Sull’esempio di Antonio Cederna, Comitati e cittadini riuniti a Genzano rilanciano l’idea di una tutela più forte del territorio, dal lago Albano a Nemi fino a Giulianello. Intanto, dopo il rigetto di cinque ricorsi contro l’inceneritore di Santa Palomba da parte del Tar Lazio, è già in preparazione un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. L’appello ai sindaci di Marco Alteri: “La politica locale deve alzare la voce”.
‘Parco Nazionale del Bosco Sacro e dei Laghi Vulcanici’: nelle intenzioni dei promotori, potrebbe essere questa la denominazione di un futuro Parco Nazionale dei Castelli Romani, per ampliare la tutela di un territorio straordinario per patrimonio naturalistico, paesaggistico, storico e archeologico.
Da questa aspirazione ha preso le mosse l’assemblea plenaria svoltasi sabato 24 ottobre, a Genzano, nella sala della chiesa della Santissima Trinità, in via Don Nazario Galieti.
Promossa dal Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani, l’iniziativa ha riunito rappresentanti di altri Comitati e cittadini per avviare una riflessione collettiva su questo ‘sogno’ che include anche il lago di Giulianello e il territorio circostante. Un progetto ambizioso che nasce dalla consapevolezza di vivere nella culla della civiltà, un territorio sacro che per i promotori non è sufficientemente tutelato, ma è sottoposto a minacce crescenti, quali cementificazione, il progetto dell’inceneritore di Santa Palomba e i nuovi impianti della Fassa Bortolo ad Artena. Due vertenze che si intrecciano con la difesa dei boschi, dei laghi, della qualità dell’aria, delle risorse idriche e del suolo.
Il sogno di Antonio Cederna rinnovato, un Parco Nazionale polmone verde di Roma Sud
Il modello di riferimento è quello di Antonio Cederna, urbanista, giornalista e instancabile difensore del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico, protagonista delle battaglie contro il cosiddetto ‘sacco di Roma’ già a fine anni ‘50.
Dal suo sogno sono nati il Parco Regionale e il Parco Archeologico dell’Appia Antica. Ma il progetto di Cederna è rimasto in parte incompiuto. Il suo celebre ‘cuneo verde’ prevedeva infatti un ‘corridoio’ dal centro della Capitale alla campagna romana, fino ai Castelli Romani, un immenso museo all’aperto, accessibile e fruibile da tutti.
È proprio sulla scia di questa visione che il Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani ha maturato l’idea di compiere l’ulteriore passo: trasformare il Parco Regionale in un Nazionale.
“L’idea è di un Parco ‘internazionale’, di riprenderci ciò che come cittadini ci appartiene e passare a un altro livello”, è stato spiegato durante l’incontro. Non si è trattato soltanto della presentazione di una proposta, ma di un vero e proprio tavolo di lavoro, aperto ai contributi e alle idee di tutti. Quali tutele sono oggi necessarie? Quali limiti occorre porre alle attività che incidono sul patrimonio naturale? Quali interventi devono essere considerati prioritari? E, soprattutto: che cosa si può cominciare a fare subito, senza attendere i tempi inevitabilmente lunghi dell’istituzione di un Parco Nazionale?
Sono alcuni dei temi su cui i partecipanti si sono interrogati, a oltre quarant’anni dalla nascita del Parco Regionale dei Castelli Romani, istituito proprio grazie alla mobilitazione popolare. Secondo alcuni degli intervenuti, se fosse già esistita una tutela di livello nazionale, il progetto dell’inceneritore di Santa Palomba non sarebbe mai stato concepito, a dispetto dei poteri commissariali attribuiti al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
È stata affrontata anche l’obiezione secondo cui un territorio già fortemente antropizzato, con insediamenti industriali distribuiti a macchia di leopardo, non potrebbe essere trasformato in Parco Nazionale.
“Non viene prima il Parco e poi gli insediamenti, casomai accade il contrario”, hanno osservato i promotori, richiamando l’esperienza del Parco Nazionale d’Abruzzo, oggi anche esteso a Lazio e Molise, la cui storia dimostra come un’area protetta possa evolversi nel tempo e coinvolgere territori differenti.
L’inceneritore, l’urbanizzazione, piani regolatori che prevedono ancora nuove espansioni edilizie, il Piano d’assetto del Parco Regionale, rimasto incompleto e non pienamente efficace: sono alcuni dei motivi indicati a sostegno della necessità di una tutela più incisiva. L’idea di collegare i Monti Lepini ai Castelli Romani, permetterebbe per i promotori la tutela del più grande polmone verde a sud di Roma.
Una prospettiva condivisa anche da Umberto Proietti, coordinatore del Comitato No Fassa, presente all’assemblea dopo aver partecipato nella mattinata, a una manifestazione a Giulianello contro l’ampliamento del cementificio.
Inceneritore di Santa Palomba, respinti cinque ricorsi presentati al Tar Lazio
La seconda parte della plenaria è stata dedicata agli sviluppi della battaglia contro l’inceneritore di Santa Palomba ed è stato letto un comunicato della Rete Tutela Roma Sud relativo alla recente sentenza del TAR Lazio, che ha respinto cinque ricorsi. Una decisione accolta con forte delusione ma anche spirito critico. Per Marco Alteri, portavoce di Rete Tutela Roma Sud, “resterebbero deboli gli argomenti con i quali il Tribunale ha respinto le contestazioni riguardanti, tra l’altro, la paternità degli allegati progettuali, la violazione delle garanzie procedimentali, le carenze istruttorie nelle valutazioni ambientali e il tema delle prescrizioni”. Tra le questioni sollevate, anche la mancata partecipazione del Comune di Albano Laziale alla Conferenza dei Servizi indetta per il procedimento di sdemanializzazione del Fosso della Cancelliera con ricorso “ad adiuvandum” presentato da Italia Nostra Castelli Romani, e il mancato riconoscimento dell’area come zona a elevato rischio di crisi ambientale. Nel 2024 si è dato avvia a un’iniziativa per il riconoscimento da parte del Comune di Albano Laziale dell’area a elevato rischio di crisi ambientale per l’inquinamento della falda provocato dalla vicina discarica di Roncigliano. Il procedimento, avviato dalla Regione Lazio soltanto nell’agosto 2025, non è ancora giunto a conclusione. Dopo il responso del Tar, la convinzione diffusa è che la soluzione della vertenza non possa essere affidata esclusivamente ai tribunali. “Siamo convinti che la soluzione debba essere politica, economica o europea”, è stato affermato nel comunicato.
Marco Alteri: ‘Non ci fermeremo, ricorreremo al Consiglio di Stato’
Sentito da Castelli Notizie, Marco Alteri ha fatto il punto sulla situazione. “Il TAR non ha esaminato nel merito il ricorso dei cittadini elettori di Albano”, ha sostenuto. Pur definendosi realista, ha ammesso di non aspettarsi il rigetto del ricorso presentato dai cittadini, ma la decisione non ha spento la mobilitazione. Al contrario, il Comitato è già al lavoro con il team legale alla preparazione di un nuovo atto per impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato. “Come Rete Tutela Roma Sud avevamo presentato tre ricorsi. Un possibile motivo di rigetto è stata la disomogeneità”, ha spiegato. Il ricorso dei cittadini, infatti, era stato presentato inizialmente in sostituzione del Comune di Albano Laziale, che in quel momento era commissariato. Successivamente, la nuova amministrazione era intervenuta nel procedimento ad adiuvandum, a sostegno delle ragioni dei ricorrenti. La ‘bocciatura’ del Tar non avrebbe affrontato nel merito questioni ritenute fondamentali, quali la deviazione del Fosso della Cancelliera e il mancato coinvolgimento del Comune nella Conferenza dei Servizi. “Manderemo il nuovo studio al Comune di Albano. Deve fare ricorso con noi, dobbiamo essere omogenei”, ha dichiarato. Tra i ricorsi respinti, anche due presentati dai Comuni di Castel Gandolfo e Genzano. Alteri ha espresso perplessità anche sui tempi della decisione e sull’articolazione della sentenza. “Il giudice in quindici giorni ha emesso la sentenza di 31 pagine: nelle prime venti c’è la lista dei ricorrenti, nelle ultime le motivazioni del rigetto”, ha osservato. Rete Tutela Roma Sud attende, intanto, l’esito di un altro ricorso, relativo al Campo Pozzi Laurentino, discusso in via ordinaria lo scorso 4 ottobre e ancora in attesa di sentenza. Un eventuale esito favorevole potrebbe incidere sull’edificabilità dell’area del cantiere fino all’avvenuta bonifica. Parallelamente, prosegue il lavoro per portare la questione anche all’attenzione delle istituzioni sovranazionali. “Stiamo studiando la questione degli aiuti di Stato per portare le procedure alla Commissione europea”, ha riferito Alteri. Tra gli aspetti che i ricorrenti ritengono non adeguatamente affrontati vi è anche quello del possibile conflitto di interessi: si ritiene necessario verificare la condizione del Commissario Straordinario di Governo che è anche Sindaco di Roma Capitale, ente committente dell’inceneritore, e indirettamente azionista del soggetto proponente attraverso il gruppo Acea. Restano anche da conoscere gli sviluppi di diversi esposti penali riguardanti la compravendita del terreno, la paternità del PAUR, la gestione dell’amianto nel cantiere. La prosecuzione della battaglia giudiziaria comporterà anche nuovi costi. “Faremo cene per raccogliere fondi”, ha annunciato Alteri, ricordando il termine di sessanta giorni indicato per impugnare la sentenza.
L’appello di Alteri ai sindaci: ‘La politica locale deve alzare la voce’
Alteri ha lanciato un appello alla politica locale. “È importante che si svegli, deve alzare la voce e pretendere rispetto per il nostro territorio. Non si può nascondere, come quando andiamo a Roma a manifestare e a rappresentare la nostra contrarietà all’inceneritore”. Deve insorgere a nome delle comunità da cui ha ricevuto espresso mandato, il convincimento dell’attivista. I comitati hanno richiamato tre questioni considerate particolarmente urgenti: il mancato riconoscimento da parte della Regione Lazio dell’area di Roncigliano come zona a elevato rischio di crisi ambientale, l’esclusione dei rappresentanti del territorio dall’Osservatorio ambientale sull’inceneritore e la mancata dichiarazione di un’emergenza ambientale per il progressivo prosciugamento dei laghi. “Per queste cose non servono i giudici, ma sindaci coraggiosi e onesti”, ha affermato. Occorrono atti politici concreti: “Ci aspetteremmo che siano i sindaci a chiamarci a raccolta per bloccare il Consiglio Regionale finché non otteniamo ciò che è dovuto ai territori”. Un’azione per tutte: fermare il cantiere dell’inceneritore di Santa Palomba.
