Ave legionari! Erano pronti da ieri mattina i figuranti specializzati a rappresentare i fedelissimi militi al servizio di Settimio Severo e a festeggiare l’imperatore soldato, ma il tempo ha mandato in parte all’aria il programma di apertura e guastato un po’ la festa. È partita così ad Albano, tra i capricci di Giove e scrosci di pioggia, ‘Atmosfere del Mondo Romano Antico’, l’iniziativa nata dalla collaborazione tra Comune, Museo Civico e l’associazione ‘Legio Secunda Parthica Severiana’, giunta all’XI edizione che si svolgerà anche oggi, domenica 11 ottobre.
La manifestazione celebra un unicum del mondo antico: la presenza ad Albano dell’accampamento militare stabile della Legio II Parthica, fatto realizzare dall’imperatore Settimio Severo intorno al 202 d.C. A causa della pioggia battente, i ‘militi’ dell’associazione, pronti a esibirsi, hanno dovuto rifugiarsi nelle tende moderne montate in tempi record, mettendo al riparo anche elmi, scudi e oggetti della vita quotidiana dei legionari, da loro stessi ricostruiti.
La schiarita nel pomeriggio ha consentito lo svolgimento di alcune delle iniziative: l’apertura dei castra al pubblico, con spiegazioni sulla vita dei legionari all’interno del campo, lo spettacolo gladiatorio in onore dell’imperatore Settimio Severo, vincitore sui Parti, a cura del Gruppo Storico Romano, le manovre militari con la legione in assetto da battaglia, a cura dell’associazione ‘Legio Secunda Parthica Severiana’.
Albano, ‘casa’ della Legio Secunda Parthica Severiana
Il tema che ha ispirato la manifestazione di quest’anno è ‘Spettacoli e trionfi in epoca severiana’. Questo viaggio nel tempo, tra legionari e accampamenti romani, spettacoli e dimostrazioni di archeologia sperimentale, mira a valorizzare Albano in quanto ‘casa’ dei legionari: non solo soldati, ma anche guardia privata dell’imperatore, che, dopo l’assassinio di suoi predecessori, non si fidava dei pretoriani.
Una casa con tanto di anfiteatro, terme, cisternoni realizzati per loro. I Castra Albana erano uno degli accampamenti più importanti dell’Impero romano, eccezionale per la presenza stabile di una legione vicino a Roma. Una storia particolare, unica, ma ancora troppo poco nota.
Le manifestazioni si sono svolte nell’area retrostante il Museo Civico di Albano, mentre in quella antistante è stato allestito un piccolo accampamento, e poi c’erano tavoli didattici per dimostrazioni di archeologia sperimentale, a cura delle associazioni ‘Legio Secunda Parthica Severiana’ e ‘Legio XXX Ulpia Victrix’.
Spettacolo gladiatorio, il pubblico decreta la vita o la morte
Il Gruppo Storico Romano ha inscenato uno spettacolo gladiatorio alla presenza dell’imperatore Settimio Severo. Nel coinvolgere il pubblico, Andrea Buccolini, vicepresidente dell’associazione, ha spiegato il significato della rievocazione, dedicata ai festeggiamenti per le vittorie dell’imperatore sui Parti. Il combattimento è stato realizzato nel rispetto del protocollo scientifico del Parco Archeologico del Colosseo, ha precisato.
I gladiatori dell’associazione fanno dimostrazioni un po’ ovunque: Romania, Bulgaria, Francia, Svizzera e, naturalmente, Albano. Il loro intento è restituire la verità storica su gladiatori e combattimenti, sottraendo queste figure alle alterazioni e alle falsificazioni di una certa cinematografia, specie americana.
Con grande partecipazione del pubblico sono stati presentati due combattimenti gladiatori. “Portare il messaggio della rievocazione storica in un Comune ricco di storia e tradizioni romane e preromane, come Albano, è il senso della presenza dell’associazione”, ha detto Buccolini.
Il Gruppo Storico Romano è stato fondato nel 1994 da Sergio Iacomoni, noto con il soprannome di ‘Nerone’, per far conoscere gli usi e i costumi degli antichi romani, sia nella vita civile che in quella militare. La scuola gladiatori ne rappresenta una delle attività. Buccolini ha ricordato che c’erano diverse condizioni che potevano condurre alla gladiatura. Tra queste, nella ricostruzione proposta, la situazione di schiavi che volevano emanciparsi e chiedevano al padrone di poter pagare il proprio riscatto combattendo nell’arena. Un percorso che prevedeva anche il rischio della morte.
Un’altra condizione era quella di chi aveva commesso reati ‘mediocri’ che non prevedevano la pena capitale, e poteva chiedere al giudice un percorso di redenzione attraverso la gladiatura. Se andava male, poteva finire con la morte. Il gladiatore poteva essere un vicino di casa, un parente, un figlio: l’arena, nel racconto della rievocazione, si trasformava in un vero e proprio tribunale.
E così è stato ieri, quando il pubblico è stato chiamato a decidere, insieme all’imperatore, se lasciare in vita il gladiatore sconfitto che chiedeva la grazia o destinarlo alla morte. Con i segni convenzionali appena appresi, gli spettatori hanno espresso il loro verdetto: il popolo è diventato giudice e l’arena un tribunale, proprio come ai tempi.
“Voglio ringraziare ancora l’amministrazione di Albano che per l’ennesima volta ha voluto regalare alla città e a tutti noi la possibilità di dare un messaggio rievocativo, quest’anno dedicato ai trionfi dell’imperatore”, ha concluso Buccolini.
La legione in assetto da battaglia
A rendere l’idea delle manovre militari della legione di stanza ad Albano, ha provveduto poi una rappresentanza dell’associazione ‘Legio Secunda Parthica Severiana’, accompagnando le dimostrazioni con una spiegazione sulle armature: quelle ricostruite attraverso lo studio delle testimonianze antiche che talvolta vediamo in film e cortei.
“Siamo la Legio Secunda Parthica”, ha esordito Roberto Alessandrini che presiede l’associazione, indicando il vessillo che ne porta il nome e il simbolo. La legione contava circa cinquemila legionari, oltre ad arcieri e ausiliari, ha ricordato. La denominazione ‘Parthica’ richiama le campagne contro i Parti, eterni nemici di Roma, ‘Severiana’ l’imperatore Settimio Severo che la costituisce e la porta qui, in Italia: un caso eccezionale, perché le legioni si trovavano generalmente ai confini, fuori dall’Italia. “Rappresentiamo una storia unica quanto poco conosciuta”, ha osservato Alessandrini.
Si conosce poco Settimio Severo, quasi per nulla la sua legione, che continuerà anche dopo la morte dell’imperatore, con il figlio Caracalla e poi oltre, fino all’età di Diocleziano. Nel III secolo, nella ricostruzione proposta da Alessandrini, è la più importante dell’Impero romano. Ma perché collocarla ad Albano, dove gli stessi legionari costruiscono il loro accampamento? Il territorio scelto nei Colli Albani faceva parte della vasta proprietà privata imperiale fin dai tempi di Augusto, ma non solo. “Qui, sull’Appia, è un luogo strategico: per arrivare da Roma c’è una grande salita e, al culmine, l’accampamento. In direzione della Capitale, invece, il percorso è in discesa. In caso di necessità – ha spiegato Alessandrini – i legionari della Parthica, in armatura leggera, potevano accorrere sul Palatino in quattro ore. Un’intera legione si poteva muovere a difesa dell’imperatore e delle istituzioni”.
La spiegazione delle armature e della loro funzione ha riportato il pubblico intorno al 200 d.C. Settimio Severo ha il merito di aver risollevato le sorti di un Impero che, nel racconto di Alessandrini, poteva già crollare in quel momento, ben prima del 476. Alessandrini ha ricordato poi il riconoscimento ricevuto dal gruppo: “L’amministrazione comunale ha definito l’associazione culturale di interesse comunale, quindi riconosce il nostro ruolo nell’identità del Comune e nel portare avanti la sua storia. Noi di questo siamo molto orgogliosi e portiamo il nome di Albano in giro in tutti gli eventi dove veniamo invitati, Roma, Lazio, estero”.
Il centurio, che comandava una centuria di circa ottanta uomini, ha chiamato uno alla volta i legionari, per illustrare al pubblico di grandi e bambini le armature, i tipi di spade e l’abbigliamento. È stata mostrata anche la formazione a testuggine, difensiva contro le armi da lancio, con gli scudi sollevati sopra la testa e disposti a protezione dei lati.
Una storia da ricostruire, un’identità da raccontare
Il gruppo di rievocazione storica di Albano fu creato da Pino Chiarucci, archeologo e per trent’anni direttore del Museo Civico, al quale si devono anche gli scavi delle tombe dei legionari. “Dobbiamo a lui tantissimo e lo ricordiamo”, ha detto Alessandrini. Il racconto ha toccato anche la storia dei pretoriani: nascono con Augusto, Tiberio fa costruire il loro accampamento, Settimio Severo scioglie il corpo e lo riforma. Molto interessante anche la visita tra i tavoli didattici, grazie all’abilità dei componenti delle associazioni nel ricreare oggetti della vita quotidiana, non soltanto di ambito militare, e nello spiegarne usi e funzioni, restituendo verità storica e suggestioni.
Grazie a Settimio Severo, Albano divenne militarmente un po’ il centro del mondo di allora. Cosa che a molti non piacque. Lo storico e senatore Cassio Dione criticò il peso assunto dall’esercito, rimproverando all’imperatore di aver gravato lo Stato con spese eccessive e reso turbolenta Roma con la presenza di tanti soldati. Per Albano, invece, quella legione è una parte della propria storia da riportare alla luce anche grazie a queste iniziative.
Il programma di domenica 11 ottobre
Ore 10.00 – 13.00 | 15.00 – 19.00 – CASTRA APERTI AL PUBBLICO
Spiegazione della vita dei legionari all’interno del campo
A cura dell’Associazione “Legio Secunda Parthica Severiana”
Ore 10.00 – 13.00 | 15.00 – 19.00 – “I TRIONFI E GLI SPETTACOLI NELLA ROMA IMPERIALE”
A cura dell’Associazione Legio XXX Ulpia Victrix
Ore 11.00 – 11.30 – SPETTACOLO GLADIATORIO IN ONORE DELL’IMPERATORE SETTIMIO SEVERO VINCITORE SUI PARTI
A cura del Gruppo Storico Romano
Ore 11.30 – 12.00 – MANOVRE IN ASSETTO DA BATTAGLIA
A cura dell’Associazione “Legio Secunda Parthica Severiana”
Ore 12.15 – Conferenza “IL TETRAPILO DI VIMINACIUM”
A cura di Viminacium, Istituto di Archeologia di Belgrado
Ore 16.30 – 17.00 – “LA VITA DEI CITAREDI” Concerto spettacolo con musiche e danze dell’antica Roma
A cura di Synaulia
Ore 17.15 – 18.00 – Conferenza “L’INTRATTENIMENTO AI CONFINI DELL’IMPERO – Il caso Viminacium, capitale della Moesia Superior”
A cura di Viminacium, Istituto di Archeologia di Belgrado
