Notificate nel primo semestre 2026 quattordici sanzioni amministrative per una somma complessiva di 70 mila euro. Sequestrate per la successiva distruzione oltre 60 chilogrammi di inquinanti buste di plastica non conformi
Nel corso del primo semestre 2026 i Nuclei Carabinieri Forestale del Gruppo di Roma (Marino, Roma, Roma Natura, Velletri) hanno mantenuto alta l’attenzione sull’uso e la commercializzazione delle buste di plastica “tradizionali” e non compostabili. Questi sacchetti sono vietati “alla cassa” sin dal 2011, come prescritto dagli articoli 226 bis e 226 ter del D.lgs 152/2006 (la principale norma di tutela ambientale della Repubblica Italiana).
Nei controlli svolti presso eterogenei punti vendita, spesso nelle attività coordinate con i reparti dell’Arma Territoriale, i Carabinieri Forestali hanno riscontrato numerose irregolarità con esercizi che mettevano a disposizione dei clienti buste non compatibili. In questa prima frazione del 2026 sono state già notificate, a diversi esercizi commerciali, 14 verbali di accertamento di violazioni amministrative, ognuna delle quali prevede il pagamento di una sanzione fino a un massimo di 25.000€.
La pesante sanzione è giustificata dalla duplice esigenza di tutela ambientale e di salvaguardia dell’economia circolare dalla concorrenza sleale.
Da un lato la plastica tradizionale monouso non si degrada nell’ambiente, diventa trappola mortale per flora e fauna selvatica, alimentando le isole di rifiuti degli oceani e, frammentandosi in microplastiche, inquina il suolo e i mari e, addirittura, entrando nella catena alimentare. D’altro canto, l’uso dei sacchetti illegali danneggia le aziende della filiera della bioeconomia, penalizza i commercianti rispettosi delle regole e crea concorrenza sleale basata su prodotti a basso costo ma ad altissimo impatto ecologico, i cui veri oneri si ripercuotono sulla collettività, per il risparmio economico di pochi.
Se durante i propri acquisti vi fossero dubbi sulla qualità dei sacchetti forniti dal punto vendita, i Carabinieri Forestali invitano a osservare con attenzione il sacchetto che deve riportare chiaramente la dicitura “Biodegradabile e compostabile” e (in riferimento alla norma tecnica UNI EN 13432:2002) il marchio di un ente certificatore accreditato (es. CIC – Consorzio Italiano Compostatori, TÜV Austria, DIN Certco, Vincotte). In caso contrario, sempre suggerendo ove possibile l’uso di borse personali e riutilizzabili, si consiglia di rifiutare il sacchetto e chiedere un’alternativa. Il consumatore ha sempre il diritto di non accettare l’imballaggio non a norma, pretendendo uno shopper conforme.
A tutela dell’ambiente e della collettività è necessario segnalare il possibile uso di sacchetti non conformi ai Reparti dei Carabinieri Forestale, contattando il numero di pubblica utilità 1515 o il numero unico di emergenza 112. Si ricorda che le borse compostabili a norma non sono un semplice rifiuto, ma una risorsa per la gestione domestica sostenibile e possono essere riutilizzate per la raccolta differenziata dell’umido (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano – FORSU). La loro composizione ne permette il processo di trasformazione in fertilizzanti naturali negli impianti dedicati (ma non nell’ambiente), e non vanno mai gettati nella raccolta della plastica o multi-materiale, dove darebbero problemi ai processi industriali di recupero.
Resta sempre vietato l’abbandono indiscriminato, di rifiuti e imballaggi, nell’ambiente, grave comportamento di rilevanza penale, che nei casi meno gravi è punita con l’ammenda da 1.500 € a 18.000 €.
