Morte Denise Cosco ad Ariccia, la Procura di Velletri indaga sui rapporti col padre. Il Corriere rivela la perdita della potestà genitoriale
Proseguono gli accertamenti sulla morte di Denise Cosco, la 35enne figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa nel 2009 dopo essersi ribellata alla ’ndrangheta. Una vicenda che coinvolge direttamente i Castelli Romani: Denise viveva infatti ad Ariccia, dove il 6 settembre si è verificato il gesto che, quattro giorni più tardi, ne ha provocato la morte all’ospedale San Camillo di Roma.
L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri, guidata dal procuratore Carlo Villani, con gli accertamenti affidati ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati. Il fascicolo è aperto per istigazione al suicidio contro ignoti.
Uno dei punti sui quali gli investigatori stanno concentrando l’attenzione riguarda gli eventuali rapporti ristabiliti negli ultimi tempi tra Denise e il padre Carlo Cosco, attualmente detenuto ad Asti, dove sta scontando la condanna per l’omicidio di Lea Garofalo, la mamma di Denise.
L’analisi dei telefoni acquisiti e della casella di posta elettronica della donna dovrà aiutare a chiarire frequenza, contenuto e natura di quei contatti. La Procura vuole comprendere se nelle comunicazioni possano emergere elementi utili a ricostruire ciò che ha preceduto la tragedia.
Il Corriere: Denise aveva perso la potestà genitoriale
Nella ricostruzione pubblicata oggi dal Corriere della Sera emerge inoltre un elemento molto delicato della vita privata di Denise. Secondo quanto riferito dal quotidiano milanese, Denise aveva avuto con il compagno una bambina di circa quattro anni, che viveva con i nonni paterni dopo una decisione del Tribunale per i minorenni che aveva comportato per la 35enne la perdita della potestà genitoriale. Il Corriere riferisce inoltre che Denise soffriva di problemi di dipendenza, circostanza che, secondo la ricostruzione del giornale, sarebbe stata alla base della decisione giudiziaria riguardante la figlia.
Si tratta di un elemento che aggiunge un ulteriore tassello alla complessa situazione personale della donna e che dovrà essere tenuto distinto dagli accertamenti giudiziari attualmente in corso sulla sua morte.
Ascoltato il compagno, nessun biglietto lasciato
Nei giorni scorsi il pm Domenico Vicario ha ascoltato il compagno di Denise come persona informata sui fatti. Dal colloquio gli inquirenti stanno cercando di ottenere elementi utili per ricostruire le ultime ore e, più in generale, il periodo precedente alla morte.
Denise non avrebbe lasciato biglietti né messaggi per spiegare il proprio gesto. Proprio per questo assumono particolare importanza gli accertamenti sui dispositivi elettronici e sulle comunicazioni della donna.
Gli investigatori avevano già effettuato un sopralluogo nell’abitazione di Ariccia e posto sotto sequestro l’appartamento. Erano stati inoltre acquisiti due telefoni cellulari da sottoporre ad analisi.
Il ritorno dei contatti con Carlo Cosco
È soprattutto il rapporto con il padre a rappresentare uno dei filoni più delicati dell’inchiesta.
Il Corriere della Sera riferisce che Denise avrebbe effettivamente ripreso a parlare con Carlo Cosco. Gli investigatori intendono ora stabilire cosa si siano detti e se questi contatti possano avere avuto un qualche peso nella situazione vissuta dalla donna. Il quotidiano riferisce che proprio per questo è stata disposta una consulenza sullo smartphone e che analoghe verifiche interesseranno la posta elettronica.
Al momento, tuttavia, non risultano persone indagate e qualsiasi ipotesi sul possibile ruolo di terzi dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti della Procura.
Una vita segnata dall’omicidio di Lea Garofalo
La storia di Denise è inseparabile da quella della madre. Lea Garofalo aveva deciso di rompere con l’ambiente della ’ndrangheta e di collaborare con la giustizia. Nel 2009 fu uccisa e per quell’omicidio venne condannato, tra gli altri, proprio Carlo Cosco.
Denise, ancora giovanissima, ebbe un ruolo fondamentale nel percorso giudiziario successivo alla morte della madre, scegliendo a sua volta di testimoniare contro il padre. Per anni visse sotto protezione e dal 2018 era uscita dal programma previsto per i testimoni di giustizia.
Ora la Procura di Velletri sta cercando di ricostruire senza lasciare zone d’ombra gli ultimi mesi della sua vita: i rapporti familiari, la situazione personale, i contatti con il padre e tutto ciò che possa fornire una risposta agli interrogativi ancora aperti.
