Con i permessi 104 si può staccare qualche ora, se l’assistenza c’è: la Corte d’Appello di Bologna conferma la reintegra della lavoratrice andata al mare La vicenda che segue è liberamente ispirata ai principi espressi dalla sentenza della Corte d’Appello di Bologna, sezione lavoro, n. 536/2026. Nomi, personaggi e dialoghi sono di fantasia e non […]
Con i permessi 104 si può staccare qualche ora, se l’assistenza c’è: la Corte d’Appello di Bologna conferma la reintegra della lavoratrice andata al mare
La vicenda che segue è liberamente ispirata ai principi espressi dalla sentenza della Corte d’Appello di Bologna, sezione lavoro, n. 536/2026. Nomi, personaggi e dialoghi sono di fantasia e non si riferiscono alle parti del giudizio: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale. Per il proprio caso è sempre necessario il confronto con un professionista e la lettura integrale del provvedimento.
Si può andare al mare durante i permessi 104?
Venerdì pomeriggio, studio legale. Marta, operaia, vive con la madre non autosufficiente e da qualche settimana è in congedo straordinario per assisterla. Si siede con il telefono ancora in mano.
Marta: Avvocato, ho letto di una donna licenziata perché un investigatore l’ha fotografata al mare mentre era in congedo per la madre. Io sono nella stessa situazione. Se esco per due ore, rischio il posto?
Avvocato: La risposta arriva proprio da quel caso: quella lavoratrice ha vinto, in primo grado e in appello. La Corte d’Appello di Bologna, con la sentenza n. 536/2026, ha confermato la reintegrazione nel posto di lavoro.
Marta: Ma al mare c’era andata davvero?
Avvocato: Sì, e nessuno lo ha negato. L’agenzia investigativa aveva documentato alcune ore in spiaggia in diverse giornate di congedo e un breve allontanamento durante un permesso. Per l’azienda era un abuso grave, una violazione della fedeltà e della buona fede. Per i giudici no.
Cosa conta davvero nei permessi 104 e nel congedo straordinario?
Marta: E allora che cosa guardano i giudici?
Avvocato: L’effettività dell’assistenza. I permessi della legge 104 e il congedo straordinario esistono perché il familiare possa prendersi cura della persona con disabilità. Il tempo liberato dal lavoro deve essere dedicato soprattutto a questo, ma la Cassazione chiarisce da anni che non serve una presenza ininterrotta, minuto per minuto, accanto al disabile. Quello che non deve mancare è il legame tra l’assenza dal lavoro e l’assistenza.
Marta: E in quel caso c’era?
Avvocato: Eccome. La figlia viveva con la madre, e proprio la relazione dell’investigatore, prodotta dall’azienda, mostrava passeggiate con il deambulatore, la spesa fatta insieme, una visita medica. Le assenze da casa erano di poche ore, e alla fine tornava sempre da lei.
Quando invece il licenziamento per abuso dei permessi è legittimo?
Marta: Però ho sentito di licenziamenti confermati.
Avvocato: Sì, ma in situazioni molto diverse, che la Corte stessa richiama: il lavoratore che si allontana per quasi due settimane a centinaia di chilometri dal genitore da assistere, o quello che dedica al familiare appena il 17,5% del tempo di permesso. Lì il legame con l’assistenza manca o è marginale. E un punto va chiarito: è il datore di lavoro a dover provare l’abuso, non la lavoratrice a dimostrare di aver assistito la madre in ogni istante.
Prendersi qualche ora per sé è una colpa?
Marta: A me sembra quasi di rubare tempo, quando esco.
Avvocato: È il passaggio più umano della sentenza. Secondo i giudici il congedo serve anche a dare sollievo a chi assiste, sempre a beneficio della persona accudita, e non pretende che il familiare rinunci a ogni momento di leggerezza. Un sistema che si regge sui familiari funziona solo se questi possono sostenere nel tempo un carico fisico e psicologico pesante. Anche la frase della lavoratrice, che diceva di aver saputo che “non si poteva fare”, per la Corte non è una confessione: è il segno di quanto chi assiste si senta in colpa per ogni piacere personale.
Marta: E i colleghi che si erano lamentati?
Avvocato: Anche qui la Corte è netta: la percezione dei colleghi non cambia la natura della condotta. Semmai rivela la mancanza di una cultura del problema, di cui dovrebbe farsi carico proprio il datore di lavoro.
Perché la lavoratrice è stata reintegrata?
Marta: Ma se i fatti erano veri, perché la reintegra e non un semplice risarcimento?
Avvocato: Perché, secondo un orientamento consolidato della Cassazione sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, un fatto vero ma privo di rilievo disciplinare equivale a un fatto insussistente. Senza illecito non c’è nemmeno da discutere di proporzionalità della sanzione: il licenziamento cade, la lavoratrice torna al suo posto e riceve un’indennità fino a 12 mensilità, mentre le spese del giudizio restano a carico dell’azienda. È una delle sentenze del lavoro più significative dell’anno in materia di 104.
Cosa fare se arriva una contestazione sui permessi 104?
Marta: Quindi posso stare tranquilla?
Avvocato: Puoi usare il congedo per quello che è: prenderti cura di tua madre, senza sentirti reclusa. Se arrivasse una contestazione, conserva ciò che dimostra l’assistenza, come visite, spese e impegni, e rispondi nei termini con l’aiuto di un professionista. Ogni caso si decide sui fatti concreti. È lo stesso principio che abbiamo visto con il calcetto che cura: un controllo, anche con l’investigatore, non trasforma automaticamente la vita privata in un illecito.
