Inceneritore di Santa Palomba, la battaglia per l’acqua entra nella fase decisiva: a Pomezia il punto sui ricorsi, nuova udienza il 20 gennaio

Dopo l’udienza del 4 novembre al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, cinque associazioni e nove Comuni, con Albano capofila, rilanciano la mobilitazione contro l’impianto voluto da Gualtieri. Al centro del contenzioso i prelievi dalla falda dei Colli Albani, già in grave crisi idrica, e l’acqua necessaria al raffreddamento dell’inceneritore per i prossimi 33 anni.

La battaglia a difesa dell’acqua della falda dei Colli Albani e per fermare il Termovalorizzatore di Roma, dai più ribattezzato ormai come l’Inceneritore di Gualtieri, giunge a un punto cruciale. Ha avuto un esito positivo l’udienza dello scorso 4 novembre al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, relativa ai ricorsi presentati da cinque associazioni sostenute da nove Comuni, con Albano Laziale capofila. Le argomentazioni dei ricorrenti sono state prese in considerazione e l’udienza decisiva, prima della sentenza, è prevista per il 20 gennaio 2027. Ora, però, serve ripartire compatti per fermare il progetto dell’amministrazione capitolina che intanto procede con il cantiere di Santa Palomba.

L’impianto è destinato a incenerire dalle 600 alle 800 mila tonnellate di rifiuti all’anno, provenienti esclusivamente da Roma. Le associazioni contestano il previsto utilizzo delle risorse idriche della falda per il raffreddamento di un ‘mostro idrovoro’ collocato su un territorio che dal 2009 è in grave crisi idrica, ed è trattato, ancora una volta, come un’area da sacrificare alle ragioni del profitto, costretto ad accogliere gli scarti della Capitale ciità-vetrina, con impatto ambientale, emissioni di anidride carbonica e consumo d’acqua.

Se n’è discusso ieri pomeriggio, sabato 7 novembre, nell’aula consiliare del Comune di Pomezia che ha ospitato una partecipatissima assemblea pubblica promossa da Salute Ambiente Albano, Pavona per la Tutela della Salute, Latium Vetus APS, Comitato di Quartiere Roma 2 e Grottaferrata Sostenibile. All’incontro, nuova tappa del percorso di mobilitazione che da mesi impegna le associazioni, coordinato dal giornalista e attivista Daniele Castri, hanno partecipato il vicesindaco di Pomezia Massimo Abbondanza, il vicesindaco di Albano con delega all’Ambiente, Sauro Sinapi, il sindaco di Castel Gandolfo Alberto De Angelis e l’avvocato Antonio Aquino.

‘Incenerire il progetto di Gualtieri, non il futuro dei nostri figli!’

La lotta contro l’inceneritore prosegue su diversi fronti giudiziari, con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, iniziative presso la Procura della Repubblica. Il contenzioso davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche riguarda l’approvvigionamento idrico dell’impianto in un territorio nel quale la falda dei Colli Albani e i laghi Albano e di Nemi sono già sottoposti a una pressione fortissima. Ad aggravare la situazione, la conferma della chiusura del Campo Pozzi Laurentino che fornisce acqua potabile ad Ardea e Pomezia, e la cancellazione delle misure di tutela ambientale e della zona di salvaguardia. L’individuazione di nuove fonti di approvvigionamento rischia di gravare ulteriormente sulla stessa falda.

In questo contesto si inserisce il progetto dell’inceneritore. Eppure, come ripercorso da Daniele Castri, la grave crisi idrica è stata riconosciuta già nel 2009 ed è stata determinante per fermare il precedente progetto di inceneritore della Giunta Marrazzo.  L’impianto del gruppo Coema, con Manlio Cerroni e società partecipate da Ama e Acea, bloccato nel 2010, aveva dimensioni inferiori rispetto a quello attuale con partenariato pubblico-privato (Acea e Renew Rome srl), cinque volte più grande.

Restano sul tavolo i nodi principali: l’utilizzo di quattro pozzi Acea in un’area critica che richiede il rispetto della deliberazione della Giunta regionale del Lazio n. 445 del 2009, per contrastare l’eccessivo prelievo d’acqua dalla falda. “È la nostra acqua, l’acqua della falda dei Colli Albani e dei laghi Albano e Nemi. È l’acqua dei nostri figli, il nostro stesso futuro! Non permetteremo che venga sacrificata per alimentare un gigantesco inceneritore al servizio della Roma di Gualtieri per i prossimi 33 anni”.

Castri ha richiamato anche l’importante iniziativa assunta dalla Giunta Ferrarini di Albano. “Albano è il primo Comune d’Italia che ha votato un atto rivoluzionario in un’area con crisi idrica”. La questione riguarda l’utilizzo delle acque depurate per usi non potabili. Acea intenderebbe realizzare una condotta che dal depuratore di Albano, in località Santa Maria in Fornarola, porterebbe l’acqua all’inceneritore per il raffreddamento. “Quell’acqua deve servire prima alle aziende e ai cittadini locali, come prescritto dalla legge e come richiesto dalla Giunta Ferrarini”, ha ribadito Castri.

L’esito dell’udienza del 4 novembre e la scadenza del 20 gennaio

“Il Tribunale ha creduto in noi. Entro l’8 gennaio Acea e Renew Rome dovranno depositare documenti non ancora pubblici, a proposito di trasparenza. Acea vuole modificare la destinazione d’uso dei pozzi  in zona rossa e non si può fare”. Così Daniele Castri ha illustrato gli sviluppi dell’udienza del 4 novembre, annunciando che entro il 18 gennaio dovrà essere presentata ulteriore documentazione progettuale, in vista dell’udienza del 20 gennaio 2027. Il nodo resta quello della provenienza dell’acqua necessaria al funzionamento dell’impianto. “Tutta l’acqua sarà presa dalla falda dei Colli Albani. L’ultima carta geologica nazionale, presentata da noi lo scorso luglio, certifica che la falda è unica: se prelevi l’acqua dalla falda è come se la prendessi dai laghi. Dopo 17 anni dal precedente tentativo, Gualtieri ha pensato di trovare l’acqua qui”.

Prima del faccia a faccia decisivo con le associazioni, i partner del progetto inceneritore dovranno presentare al Tribunale  i reali  consumi previsti dal progetto esecutivo, finora ignoti. “Siamo sicuri che i consumi dichiarati da Acea, alla luce di documenti a disposizione della Procura di Roma, siano sottostimati”. Secondo i calcoli effettuati dalle associazioni sulla base dei consumi di un impianto ‘gemello’ esistente a Dublino, sarebbero tripli rispetto a quelli dichiarati. L’ inceneritore, pur ricadendo amministrativamente nel territorio di Roma Capitale, dal punto di vista idrogeologico va a sfruttare la falde dei Colli Albani. È intervenuto quindi l’avvocato Antonio Aquino, che rappresenta i Comuni di Ardea, Pomezia, esprimendo apprezzamento per il lavoro e le battaglie portate avanti dalle associazioni, anche con risorse limitate.

Ripercorrendo le azioni giudiziarie intraprese, dall’impugnazione del bando a quella della PAUR, ha osservato: “Le circostanze fanno capire che c’è un orientamento giurisprudenziale favorevole a portare avanti l’inceneritore, a dispetto delle incongruenze gigantesche, dello scempio che Gualtieri sta ponendo in essere senza ascoltare nessuno, non avendo mai costituito un tavolo politico”. L’avvocato ha richiamato anche le questioni archeologiche e ambientali che interessano Santa Palomba, oltre al Giubileo, concluso da un pezzo, e alla scadenza per Gualtieri dell’incarico commissariale. Le associazioni hanno inoltre riferito di aver individuato 66 autorizzazioni rilasciate dalla Città Metropolitana, guidata da Gualtieri, per interventi in zona rossa anche a favore di colossi che stanno a Santa Palomba.

“Abbiamo presentato querela. Vediamo che cosa farà la Procura di Roma. Sono documenti in possesso della Procura, del NOE e del Tribunale delle Acque”. A dimostrare la gravità della crisi idrica, si è aggiunto anche il caso Daikin, il colosso mondiale dei sistemi di climatizzazione con stabilimento ad Ariccia. La Città Metropolitana avrebbe disposto unilateralmente una riduzione dei prelievi idrici. Daikin ha presentato un ricorso urgente, discusso al Tribunale delle Acque proprio il 4 novembre. Successivamente, con un comunicato stampa, la Città Metropolitana ha annunciato la risoluzione del problema. Lo stabilimento occupa circa mille lavoratori, prevede ulteriori 300 assunzioni e conta su un indotto di altre mille persone.

Una battaglia trasversale, serve il lavoro di squadra

Il vicesindaco di Pomezia Massimo Abbondanza, intervenuto in rappresentanza della sindaca Veronica Felici, ha portato il saluto dell’amministrazione comunale. Il vicesindaco di Albano Sauro Sinapi ha sottolineato il valore del lavoro di squadra che coinvolge nove Comuni, cinque associazioni e un gruppo di professionisti, “un team che ha ottenuto la prima grande vittoria, ora dobbiamo continuare in questa importante battaglia”. Daniele Castri ha ribadito che la difesa dell’acqua deve andare oltre le appartenenze politiche. Ha ricordato, a questo proposito, che il sindaco e il Consiglio comunale di Castel Gandolfo, con voto unanime, hanno chiesto ad Acea di sospendere per alcuni periodi i prelievi ai laghi Albano e di Nemi, senza ricevere risposta. “C’è un blocco di potere che porta avanti l’impianto in un territorio già segnato. È necessario unire gli sforzi per fermare il mostro”. Durante l’assemblea sono state mostrate riprese effettuate nella stessa giornata, per documentare l’aggressione al territorio in atto, l’avanzamento del cantiere di Santa Palomba: “Gualtieri lavora a tavoletta per arrivare a superare il punto di non ritorno e dire ‘ormai non si può più fare nulla’ mentre lancia il Gualtieri bis”. 

Il sindaco di Castel Gandolfo, Alberto De Angelis, ha richiamato la responsabilità dei Comuni e la necessità di individuare soluzioni alternative, insistendo nel confronto con Acea. Il gestore del servizio idrico, ha osservato, deve rispondere anche alla Conferenza dei sindaci, che svolge un ruolo di indirizzo, pianificazione e controllo pubblico del servizio idrico integrato. La tutela e il riequilibrio dei laghi devono diventare una priorità condivisa. De Angelis ha invitato le amministrazioni a prendere piena coscienza di un problema che riguarda tutti e che potrebbe arrivare a coinvolgere anche Roma, perché le risorse degli acquedotti del Peschiera e del Marcio potrebbero non essere sufficienti. Castri ha ricordato che Acea da quattordici anni invia documenti ai Comuni invitandoli ad adottare provvedimenti per limitare l’utilizzo dell’acqua. “Ha dovuto chiudere i nasoni, simbolo di Roma, e chiede ai Comuni di limitare l’acqua”.

Le associazioni: ‘Follia contro la Storia e il fondamento della vita umana stessa’

Gemma Chiacchio, presidente dell’associazione Latium Vetus di Pomezia, ha richiamato l’attenzione su un segnale particolarmente preoccupante della trasformazione del territorio. Per la prima volta, ha riferito, la Solforata di Pomezia, con i suoi laghetti di origine vulcanica e il leggendario Antro del Fauno, è rimasta a secco per mancanza d’acqua. Si tratta di un luogo carico di storia e suggestioni, dove nell’antichità ci si recava per ricevere sogni divinatori descritto nell’Eneide di Virgilio. “A velocità spaventosa, l’amministrazione Gualtieri vuole appiopparci questo mostro idrovoro, perché tale è. Vedremo cambiare irreversibilmente il territorio”. Sono state espresse forti critiche alle scelte amministrative che continuano a consentire nuovi insediamenti. È stato ricordato che nel luglio scorso la Regione Lazio, guidata da Francesco Rocca, ha approvato un nuovo piano che conferma la gravità della situazione, mentre Acea continua ad autorizzare nuove lottizzazioni in zona rossa, quali Frascati e Grottaferrata.

Nicola De Lucia, presidente del Comitato di Quartiere Roma 2 di Pomezia, nell’area di Santa Palomba, ha dato voce alla delusione e alla rabbia dei residenti. Di fronte a problemi concreti e a ricorsi composti da centinaia di pagine, ha osservato, le risposte provenienti da Roma sono ripetitive e propagandistiche. La popolazione è esasperata e chiede che la battaglia prosegua. A preoccupare ulteriormente i residenti è il progetto di una nuova grande discarica che l’amministrazione Gualtieri vorrebbe realizzare a circa 200 metri dalla scuola Fabrizio De André. “Non è possibile che i rifiuti di Roma vengano bruciati per 33 anni e che tutto sia a carico della nostra falda. È una follia contro la storia e il fondamento della vita umana. Qui l’acqua è finita”, ha ribadito Castri, arrivando provocatoriamente a suggerire una condotta idrica proveniente dall’EUR.

L’appello ai Comuni: preparare una strategia anche politica

Amadio Malizia, presidente di Salute Ambiente Albano e Pavona ha chiesto un impegno ancora più forte da parte delle amministrazioni. Il problema dell’acqua, ha ricordato, ha ormai una dimensione mondiale, ma nel territorio dei Castelli Romani assume caratteristiche particolarmente gravi. “I Comuni dovrebbero pensare a una mossa strategica se dovesse andare male il nostro ricorso, la nostra udienza del 20 gennaio. L’associazionismo non può pensare a tutto, anche se abbiamo fatto moltissimo”. Per l’esponente politico di Pomezia, Luigi Lupo, le azioni giudiziarie possibili sono già state intraprese. “A mio avviso il problema è politico”.

Da qui la proposta di una delibera congiunta dei Comuni dei Castelli Romani, capace di dare maggiore forza e visibilità mediatica alla mobilitazione. Lupo ha richiamato anche il caso di Genova, dove la maggioranza guidata da Silvia Salis ha posto il veto alla realizzazione del termovalorizzatore. Ha quindi sottolineato la necessità di portare il tema nel dibattito politico romano, anche in vista delle prossime elezioni amministrative con la ricandidatura a sindaco di Gualtieri. Secondo Lupo, il problema viene percepito come lontano dai romani e invece la carenza idrica si farà sentire anche a Roma, considerando le difficoltà che interessano altri sistemi di approvvigionamento, tra cui Garigliano e Simbrivio. Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato dal Data Center di Rai Way, previsto sempre a Santa Palomba, a poche centinaia metri dal cantiere dell’inceneritore. “Il problema dei rifiuti è un problema di Roma e Roma deve risolverlo sul proprio territorio”. 

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

Da