Presidente della CEI per sedici anni, fu tra gli interpreti più influenti del rapporto tra cattolicesimo, società e istituzioni Camillo Ruini è morto ieri a Roma, …
Presidente della CEI per sedici anni, fu tra gli interpreti più influenti del rapporto tra cattolicesimo, società e istituzioni
Camillo Ruini è morto ieri a Roma, a 95 anni. Era nato a Sassuolo nel 1931 e ha attraversato gran parte della vita ecclesiale italiana con una convinzione. Rendere la Chiesa una presenza ancora influente nello spazio pubblico, all’interno delle trasformazioni culturali e istituzionali.
Un obiettivo perseguito con metodo, pazienza e una determinazione che non aveva bisogno di toni alti. Bastava la scelta del momento e la precisione dell’intervento.
Il passaggio più noto è quello del 12 giugno 2005, quando gli italiani furono chiamati a votare sui referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione assistita. I promotori radicali avevano proposto quattro quesiti per modificare le parti più restrittive della normativa.
Ruini non invitò a votare contro. Scelse una linea diversa. Invitò a non partecipare al voto. Un’astensione esplicita, sostenuta pubblicamente, che contribuì in modo decisivo al mancato raggiungimento del quorum. Fu uno degli episodi più influenti del rapporto tra Chiesa italiana e la politica nel primo decennio degli anni Duemila.
Il giorno dopo, interpellato sul risultato, dichiarò di essere “favorevolmente colpito dalla maturità del popolo italiano”. Una frase che sintetizzava il suo stile. L’azione politica filtrata attraverso il linguaggio pastorale, senza rotture apparenti, ma con effetti concreti.
Teologo, Ruini è stato per sedici anni presidente della Conferenza Episcopale Italiana e vicario del Papa per la diocesi di Roma, diventando una figura centrale nei pontificati di Giovanni Paolo II e, successivamente, di Benedetto XVI. Più che un leader spirituale in senso stretto, ha incarnato una forma di leadership intellettuale capace di incidere sulle grandi questioni nazionali.
Con la fine della Democrazia cristiana e la trasformazione del sistema italiano, il suo approccio si spostò progressivamente da una logica di rappresentanza partitica a quella di una presenza diffusa.
Una “Chiesa pensante”, come venne spesso definita, in grado di orientare il confronto collettivo attraverso interventi su temi considerati centrali come la famiglia, la scuola, la bioetica. In questo lessico si consolidò l’espressione di “valori non negoziabili”, destinata a segnare una stagione del dibattito ecclesiale e politico.
Sotto la sua guida, la CEI non si limitò a osservare gli sviluppi del Paese, ma intervenne direttamente su questioni etiche e sociali. Un modello che contribuì a ridefinire il ruolo della Chiesa nell’Italia della Seconda Repubblica.
Con papa Francesco i rapporti rimasero formali e corretti, ma lontani sul piano dell’impostazione culturale. Il mondo ecclesiale, che Ruini aveva contribuito a costruire, centrato sulla chiarezza dottrinale e sul confronto diretto con la cultura laica, apparteneva già a una stagione diversa rispetto all’approccio più pastorale e meno conflittuale del pontificato argentino.
Ruini, tuttavia, ha mantenuto fino all’ultimo un peso simbolico e una riconoscibilità nel cattolicesimo italiano.
Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. A darne notizia è stato il cardinale vicario Baldassare Reina con la diocesi di Roma. Nel comunicato ufficiale si legge che è stato “acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese” e che ha considerato “fondamentale guidare le transizioni culturali con fierezza cattolica”.
Per un’informazione completa
Consulta anche gli articoli pubblicati su:
