi non potabili consentiti, in un’area già colpita da una grave crisi idrica. Il documento, secondo le associazioni, potrà rappresentare un ulteriore elemento a sostegno delle loro ragioni davanti al Tribunale delle Acque. Tutto questo mentre, nei giorni scorsi, è esploso anche il caso Daikin: la Città Metropolitana, guidata da Roberto Gualtieri, avrebbe imposto allo stabilimento di Ariccia un taglio drastico del prelievo idrico dai pozzi superiore al  90%, suscitando forti preoccupazioni per il futuro produttivo e occupazionale.

Castelli Romani, un territorio sotto attacco da anni

“Abbiamo fermato l’allora commissario straordinario Marrazzo, e ora, nel rispetto della legge e dello Stato di diritto, cerchiamo di fermare anche Gualtieri, nominato commissario straordinario da Draghi. L’acqua è alla base della vita. Abbiamo passato il punto di non ritorno”. Nell’avviare il dibattito, Daniele Castri ha ripercorso la storia di un territorio sotto attacco. Era il 21 aprile 2022, Natale di Roma, quando il sindaco Roberto Gualtieri annunciò dalle pagine del Sole 24 Ore il progetto dell’inceneritore di Santa Palomba, da realizzare attraverso una cordata di imprese pubblico-private guidata da Acea.

Un impianto previsto a circa 800 metri dal luogo individuato per il precedente progetto nel 2007 di inceneritore, all’interno del sito della discarica di Roncigliano, quando  Piero Marrazzo era commissario straordinario per l’emergenza rifiuti nel Lazio, nominato dal Governo Prodi. Allora la vicenda arrivò davanti al TAR e i comitati riuscirono a vincere la battaglia. Già in quegli anni, ha ricordato Castri, la situazione idrica dei Castelli Romani era estremamente critica. La deliberazione della Giunta regionale n. 445 del 2009, nel fotografare la gravità della situazione, aveva previsto misure restrittive per la captazione idrica, anche in relazione alle nuove lottizzazioni, da sottoporre a verifiche da parte di Acea. “Per questo, quando Gualtieri si è presentato con questo progetto, siamo trasecolati”, ha dichiarato Castri.

L’inceneritore comporterà un consumo d’acqua rilevante e continuativo per i prossimi 33 anni. I comitati hanno individuato un impianto ‘gemello’ operativo a Dublino, che nel periodo 2024-2025 avrebbe consumato, secondo i dati da loro raccolti, il doppio dell’acqua stimata da Acea per Santa Palomba. “Costruire l’inceneritore ad Ardea è una follia. Dal 2010, Acea manda note ai Comuni con cui dà restrizioni per mancanza d’acqua e sappiamo che la falda è una”. 

Castri ha ricordato le diverse soluzioni prospettate nel tempo da Acea per l’approvvigionamento dell’impianto. Inizialmente, il ricorso a precipitazioni meteoriche e a una vasca di raccolta che, secondo i calcoli dei tecnici delle associazioni, garantirebbe un’autonomia di appena cinque giorni. Poi, l’ipotesi di realizzare nuovi pozzi, giudicata impraticabile dai comitati, e quella di utilizzare quattro pozzi già esistenti da attivare in caso di emergenza, altrettanto vietata. Infine, l’ultima proposta di costruire una condotta idrica lunga 5,5 chilometri, per trasportare l’acqua recuperata dal depuratore di Santa Maria in Fornarola all’inceneritore. “Una foglia di fico. Chi andrà a controllare il monopolista dell’acqua? Nessuno. Esiste una legge per l’acqua dei depuratori e prevede che venga destinata al territorio, oltretutto in forte crisi”. È proprio su questo punto che si inserisce l’iniziativa del Comune di Albano Laziale.

Albano rivendica la priorità per il territorio dell’acqua depurata 

L’obiettivo dell’atto di indirizzo della giunta Ferrarini è di destinare le acque depurate alle esigenze locali, a cominciare da quelle agricole e produttive, in un territorio che da anni affronta una grave carenza della risorsa. Secondo le associazioni, Acea vorrebbe invece appropriarsi di questa acqua senza neanche avere interpellato il Comune. Il consigliere comunale di maggioranza Marco Moresco ha ricordato: “Il primo video che facemmo in campagna elettorale interessò il depuratore. Giochiamo questa carta con la speranza che vada a salvare il nostro territorio”.

È intervenuto anche il vicesindaco Sauro Sinapi, con delega all’Ambiente e ai Rapporti con Acea, nel portare il saluto del sindaco. “Questa non è una battaglia di colore politico, ma per l’acqua, che riguarda tutti e che vede il Comune di Albano capofila di un gruppo di nove Comuni, con tutti gli abitanti e con cinque associazioni”.

Al fianco dei ricorrenti si sono schierati nove Comuni: Albano Laziale, capofila, Ariccia, Castel Gandolfo, Marino, Genzano di Roma, Lanuvio, Nemi, Ardea e Pomezia. Sinapi ha sottolineato la collaborazione avviata con i comitati fin dall’insediamento della nuova amministrazione. “La Politica ci deve stare su questi temi, e non con false promesse, ma con il pugno di ferro di chi è responsabile della salute dei cittadini”. Una responsabilità che, secondo il vicesindaco, assume un significato ancora più forte per una comunità che ha già pagato un prezzo altissimo con la presenza della discarica di Roncigliano e del suo settimo invaso, sito che per anni ha rappresentato uno dei principali luoghi di conferimento dei rifiuti della Capitale, fino alla chiusura definitiva nel 2023.

‘L’acqua è vita, è lavoro, è agricoltura’

“L’acqua è vita. È lavoro. È agricoltura. È il futuro dei nostri figli”: il tema che ha attraversato tutti gli interventi della serata. “Per la seconda volta in 17 anni, l’epicentro dei rifiuti romani è in una zona che sta al collasso idrogeologico”, ha osservato Castri. Questa volta, però, Albano non intende subire passivamente. “Grazie alla Giunta Ferrarini e alla sua apertura, il sindaco ci ha ricevuti appena insediato”. Secondo quanto denunciato, la Città Metropolitana ha autorizzato in 66 occasioni escavazioni di pozzi nonostante i vincoli previsti dalla normativa regionale, questione sulla quale è in corso un’indagine presso la Procura di Roma. Accanto ai ricorsi pendenti davanti al Tribunale delle Acque, sono stati ricordati anche altri procedimenti davanti al TAR e al Consiglio di Stato. Le falde dei Colli Albani sono sottoposte da anni a una pressione crescente, con conseguenze particolarmente evidenti sui laghi vulcanici. Il lago Albano ha perso oltre 7,5 metri di livello, mentre anche quello di Nemi è in forte sofferenza. 

Il cantiere avanza, resta aperta la questione del Campo Pozzi Laurentino

Tra gli interventi, c’è stato quello di Gemma Chiacchio, presidente dell’associazione Latium Vetus di Pomezia, che ha descritto una situazione estremamente preoccupante. “Il cantiere sta andando paurosamente avanti nelle ultime due settimane. Speriamo che il 4 novembre possa esserci una grande svolta”. Da anni l’associazione lotta per la tutela del territorio. Una delle battaglie più significative ha consentito di ottenere un vincolo su circa duemila ettari tra Ardea e Pomezia, area sulla quale gravavano importanti interessi economici. Oggi, tuttavia, i due Comuni rischiano di perdere una risorsa fondamentale, il Campo Pozzi Laurentino per una complessa combinazione di fattori: il grave inquinamento industriale della falda acquifera, le decisioni regionali che hanno archiviato la proposta di istituire una zona di salvaguardia ambientale, misura che avrebbe potuto impedire la realizzazione di impianti industriali impattanti nelle vicinanze. “Le associazioni che non si sono piegate a Manlio Cerroni, re dei rifiuti, non si piegano all’ultimo politicante che guida Roma”, ha detto Castri.

L’idrometro del lago Albano: 143 centimetri persi in quattro anni

É poi intervenuto Giancarlo Della Monica, portavoce dell’associazione Grottaferrata Sostenibile. A lui si deve l’aver avviato quattro anni fa, il monitoraggio sistematico del livello del lago Albano attraverso un semplice idrometro. “Sapevo che non esisteva un idrometro funzionante o che pubblicasse i dati”, ha raccontato. Le rilevazioni hanno documentato un abbassamento del livello del lago di 143 centimetri in quattro anni e hanno richiamato l’attenzione della Regione fino a installare un proprio misuratore. “Abbiamo fatto 112 misurazioni, una ogni quindici giorni, l’ultima venerdì. C’è stato un aggravamento notevole”. Della Monica ha ricordato che nel 2003 il Dipartimento di Geologia dell’Università Roma Tre aveva già indicato un limite massimo ai prelievi idrici. “Non è stato rispettato. Non si è fatto assolutamente nulla”, ha denunciato. Della Monica ha riportato anche il recente studio del geologo Pio Bersani, sulla complessità del sistema idrogeologico dei Colli Albani. Le falde sono tre, distinte ma collegate: quella del lago Albano, la più profonda, quella del lago di Nemi e la più antica dell’ex lago Reginella, prosciugato nel 1935 in seguito alla realizzazione del Campo Pozzi della Doganella, ancora esistente. La situazione è aggravata dai cambiamenti climatici, particolarmente evidenti negli ultimi cinque anni. Lo studio presentato in un precedente incontro da Valentina Messineo, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, ha poi messo in evidenza le relazioni tra crisi idrica e inquinamento. La riduzione delle risorse disponibili, infatti, contribuisce ad aumentare la concentrazione di nutrienti e favorire la proliferazione algale, aggravando le condizioni ecologiche dei bacini.

Prelievi Acea: ‘Serve un limite e un controllo indipendente’

La questione dei prelievi idrici è tornata al centro dell’intervento di Daniele Castri: Acea dispone di un importante pozzo nell’area del lago Albano, dal quale viene distribuita acqua a 11 Comuni, e di altri 5 pozzi nell’area del lago di Nemi, ma non è nota la quantità di acqua prelevata. “Abbiamo chiesto al Tribunale delle Acque anche di porre un limite ai prelievi. Oltre a cercare di fermare l’inceneritore, stiamo cercando di fermare i prelievi di Acea senza alcun ente di controllo terzo, altrimenti tra vent’anni il lago è finito”.

Castri ha ricordato che una richiesta di chiarimenti è stata avanzata dal Comune di Castel Gandolfo, senza ottenere risposta e che l’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Marco Silvestroni, di Albano, relativa al progetto di Acea di raddoppiare la condotta del lago Albano è anch’essa in attesa di risposta da 14 mesi. “Non ci sarà solo Acea, anche abusivi, anche i prelievi del Vaticano, ma ora fermiamoci”. L’appello ricorda di considerare l’acqua per ciò che è: un bene demaniale, pubblico, da preservare, tanto più in un territorio nel quale continuano le espansioni edilizie e aumentano le richieste di approvvigionamento “a cui Acea continua a dire sì”.

Altro allarme ‘rosso’: il progetto del Data Center di Pomezia

Un altro pericolo grava sul territorio. Ne ha parlato Giacomo Castro, ex presidente di Latium Vetus, attualmente consigliere comunale indipendente di Pomezia. Si tratta del progetto di un Hyperscale Data Center previsto a Santa Palomba, nell’area dello storico ‘antennone’ Rai  smantellato per lasciare spazio al nuovo insediamento. L’operazione rientra nel piano industriale di Rai Way. Il Data Center sorgerebbe a breve distanza dall’inceneritore con ulteriore pressione sulla falda dei Colli Albani. “I nostri Comuni sono in difficoltà, con la popolazione in aumento e progetti enormi, cattedrali nel deserto”. Castro ha ricordato che Pomezia è da molti anni un territorio industriale, una parte ricade nel territorio di Roma Capitale che vuole avere il controllo dell’area. Ha quindi richiamato le procedure amministrative relative al nuovo insediamento: “Il permesso di costruire convenzionato è stato approvato in Giunta, ma non solo non ci sono i bilanci idrici, l’Aubac ha emesso un provvedimento di correzione sul piano idrogeologico, individuando una zona a rischio perché lì accanto scorre un fosso secco che, quando piove, può diventare pericoloso, con rischio di alluvione”. Ha poi richiamato anche l’impatto che i grandi insediamenti industriali hanno sulle produzioni agricole di pregio del territorio: grano, olive, latte e uova, con possibili contaminazioni del suolo più che dell’aria. “Le amministrazioni non devono avere un rapporto gerarchico con il Comune di Roma. Continuiamo la battaglia”, ha concluso.

Prossimo appuntamento a Pomezia in attesa della decisione del Tribunale

A esprimere sostegno alla mobilitazione è intervenuto anche Marco Cerisola, consigliere e capogruppo del Movimento 5 Stelle nel IX Municipio di Roma. “Speriamo che in tempi di Halloween, lo ‘scherzetto’ lo facciano i giudici del Tribunale delle Acque a chi specula”, ha dichiarato, con riferimento all’imminente udienza del 4 novembre. Nel corso dell’assemblea è stato ricordato come le pressioni ambientali non riguardino soltanto Santa Palomba. Ad Artena, la Fassa Bortolo intende realizzare un nuovo grande impianto di calcinazione, con impatto su ambiente e risorse idriche al punto che anche il lago di Giulianello è in pericolo. Sono stati contestati anche i tagli del ceduo nei boschi dei Castelli Romani con preoccupazioni per la capacità degli ecosistemi forestali di assorbire anidride carbonica.

È stata avanzata la proposta di realizzare una mappa dei siti sensibili, da aggiornare periodicamente e rendere disponibile nelle sedi comunali, affinché i cittadini possano conoscere le criticità ambientali del proprio territorio. Intanto, il caso Daikin, colosso dei sistemi di climatizzazione, ha presentato a sua volta ricorso urgente al Tribunale delle Acque dopo il taglio di acqua imposto dalla Città Metropolitana  per ‘garantirla’ all’inceneritore “C’è un rischio drammatico di 1200 posti di lavoro nell’azienda più importante di Roma Sud”. Il prossimo appuntamento delle associazioni è previsto per il pomeriggio di sabato 5 novembre al comune di Pomezia. “Sperando di avere buone notizie da dare” è stato detto a conclusione dell’assemblea.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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