Polemica ad Amatrice sul programma delle celebrazioni per il decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016. A sollevarla è il Comitato Amatrice e Frazioni, che contesta le modalità con cui, quest’anno, sono state organizzate le commemorazioni e punta il dito in particolare contro il nuovo programma e lo spostamento dell’orario della Santa Messa. […]
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Polemica ad Amatrice sul programma delle celebrazioni per il decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016. A sollevarla è il Comitato Amatrice e Frazioni, che contesta le modalità con cui, quest’anno, sono state organizzate le commemorazioni e punta il dito in particolare contro il nuovo programma e lo spostamento dell’orario della Santa Messa.
“La commemorazione delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016 ad Amatrice rischia di trasformarsi, quest’anno, nell’ennesima passerella istituzionale”, sostiene il Comitato.
Nel mirino anche il cambio di impostazione rispetto allo scorso anno: “Lo scorso anno il Comune di Amatrice non aveva invitato nessuno. Quest’anno, incoerentemente, organizza uno show con inviti, locandine e requiem che vanno contro la propria ordinanza”.
La critica riguarda soprattutto il programma delle celebrazioni, che secondo il Comitato sarebbe stato modificato rispetto alla tradizione. “Anche lo storico orario della Santa Messa, da sempre celebrata la mattina, è stato spostato per assecondare le agende e le esigenze della politica e delle autorità in arrivo, tra cui il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione Lazio”.
Una scelta che il Comitato giudica inaccettabile, soprattutto in occasione di un anniversario così delicato: “Amatrice e le famiglie delle vittime non hanno bisogno di passerelle né di orari modificati per comodità istituzionale”.
Il Comitato chiede quindi che la memoria delle 299 vittime resti al centro delle celebrazioni, senza essere condizionata dalla presenza delle autorità politiche. “La memoria del sisma merita rispetto, dignità e continuità, non di essere piegata alle esigenze della politica e delle vicine elezioni”, conclude Amatrice e Frazioni.
Intanto il Commissario Castelli commenta i dati diffusi da Action Aid
Ricostruzione sisma 2016: precisazioni e chiarimenti sul rapporto ActionAid.
In questi giorni la stampa ha dato risalto ad un Rapporto predisposto da Action Aid in riferimento al decennale della ricostruzione del sisma 2016, che si concentra soprattutto sulla ricostruzione degli edifici pubblici. Il rapporto di ActionAid merita attenzione: la richiesta di dati aperti, completi e verificabili è una richiesta giusta, che la Struttura commissariale condivide e alla quale ha dato seguito, da ultimo con la trasmissione del 21 luglio del dataset completo di codici CUP e identificativi, come lo stesso rapporto riconosce. Proprio per rispetto di quel lavoro, però, è necessario ristabilire alcuni fatti.
Nelle osservazioni poste relativamente all’assicurare adeguati livelli di trasparenza e accountability, si evidenzia che la Struttura Commissariale provvede al puntuale adempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente e, in particolare, dall’articolo 36 del decreto-legge n. 189 del 2016, dal decreto legislativo n. 33 del 2013 e dalle ulteriori disposizioni applicabili in materia, assicurando la pubblicazione degli atti e delle informazioni per i quali l’ordinamento prevede specifici obblighi di pubblicità.
La Struttura persegue, al contempo, l’obiettivo di assicurare la più ampia conoscibilità dello stato di avanzamento della ricostruzione. In tale prospettiva si inserisce il Rapporto sulla ricostruzione 2026, che, per natura e finalità, costituisce uno strumento di analisi e rendicontazione istituzionale volto a restituire una rappresentazione organica e sistematica dell’intero processo ricostruttivo.
La ricostruzione costituisce, per sua natura, un processo vivo e in continua evoluzione, nel quale i dati restituiscono lo stato di avanzamento rilevato in un determinato momento e possono pertanto registrare, nel tempo, fisiologici scostamenti. L’azione costante di impulso e di sblocco degli interventi, finalizzata ad assicurarne la concreta realizzazione e ad accelerarne l’attuazione, può infatti determinare accorpamenti o rimodulazioni degli interventi, ottimizzazioni progettuali, aggiornamenti dei quadri economici e variazioni degli importi, anche in conseguenza dell’aumento dei prezzi e dell’adeguamento dei costi delle lavorazioni. Tali variazioni non costituiscono, dunque, un elemento di incoerenza del dato, ma riflettono la natura dinamica del processo ricostruttivo e la sua progressiva definizione nelle diverse fasi di programmazione, progettazione e realizzazione.
Fermo restando questo doveroso chiarimento, la tesi di fondo del Rapporto di ActionAid, secondo cui “per due opere pubbliche su tre il cantiere non è ancora partito”, si fonda su due elementi che ne condizionano significativamente la lettura.
In primo luogo, pur disponendo di dati aggiornati al 2026, trasmessi dalla Struttura commissariale nel luglio 2026 successivamente alla pubblicazione del Rapporto, ActionAid ha costruito la propria analisi su dati obsoleti, ovvero su un dataset aggiornato al 30 aprile 2025 e, dunque, riferito a oltre un anno prima.
In secondo luogo, la tesi di ActionAid si fonda su una classificazione che considera “non partiti” anche gli interventi in fase di progettazione e persino quelli per i quali il progetto esecutivo sia già stato approvato e sia stata avviata la procedura di gara per l’affidamento dei lavori. Ricondurre alla medesima categoria un intervento ancora nelle fasi amministrative iniziali e uno che abbia già completato la progettazione e sia giunto alla fase di affidamento rischia di costituire una forzatura metodologica e di restituire ai cittadini una rappresentazione non pienamente aderente all’effettivo stato di avanzamento della ricostruzione. La realizzazione materiale del cantiere rappresenta infatti una fase di un processo più articolato, preceduta dalla progettazione, dall’approvazione del progetto e dalle procedure di affidamento e seguita dall’esecuzione e dal completamento dei lavori.
La fonte ufficiale, rappresentata dal Rapporto sulla ricostruzione 2026 della Struttura commissariale, aggiornato a maggio, restituisce una fotografia significativamente diversa. Se nel 2023 la ricostruzione pubblica mostrava una condizione di sostanziale stallo, segnata negli anni precedenti da ritardi e da numerose false partenze, oggi il quadro evidenzia un’accelerazione concreta: nonostante si tratti della componente più complessa e articolata del processo ricostruttivo, circa il 40% degli interventi programmati ha raggiunto la fase di cantiere o risulta già concluso. È il segno di un recupero progressivo del tempo accumulato, che non cancella le difficoltà e i ritardi, ma testimonia il superamento della lunga fase in cui alla programmazione degli interventi non corrispondeva un’effettiva capacità di realizzazione.
1. La ricostruzione pubblica sta accelerando: i numeri reali
Al 30 aprile 2026 la programmazione pubblica comprende 3.667 interventi per oltre 4,85 miliardi di euro, 125 interventi e 252 milioni in più rispetto a un anno prima, a fronte di risorse complessivamente disponibili dal 2016 pari a 9,4 miliardi. Gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Ma il dato che conta è il passaggio al cantiere: le opere con lavori in corso o concluse sono oggi circa il 40% dell’intera programmazione, contro il 34,4% del 2025.
È utile osservare che questa accelerazione emerge persino dai dati che ActionAid stessa riporta nella sua appendice 2026, pur senza trarne le conseguenze nel titolo. Nel confronto tra i due dataset, gli interventi prima dell’avvio dei lavori scendono da 2.521 a 2.432; i cantieri aperti (fase 7) passano da 444 a 548, cioè +23,4% in un anno; le opere tra fine lavori e collaudo salgono da 574 a 684, +19,2%. Nei 44 Comuni più colpiti i lavori in corso crescono da 191 a 226 e i conclusi da 243 a 284. Non cresce dunque soltanto il numero delle autorizzazioni o dei RUP nominati: crescono i cantieri reali (Fase 7 Inizio lavori) e le opere consegnate (Fase 8 Fine lavori e Fase 9 Collaudo), e crescono a un ritmo a due cifre. Sono questi i numeri che misurano il cambio di passo.
Quanto al “due su tre”, la percentuale del 66,3% si ottiene sommando alle opere ancora in progettazione anche quelle in fase 6, cioè con progetto esecutivo approvato e procedura di aggiudicazione dei lavori già avviata: interventi che hanno completato l’intero iter tecnico e attendono solo l’esito della gara. Definirli “cantieri mai partiti” è una forzatura evidente. Analogamente, il rapporto cita come prova di opacità il fatto che alcune opere risultino in fase 6 nel dataset mentre i comunicati annunciano la posa della prima pietra: un dataset è una fotografia a una data certa e registra l’avvio formale dei lavori con i tempi amministrativi propri delle stazioni appaltanti; la distanza tra posa della prima pietra e aggiornamento del sistema di monitoraggio non è una contraddizione, è la normale sequenza di un procedimento.
2. Scuole, Ospedali, Chiese e il caso Amatrice: i segni concreti e i cantieri
I dati estratti dal database ufficiale smentiscono la tesi della paralisi, mostrando un Paese in cantiere avanzato. Sulle scuole, che ActionAid indica giustamente come prioritarie, gli ordini di attivazione sono passati in un anno da 125 a 197 (+57,6%) su un piano di 459 interventi per 1,6 miliardi; le riaperture dell’ITTS “Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Betti” di Camerino (circa 15 milioni ciascuna) mostrano che il metodo dell’affiancamento produce opere consegnate. A questi si aggiungono cantieri cruciali come il nuovo polo scolastico E. Mestica (8,3 milioni) e la scuola Dante Alighieri (8,4 milioni) a Macerata, entrambi in Fase 9 (Collaudo), o il Polo scolastico di Cittareale (3,1 milioni) in Fase 7 (Inizio Lavori).
Anche la rete ospedaliera e sanitaria registra avanzamenti epocali: l’Ospedale di Amandola (13 milioni) è stato restituito alla cittadinanza ed è funzionante, mentre all’Ospedale di Fabriano i lavori per il DH e altri reparti (21,2 milioni) sono in Fase 7 (Inizio Lavori).
Sugli edifici di culto che il rapporto ActionAid sostanzialmente non considera, pur essendo le chiese il cuore identitario dei borghi appenninici – il Rapporto 2026 registra 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro, liquidazioni sviluppate sullo stato avanzamento lavori salite a 257,6 milioni (+18,5%) e opere concluse in crescita del 25% in un anno. A titolo d’esempio, i lavori sono in piena esecuzione (Fase 7) nella Basilica San Nicola a Tolentino (3,7 milioni) e nella Chiesa di San Francesco ad Amatrice (11,3 milioni).
Ad Amatrice, il quadro descritto da ActionAid trascura un elemento determinante: la ricostruzione del centro storico è oggi governata attraverso un supercantiere unitario, mentre ancora nel 2023 permanevano macerie e le soluzioni progettuali per lo sviluppo dei sottoservizi risultavano non adeguate alle esigenze della ricostruzione. Lo stesso rapporto ammette che tutti i servizi essenziali censiti nel dataset sono in fase esecutiva o conclusa. I registri del 2026 certificano che l’Ospedale di Amatrice (27,5 milioni), il Centro di formazione professionale Alberghiero (7,3 milioni) e il Municipio Palazzo del Reggimento (2,6 milioni) sono regolarmente in Fase 7 (Inizio Lavori). Inoltre, i sottoservizi del Centro Storico (Cunicoli ispezionabili, 6,6 milioni) sono già in Fase 8 (Fine Lavori). L’Istituto R. Capranica (11,6 milioni) è in Fase 9 (Collaudo). Un intervento che ingloba decine di edifici conta come un record solo nel dataset; nella realtà è una ricostruzione urbana integrale, com’è ad Arquata del Tronto, dove il maxi-intervento da 71 milioni sulle opere di stabilizzazione e ricostruzione è in piena esecuzione (Fase 7 – Inizio Lavori), e a Castelluccio di Norcia.
3. La ricostruzione va letta nel suo complesso
La ricostruzione non è solo quella pubblica. Ridurre il giudizio sul decennale a un sottoinsieme – peraltro quello fisiologicamente più lento in ogni ricostruzione italiana, perché passa attraverso la progettazione e il codice degli appalti – significa tacere la parte più grande del processo. Sulla ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo sono 36.149 per 17,82 miliardi di euro; le pratiche approvate 24.650, il 68,2%, con 12,59 miliardi concessi (1,82 in più in un anno) e circa 8 miliardi liquidati, il 69% dei quali erogato dal 2023 a oggi, quasi 2 miliardi nei soli ultimi dodici mesi. I cantieri autorizzati sono 23.361, di cui 14.968 conclusi (64,1%) e 8.393 in corso.
Nell’ultimo anno oltre 1.300 famiglie, circa 2.800 persone (+13,5%), sono rientrate nelle proprie case: circa 5.500 nuclei nell’ultimo triennio. Il baricentro si è spostato sui danni gravi, ormai il 56,3% delle pratiche, concentrati proprio nei 44 Comuni più colpiti.
Questa accelerazione non resta dentro i cantieri. Il Rapporto 2026 documenta per la prima volta l’effetto della saldatura tra ricostruzione e misure del Fondo complementare Next Appennino (1,78 miliardi): a fronte dei 625 milioni per le imprese sono arrivati 2.353 progetti per 2,54 miliardi, con oltre 400 milioni di capitale proprio degli imprenditori; le imprese con erogazioni sono passate in un anno da 443 a 786 (+77,4%). Il valore aggiunto del Cratere è stimato in 15,96 miliardi nel 2025, con una crescita dal 2022 superiore al 21% contro il 12,3% dell’Italia; il reddito medio dei contribuenti è cresciuto del 19% (22,2% nel Cratere ristretto) contro il 16,9% nazionale. Le Comunicazioni obbligatorie registrano tre anni consecutivi di record di assunzioni, con il 2025 sopra i livelli pre-sisma, e l’edilizia è solo il quarto settore per contratti attivati: cresce il manifatturiero, crescono i servizi. All’azione integrata sono già associabili circa 1,5 miliardi di PIL e 9.800 occupati, su un potenziale a regime di 3,87 miliardi e oltre 15 mila posti di lavoro. Per la prima volta nelle ricostruzioni italiane il territorio sta meglio, per reddito e occupazione, di prima del terremoto in ragione dei principali dati economici e sociali di riferimento.
4. Narrazione e realtà
ActionAid parla di “narrazione istituzionale”. È una definizione che non regge alla lettura dei dati analitici e del Rapporto 2026, che distingue esplicitamente l’avvio amministrativo dal cantiere, pubblica entrambe le percentuali e dichiara che il nodo dei prossimi anni è proprio il passaggio alla fase esecutiva delle opere pubbliche. Sulla trasparenza, la Struttura ha trasmesso i dataset 2024, 2025 e 2026 e sta lavorando, anche grazie al confronto con le organizzazioni civiche, a una piattaforma di dati aperti aggiornata periodicamente. Si segnala infine che lo stesso rapporto ActionAid contiene alcune imprecisioni: il totale degli interventi 2025 è indicato ora in 3.542 ora in 3.539; i tempi medi tra CUP e gara sono calcolati, per ammissione degli autori, solo sugli interventi già aggiudicati; e l’intera analisi dei servizi essenziali si ferma ad aprile 2025, senza tener conto delle 72 attivazioni scolastiche aggiuntive dell’ultimo anno.
La comunità dei territori, del resto, lo percepisce. Nella rilevazione Tecné condotta per il decennale, quasi sei residenti su dieci del Cratere dichiarano che la propria qualità della vita è migliorata rispetto agli anni successivi al sisma e la maggioranza esprime soddisfazione per l’attività di ricostruzione. La strada da fare è ancora lunga, e la proroga della gestione straordinaria al 2029 disposta dal decreto-legge di agosto serve esattamente a percorrerla. Ma a dieci anni dal 24 agosto 2016, i documenti e le evidenze sui territori dimostrano che la ricostruzione dell’Appennino centrale non è ferma: si è rimessa in moto con cantieri, numeri e collaudi verificabili, e sta restituendo case, scuole, ospedali, chiese e lavoro achi ha scelto di restare.
L’articolo Amatrice, il Comitato attacca: “Show e passerella per Premier e governatore, cambiato anche l’orario della Messa” proviene da RietiLife – L'informazione della tua città.
