Albano, in migliaia alla grande manifestazione contro l’inceneritore fino ad Ariccia: “Il futuro non si brucia”

Da piazza Mazzini ad Ariccia, una marea di cittadini, comitati e associazioni contro il mega-impianto di Santa Palomba. Al centro della protesta anche i materiali rinvenuti nel sottosuolo del cantiere e il presunto amianto: “Servono analisi neutrali e lo stop ai lavori”

C’è un popolo creativo e indignato in lotta contro la realizzazione dell’inceneritore di rifiuti di Roma a Santa Palomba che ieri, sabato 26 settembre, ha partecipato in massa alla grande e riuscita manifestazione di ieri.

Il corteo si è svolto ad Albano, uno dei territori dei Castelli Romani più vicini all’area del cantiere e interessato dalle conseguenze ambientali e infrastrutturali del progetto, fino ad Ariccia. Un popolo che non arretra di un passo, che si muove con ragione e sentimento, che si espande e cresce perché il cantiere venga fermato e azzerato.

La manifestazione, promossa dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano e Roma e dall’Unione dei Comitati contro l’inceneritore, ha visto la partecipazione di cittadini, famiglie con bambini e anche con i propri familiari a quattro zampe, comitati, rappresentanti di una comunità sempre ignorata da Roma Capitale, inascoltata anche dalle istituzioni locali e che, per questo, ancora una volta è scesa in piazza.

La marea umana, oltre duemila persone, ha sfilato con allegria e determinazione per le strade della città, fino a raggiungere, al tramonto, Ariccia. “No all’Inceneritore di Roma. Dobbiamo fermarlo”, lo slogan più urlato. I promotori avevano annunciato che quella di ieri sarebbe stata una manifestazione eccezionale, senza precedenti, perché arrivata dopo l’ultimo ‘scandalo’: il ritrovamento nel cantiere presidiato dagli attivisti dell’Unione che suppliscono alle istituzioni, di materiale sospetto, potenzialmente riconducibile all’amianto. Una scoperta che, se confermata, aggrava il quadro opaco dell’iter realizzativo, come richiamato più volte nel corso del corteo.

A questo si sono aggiunte le contestazioni già espresse sulle emissioni previste dall’impianto – CO₂, fumi, ossidi, metalli e diossine – nuovamente portate in piazza. Alla riuscita manifestazione ha fatto da contraccolpo la vistosa assenza di sindaci, amministratori locali e rappresentanti istituzionali. Eppure il progetto grava sui 17 Comuni dei Castelli Romani, gli stessi che in questi giorni hanno orgogliosamente presentato la candidatura a Capitale della Cultura 2029.

Al via il corteo, grande festa partecipata con ragione e sentimento

La manifestazione di ieri è stata espressione di una comunità viva che ha dato un forte segnale: pretende il rispetto per i territori e per le comunità che li abitano, il rispetto per periferie trattate come la pattumiera di Roma Capitale, centro di servizi con il beneplacito di tutte le istituzioni. Motivi espressi con ragione e sentimento.

La ragione è quella di un popolo che non si abbandona al fatalismo, non cede alla propaganda, conosce i temi implicati nella vicenda e la posta in gioco, studia le norme, indaga le problematiche. Il sentimento è quello di chi ama visceralmente la propria terra e la difende, così come difende la salute di tutti e il futuro delle nuove generazioni.

Appuntamento alle 16 e 30 in piazza Mazzini, dove è stato organizzato il dispiegamento dei comitati presenti: la ‘coreografia’ di bandiere e striscioni colorati, con l’ausilio di un autocarro che trasmetteva musica e canzoni di alto significato civile, l’auto che accompagna sempre i presidi dell’Unione e anche una macchinina teleguidata da un bambino, con la bandiera dell’Unione.

Con un lieve ritardo rispetto ai tempi previsti, il corteo è partito, preceduto e seguito da uno schieramento di forze dell’ordine, polizia e carabinieri, e ha iniziato il suo cammino percorrendo corso Matteotti, destando la curiosità e l’interesse dei passanti e dei titolari delle attività. Sono state effettuate alcune soste, durante le quali hanno preso la parola gli attivisti per spiegare le ragioni della protesta.

La marea umana con bandiere, suoni, gli striscioni colorati dei comitati e delle associazioni ha attraversato Albano: gente che non si gira dall’altra parte, che da anni dedica tempo di vita e impegno, con immutata resistenza e senza mai mollare, soprattutto nei momenti di maggiore criticità, ora che il cantiere è iniziato, a organizzare proteste e presidi per contrastare quello che è stato definito il ‘cannone spara morte’.

Tra le tante sigle dei comitati partecipanti, l’Associazione Latium Vetus, Pavona Dice No Inceneritore, Italia Nostra Castelli Romani, il Comitato No Inceneritore a Santa Palomba, il Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani, il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani, Rete Tutela Roma Sud, con lo striscione ‘No Inceneritore – Riduci, Riusa, Ricicla’, Mamme No Inceneritore di Roma e Sì Diritto alla Salute.

Presenti anche cittadini arrivati da Pomezia, i comitati di Artena No Bruciatore Fassa, quelli del Laurentino 38, dopo un’estate segnata dai roghi tossici, i comitati di Guidonia, in lotta contro l’impianto voluto da Gualtieri, e quelli arrivati da Rieti, dove si discute del raddoppio dell’acquedotto del Peschiera.

Molto suggestiva nell’onda umana, quella blu di un lungo striscione del Coordinamento Ambientalista Castelli Romani di Roberto Salustri, mosso da volontari e giovani scout, a indicare la problematica idrica e la contraddizione di voler realizzare un inceneritore ‘idroesigente’ in un contesto nel quale i laghi si abbassano, la falda è in sofferenza e l’acqua non c’è.

Durante la prima sosta, gli attivisti che hanno preso la parola hanno descritto “la maledettissima estate” appena trascorsa nella quale si è potuto sperimentare, “un aumento incredibile delle temperature”.

Hanno puntato il dito contro il progetto dell’inceneritore: “Questo sindaco di Roma e commissario viene a proporre un impianto che, per i prossimi 33 anni, se entrasse in funzione, emetterebbe nell’atmosfera 450 mila tonnellate di anidride carbonica alla temperatura di circa 200 gradi. Questo inceneritore non si deve fare”.

Un ragionamento che gli attivisti hanno collegato alle sollecitazioni degli esperti di contrastare le emissioni climalteranti, a cominciare dall’anidride carbonica che verrebbe contraddetto da un tragico ritorno al passato e con conseguenze terribili.

Nel corso degli interventi è stato inoltre invocato il dovere di Arpa Lazio di rendere pubblici i risultati delle analisi sui terreni del cantiere. Gli attivisti hanno dichiarato di sospettare la presenza di “grandi quantità di amianto”, oltre a metalli pesanti, richiamando anche quanto emerso, secondo loro, dalle analisi effettuate a suo tempo da Acea nella fase di indagine: “Ma per il momento tutto tace”.

È stato denunciato il “mutismo” di Governo nazionale, Regione, sindaci, amministrazioni, partiti e persino Procura di Roma. Sono tanti i solleciti rivolti alla stessa Arpa Lazio, che – hanno riferito – vengono presentati da settimane. È stata chiesta giustizia per un territorio ‘martoriato’ dalla discarica di Roncigliano, ricordando anche il processo che nel 2014 portò all’arresto dell’imprenditore Manlio Cerroni e che, a distanza di dodici anni, a giorni celebrerà la centesima udienza.

E poi, hanno aggiunto i manifestanti, “non è bastato aver comprato un terreno a prezzo stratosferico”, ma si è aggiunta la novità agostana quando Gualtieri ha autorizzato Ama a comprare altri 4 ettari e mezzo in via Valle Caja per 5 milioni. “Quindi se la Procura ha ipotizzato una truffa per l’acquisto di 10 ettari a 7 milioni e mezzo, qui siamo alla seconda tappa della stessa truffa”. Tra le denunce portate in piazza, anche quella relativa alle terre del cantiere, che sarebbero state movimentate di notte con l’intento di non far sapere cosa starebbe accadendo: “Perché, come dei ladri, si vergognano di farlo e lo portano sulla Laurentina o a Guidonia”.

Santa Palomba Libera, Castelli Romani liberi: stop a i poteri commissariali

Tra gli slogan scelti, gridati e anche indossati, ‘Il futuro non si brucia’, ‘Santa Palomba Libera’, ‘No ai poteri commissariali’, ‘No ai veleni di Roma’. La manifestazione è sorta come risposta a quelli che i comitati definiscono i “veleni del cantiere”, l’ultimo dei quali sarebbe, appunto, l’amianto. Ma al corteo sono state portate le ragioni della terra e dei territori, dell’acqua, degli alberi e dei laghi, tutte strettamente connesse alla battaglia contro l’ecomostro, così come quelle di comunità che si sentono calpestate e che sono in lotta anche per eliminare i poteri commissariali del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Nel ripercorrere la vicenda, infatti, è stato ricordato che il progetto dell’inceneritore di Roma, motivato in nome dell’emergenza giubilare, ormai alle spalle, non è scaturito da consultazioni pubbliche né è espressione della volontà popolare o di deliberazioni dei Consigli comunali. Deriva, secondo quanto contestato dai comitati, da un’ordinanza commissariale che avrebbe scavalcato o ignorato pareri contrari, senza interpellare le comunità, imponendo scelte calate dall’alto, a favore del profitto di pochi e a danno collettivo di un territorio già abbondantemente vessato.

La denuncia: “Un sistema di potere e di reati ai danni della provincia e delle periferie”
In corrispondenza della Chiesa di San Pietro, c’è stata un’altra sosta e ha preso la parola Alessandro Lepidini, portavoce dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore, per ringraziare i presenti e fare il punto sulle nuove vicende: “Grazie a chi non si arrende e a chi contrasta le scelte distruttrici del nostro territorio. Noi dobbiamo partire da un punto, però. Chi governa Roma non è solo Gualtieri, ma un sistema di potere che ha in Piovra Capitale i tentacoli che organizzano e soffocano questa città e che, ai danni dei territori della provincia e delle periferie, consumano i più grandi reati che stiamo vedendo giorno dopo giorno dall’inizio. E partiamo da quell’inizio, dall’ordinanza del 1° dicembre 2022, in cui avevano scritto che a ottobre 2026, in questi giorni, avrebbero fatto il collaudo. Non è così, non sarà mai così. Il collaudo non glielo faremo mai fare, perché abbiamo dalla nostra la certezza che lì c’è una montagna di reati e li tireremo fuori uno dopo l’altro”.

Parole nette quelle di Lepidini anche nel denunciare la presenza di amianto: “Abbiamo visto quello che è accaduto, ci sono centinaia di tonnellate di amianto. Abbiamo contato 300 maxi big-bag, sono pieni di amianto e questo noi l’avevamo detto”.

Dalla notte tra il 18 e il 19 settembre, infatti, gli attivisti dell’Unione hanno presidiato l’area anche ‘by night’, documentato nuovi fatti al sito ribattezzato ‘cantiere dei veleni’ e quanto sarebbe emerso: non solo rifiuti pericolosi, ma centinaia di tonnellate di amianto.

Gli attivisti-sentinelle hanno contato sacchi accatastati, descritto movimentazioni notturne di terre da parte di operai al lavoro con tute speciali. “E volete sapere di più? – ha continuato Lepidini -. Quelle stesse indagini ambientali che hanno presentato perché fosse approvato dapprima il progetto e poi il PAUR e tutto il resto, lì c’erano tutte. Loro hanno fatto le operazioni di carotaggio su circa 30 punti di prelievo: lì l’amianto non c’era, e qua sono venute fuori 500 tonnellate di amianto. Allora, come funziona qua? Qualcuno ha messo nero su bianco dei reati, perché sono falsi, è tutto falso, come il fatto che sarebbe partito il collaudo adesso. Non c’è nessun collaudo. Adesso sono fermi perché stanno facendo la bonifica e ora vedremo come e perché”.

Lepidini ha ricostruito i passaggi della vicenda che va avanti da quattro anni: “È del tutto evidente che prima di arrivare a questo, intanto hanno distrutto una strada romana. L’hanno distrutta perché non hanno fatto le cose come si deve, e le cose come si deve imponevano i sondaggi archeologici preventivi, che non sono stati fatti e non ci sono carte che giustificano la deroga”.

Ha richiamato l’articolo 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, l’ambiente e gli ecosistemi per le future generazioni: “Eppure non ne hanno tenuto conto e c’è qualcuno che deve pagare”. Poi, ha affrontato il tema delle contaminazioni. Secondo l’attivista, “erano venute in rilievo nel primo trimestre del 2024 gli esiti delle indagini ambientali visti solo nel 2025, tutti dati che Roma ha tenuto nel cassetto, anzi di più: ha approvato il progetto a fronte del superamento delle soglie di concentrazione delle contaminazioni importanti, dei metalli pesanti, del cobalto e anche un po’ di arsenico”.

Zeppieri: ‘Pretendiamo risposte chiare, non il silenzio’

Tra i presenti, unica rappresentante istituzionale, la consigliera regionale di Albano Alessandra Zeppieri che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale sulla presenza di presunto amianto al cantiere: “Siamo qui per ribadire il nostro no all’inceneritore e pretendiamo risposte chiare, non il silenzio”. La consigliera ha fatto anche un accesso agli atti alla Asl competente: “Sembrerebbe, infatti, che il terreno dove dovrebbe sorgere l’inceneritore sia pieno zeppo di amianto. Dai video che sono stati diramati sui social, si vede che si è lavorato la notte e sono stati riempiti moltissimi sacchi di questo materiale, molto probabilmente anche non seguendo le procedure previste dalla normativa. Ci chiediamo: che fine ha fatto il terreno che è stato movimentato in queste settimane? È terra che, come rilevato dall’Arpa, contiene solo alcuni inquinanti o amianto? Sarebbe stata portata a Guidonia, come al IX Municipio, dove la gente lavora, vive, coltiva. Esigiamo con fermezza risposte chiare e trasparenza: dove è stato portato il terreno, chi controlla, quali sono state le procedure. Non è soltanto una questione di legalità, è anche e soprattutto una questione di salute pubblica”.

Hanno preso la parola anche i rappresentanti dei comitati impegnati in lotte che vanno avanti da decenni: da Guidonia, dove è in discussione l’impianto di trattamento meccanico dei rifiuti, anch’esso voluto da Gualtieri, e dal Laurentino 38, dopo un’estate segnata da roghi tossici.

‘Gualtieri sospenda il cantiere’

Il grido-denuncia lanciato dagli attivisti è che l’unico esito possibile a questa vicenda è solo uno: Gualtieri sospenda il cantiere. Dopo aver deviato un fosso, quello della Cancelliera, “senza nulla osta regionale, mentre preparano una terza deviazione del medesimo”, aver distrutto il basolato romano, ora l’ombra dell’amianto incombe sul territorio e sui suoi cittadini.

“Stiamo facendo una lotta impari, ma che ci vedrà vittoriosi, grazie a tutti e a tutte, questa vicenda finirà con una grande festa a Santa Palomba”, l’annuncio di Lepidini. Il corteo è passato davanti al commissariato di Albano, per poi percorrere, con invariata energia, l’ultimo tratto, attraversare il ponte monumentale e arrivare in Piazza della Corte ad Ariccia dove si è svolta la parte conclusiva della manifestazione. E proprio qui, davanti a uno struggente panorama che dalla valle conduce lo sguardo fino al mare, la protesta ha assunto anche il significato di una difesa concreta dei luoghi attraversati e del paesaggio che si offre e incanta tutti. Un paesaggio che potrebbe essere irrimediabilmente alterato se tutto questo proseguisse.

La bellezza dei luoghi, l’identità di un territorio candidato a essere Capitale della Cultura: è anche questo ciò che il corteo ha voluto portare in piazza e difendere, insieme all’ambiente e alla salute delle comunità.

Tra i presenti Marco Cerisola, consigliere del Movimento 5 Stelle del IX Municipio, che pure sta conducendo una battaglia sul tema; l’ex sindaco di Albano, Massimiliano Borelli che da primo cittadino ha sempre partecipato a tutti i cortei, il consigliere comunale di Albano, Salvatore Tedone ; l’ex candidata sindaca di Genzano, oggi consigliera comunale di minoranza, Giulia Briziarelli; il candidato sindaco di Marino, Fabio Mestici.

“La montagna di reati e oltre 500 tonnellate di amianto, le responsabilità politiche di tutti”

Una volta che il corteo è arrivato in piazza della Corte, davanti a Palazzo Chigi, si sono tenuti i discorsi conclusivi.

“La montagna di reati esiste, c’è – ha riepilogato Lepidini – ora dobbiamo organizzare quello che serve perché la Procura di Roma, il procuratore Lo Voi, prenda atto che ci sono denunce. Abbiamo un repertorio documentale con video dove si vede quello che hanno fatto: alla Laurentina hanno sversato 100 mila tonnellate di terre contaminate in un posto dove non potevano andare e sotto Tivoli le portavano dentro le cave”. Ha poi ribadito i motivi di una lunga e inesausta mobilitazione: “Piovra Capitale è il nostro nemico, trae profitto, sfrutta i territori, li danneggia, li devasta, però oggi abbiamo dato la risposta migliore. A fronte di quelle 500 tonnellate di amianto, diciamo che c’è qualcosa di più e quindi devono tirare fuori tutte le analisi, analisi neutrali, fatte bene, indagini ambientali serie, non quelle che ha commissionato Acea, che pure hanno fatto intravedere la possibilità di contaminazioni”.

Quindi il richiamo ai prossimi appuntamenti: “Contro Acea bisogna andare a Roma e ai palazzi a fare rumore, dove ci sono le responsabilità principali sotto il profilo tecnico. Quelle politiche sono di tutti: di chi governa il Campidoglio, di chi governa la Regione, di chi sta a Palazzo Chigi. Non questo di Ariccia, ma quello di Roma, perché si tengono questo commissario che ha fatto cose assurde, reati”.

Lepidini ha poi richiamato quella che sarebbe “la prova provata del fallimento di Gualtieri” e di chi ancora si ostina a sostenerlo: “A quattro anni dall’autorizzazione dell’impianto per farlo a Santa Palomba, ha dovuto comprare a 5 milioni e mezzo quattro nuovi ettari di terreno, avendo pagato i 10 ettari, nel 2022, 7 milioni e mezzo, spesi per terre contaminate. Davvero un capolavoro di gestione del denaro pubblico. Gualtieri ha fallito, ma con lui stanno tutti quelli che lo sostengono, a destra come a sinistra. Grazie a tutti e a tutte. L’opposizione popolare c’è, partecipa e non si rassegna. Li batteremo e non prevarranno mai”.

Sono stati quindi ricordati i prossimi appuntamenti: il 29 settembre, la mobilitazione contro il Forum Euromediterraneo dell’Acqua, con appuntamento di attivisti e cittadini alle 16 alla fermata della metro Eur Fermi, a Roma per dirigersi alla Nuvola di Fuksas dove si svolgerà il Forum. Tra il 7 ottobre e il 4 novembre, poi, le udienze di merito al Tar Lazio contro le autorizzazioni all’impianto. “Fermeremo il cantiere dei veleni”. Tra applausi e gridi di esultanza si è conclusa la manifestazione.

Piano piano si sono sciolte le fila e i manifestanti si sono dispersi. Si sono viste piccole unità, stanche ma gioiose, riattraversare il ponte, mentre in cielo si stagliava la luna piena. Sembrava quasi corrispondere alla pienezza di questa cittadinanza attiva, alla fierezza di un popolo che resiste, deciso a cambiare il finale di una storia anomala e ingiusta.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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