Al via il Mondiale 2026 fra polemiche e sicurezza: le raccomandazioni della Farnesina

ROMA – Non c’è l’Italia, per la terza volta di fila. Ma il Mondiale 2026 è pronto comunque a partire. Dall’ 11 giugno, e fino al prossimo 19 luglio si …

Un Mondiale che segna il ritorno della competizione in Nord America dopo USA ’94 (ma con stadi completamente diversi da quelli di 32 anni fa). Un altro mondiale amaro per l’Italia nella terra dove tanti dei suoi figli si trasferirono tra la fine dell’‘800 e l’inizio del ‘900 alla ricerca di una vita migliore. Le stelle e strisce non portano bene agli azzurri del calcio, evidentemente: nel 1994 terminarono da vicecampioni con il rigore sbagliato dal miglior giocatore della competizione, e forse della storia del calcio italiana, Roberto Baggio, che nel caldo torrido di Pasadena spedì alle stelle il tiro dagli 11 metri decisivo consegnando a un Brasile poco brillante il suo quarto titolo. Ora li guarda in tv da lontano.
Ma è anche un mondiale che, senza i verdetti del campo, è già denso di polemiche. In primis, il caro biglietti: il “mondiale più ricco di sempre” (circa 80 miliardi spesi per l’organizzazione) rischia infatti di essere anche quello più per ricchi di sempre, quasi solo per ricchissimi. I biglietti per singola partita si aggirano intorno agli 800 dollari e non a caso vede ancora molti settori degli stadi vuoti (fino a ieri, 10 giugno, erano a disposizione ancora 176 mila biglietti sul sito della FIFA). Dei biglietti popolari a 60 dollari promessi dal numero 1 della FIFA, Gianni Infantino, si è visto poco e nulla. Per la finale, il prezzo più basso è di 4 mila dollari. La Football Supporters Europe, associazione riconosciuta da UEFA e Consiglio d’Europa, ha definito questo aumento dei prezzi senza controllo “un tradimento monumentale”.
Ma le polemiche sono anche scoppiate per i visti negati dagli Stati Uniti di Trump, a individui e non solo. La FIFA di Infantino ha scelto pilatemente la linea del disimpegno. Sta facendo scalpore in questo senso il visto negato all’arbitro somalo, Omar Artan, eletto nel 2025 il miglior arbitro del continente africano, motivato dall’amministrazione statunitense, dopo 11 ore di domande stringenti all’arbitro, da “problemi di verifica” sul quale pare si celi un clamoroso caso di omonimia. La FIFA non ha mediato con l’amministrazione trumpiana ed ecco che l’arbitro ha dovuto fare ritorno a Mogadiscio (accolto come eroe). E poi c’è la questione Iran, unilateralmente attaccata da USA e Israele circa 3 mesi fa, qualificata al mondiale e pronta a scendere in campo. Gli USA hanno però negato l’ingresso a 13 membri dell’entourage federale iraniano tra cui il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj (oltre che a 20 giornalisti che avrebbero volato al seguito della selezione nazionale), costringendo la squadra a rinunciare al ritiro a Phoenix, ripiegando in tempo record in Messico, a Tijuana (vicino il confine con gli USA), da dove volerà in giornata per disputare le sue partite negli USA. L’Iran sarà quindi costretto dall’amministrazione trumpiana a una spossante routine di trasferte lampo verso Los Angeles (non lontano da Tijuana) e Seattle (a circa 2 mila chilometri di distanza, con voli tra le 5 e le 9 ore), dove giocherà le tre partite del girone, con l’obbligo di rientrare oltre il confine messicano subito dopo il triplice fischio, sotto la scorta di agenti federali in assetto da guerra. Il tutto senza tifosi iraniani. Insomma, un mondiale di calcio ricchissimo, per ricchissimi e più che mai blindato.
Le misure draconiane di Trump, aumentate all’arrivo delle squadre e dei loro team negli USA, hanno colpito anche altri media e supporter: tra questi il fotografo iracheno Talal Salah, respinto dopo dieci ore di interrogatorio a Chicago, e l’attaccante iracheno Aymen Hussein, rimasto bloccato in aeroporto per mezza giornata.
E le polemiche hanno riguardo anche i lavoratori negli Stati Uniti del Sofi Stadium, in California, dove gli USA giocheranno la loro prima partita. I lavoratori hanno minacciato uno sciopero importante durante il match d’esordio degli USA a causa dello stallo nelle trattative contrattuali con Legends Global, l’azienda responsabile del servizio di ristorazione dello stadio. Alla fine l’emergenza è rientrata e si è trovato un accordo.
Anche in Messico ci sono state diverse polemiche. Nei giorni scorsi migliaia di manifestanti, che chiedevano aumenti salariali e l’abrogazione di una legge sulle pensioni, hanno bloccato brevemente l’ingresso principale dell’iconico stadio della capitale messicana a poche ore dalla cerimonia e dal calcio d’inizio che sarà trasmessa in mondovisione.
Non c’è l’Italia. Ormai ci siamo quasi abituati a non vedere più le maglie azzurre a un Mondiale di calcio maschile (l’ultima volta, poco lusinghiera, è stata in Brasile nel 2014). Ma la Farnesina ha voluto comunque raccogliere informazioni utili per i connazionali che vorranno viaggiare negli Stati Uniti, in Canada e in Messico in contemporanea allo svolgimento dei Mondiali 2026 o per vedere le partite della rassegna iridata. Ha invitato chi lo stesse per fare a scaricare l’App dell’Unità di Crisi “Viaggiare Sicuri” e ad attivare la geolocalizzazione e le notifiche per restare costantemente aggiornati, ricevere avvisi di viaggio o di messaggi di allerta, consultare le informazioni sui requisiti di ingresso, la sicurezza, la situazione sanitaria e questioni legate alla mobilità nel Paese.
Inoltre, sono sempre disponibili le pagine dedicate dei tre paesi ospitanti. Queste le città nelle quali si disputeranno le partite: in Canada, Toronto e Vancouver; in Messico: Guadalajara, Città del Messico e Monterrey; negli USA: Atlanta, Boston, Dallas, Houston, Kansas City, Los Angeles, Miami, New York/New Jersey, Filadelfia, San Francisco e Seattle. La finale si terrà al MetLife Stadium, in New Jersey. (l.m.aise) 

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