Ciampino, al Liceo Volterra la sfida dell’intelligenza artificiale: studenti protagonisti della conferenza “AI Pensata”

Giovedì 28 maggio l’auditorium del Liceo Scientifico Statale “Vito Volterra” di Ciampino ha ospitato “AI Pensata – L’intelligenza artificiale a scuola”, una conferenza aperta a docenti, genitori e studenti, con il patrocinio della Città di Ciampino. In platea, i veri driver del cambiamento sono stati i ragazzi: attenti, coinvolti fin dalla prima fila.

Un segnale che dice tutto su chi senta più urgente questa sfida. Ad aprire i lavori la dirigente scolastica prof.ssa Emilia D’Aponte, che ha dato il benvenuto alla sindaca di Ciampino Emanuela Colella, all’assessora alla Pubblica Istruzione Maria Maldini, alla presidentessa del Consiglio d’Istituto sig.ra Cianfrini e ai professori: Francesca Sabatini, Massimo Pescatori, Angela Gargiulo e Chiara Carosi. Ha preso quindi la parola la sindaca di Ciampino, Emanuela Colella, portando il saluto dell’amministrazione comunale: «Oggi assistiamo a un momento estremamente formativo. È fondamentale conoscere l’intelligenza artificiale come strumento di supporto, imparando a distinguere i canali e gli strumenti realmente affidabili. Questo istituto, la dirigente scolastica e tutto il personale dimostrano ogni giorno attenzione e presenza nei confronti dei nostri ragazzi. Come amministrazione siamo orgogliosi di patrocinare questa iniziativa, perché contribuisce a preparare i giovani a un futuro che è già realtà». L’assessora alla Pubblica Istruzione, Maria Maldini, ha rivolto un sentito plauso all’istituto: «Il Volterra ha saputo anticipare i tempi. La didattica a distanza è stata attivata fin dai primi giorni dell’emergenza Covid, grazie alla lungimiranza della dirigente scolastica. Oggi i colleghi tornano a restituire il valore di un percorso formativo svolto durante l’anno scolastico sull’AI». Nel suo intervento ha poi richiamato l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale e responsabilità collettiva: «Si tratta di un tema che riguarda direttamente i nostri studenti e il loro futuro», ha sottolineato.

Ha preso poi la parola la presidentessa del Consiglio d’Istituto sig.ra Cianfrini, che ha descritto il ruolo delle famiglie: “Noi proviamo a essere un fronte impegnato al fianco dei docenti e dei ragazzi, ma siamo — ahimè — l’anello debole della catena. Oggi è un momento di snodo. È una sfida profonda, un cambiamento pervasivo nel futuro dei nostri figli. Aiutatemi a diffondere questa prospettiva”.

Al cuore della serata, l’intervento della prof.ssa Emilia D’Aponte in veste di relatrice. “Da qualche anno i docenti si sono trovati di fronte a testi meravigliosi, scritti benissimo, corretti,” ha esordito, “ma che non producevano apprendimento. Se ho un compito perfetto e nessun apprendimento, a cosa serve la scuola?” Si parla, ha proseguito, di vera emergenza educativa. “Quando utilizziamo l’AI come scorciatoia, ricorriamo a una delega cognitiva che ci porta verso la standardizzazione del pensiero e ci fa perdere l’unicità di ciascuno.” La risposta del Volterra non è il divieto, ha precisato: “Cerchiamo di passare dal no al come.” Ha quindi presentato il Piano AI dell’istituto, strutturato in cinque ambiti operativi nel rispetto dell’AI Act europeo e delle norme italiane, con l’obiettivo dichiarato di formare veri “architetti del futuro”. “L’attenzione,” ha sottolineato D’Aponte, “non è sul prodotto, ma sul processo”.

La prof.ssa Francesca Sabatini, animatrice digitale dell’istituto, ha illustrato l’infrastruttura digitale che sostiene questo percorso: “Non è una scelta casuale. Google Workspace for Education è la piattaforma ufficiale della scuola, pensata per i minori, con garanzie di sicurezza che le versioni consumer non offrono.” I dati degli studenti restano su server europei, ha spiegato; Google non può usarli come vuole, non viene mostrata pubblicità e i contenuti prodotti dai ragazzi non vengono usati per addestrare i modelli AI. “La scuola controlla tutto: è l’istituto — non Google — a decidere chi accede, cosa si può fare e cosa no.” Gli strumenti AI autorizzati sono due: Gemini Education, con filtri scolastici attivi, e NotebookLM. “NotebookLM risponde esclusivamente sui documenti caricati dal docente,” ha precisato Sabatini. “Questo riduce drasticamente le allucinazioni: la fonte è verificata, la risposta è verificabile”.

Ha poi presentato il Curricolo di Cittadinanza Digitale, allineato alle competenze europee DigComp 3.0, ponendo la domanda: “Dobbiamo insegnare agli studenti a sviluppare il senso critico. L’IA mi rende più libero o più dipendente? Mi aiuta a capire meglio o solo più velocemente? Mi avvicina agli altri o mi isola? Queste sono le domande che dobbiamo imparare a fare.” Il prof. Massimo Pescatori docente di informatica, ha poi guidato il pubblico nella storia e nel funzionamento dell’intelligenza artificiale, rendendo accessibili anche i concetti più complessi: «Negli anni Ottanta i sistemi si basavano su regole scritte a mano. Oggi i modelli funzionano attraverso l’addestramento: la conoscenza non è più nel codice, ma nei parametri della rete neurale». Ha quindi spiegato in modo semplice cosa siano i Large Language Model (LLM), i modelli linguistici su cui si basano strumenti come ChatGPT: «Analizzano enormi quantità di testi e calcolano quale parola abbia più probabilità di seguire un’altra. Ripetendo questo processo miliardi di volte, imparano a rispondere, tradurre, riassumere e conversare».

Pescatori ha poi evidenziato uno dei limiti principali dell’IA: «Uno degli errori più comuni è confondere correlazione e causa-effetto. Molte informazioni che circolano quotidianamente si basano proprio su connessioni non scientifiche». Su questo punto è intervenuta anche la dirigente Emilia D’Aponte, ribadendo come il pensiero scientifico rigoroso rappresenti oggi una competenza irrinunciabile.

«La risposta è una sola: allenare lo spirito critico», ha concluso il docente.
La prof.ssa Angela Gargiulo anch’essa docente di informatica, ha portato il pubblico “sotto il cofano” dell’intelligenza artificiale: “Voglio portarvi dietro le quinte. Un neurone artificiale è un interruttore intelligente: un costrutto software che riceve molteplici input, li pondera matematicamente e genera un valore di output. Ogni informazione ha un peso: alcune contano molto, altre poco. Il neurone somma tutto e prende una decisione.” Ha precisato: “È ispirato ai neuroni del cervello umano, ma è molto più semplice. L’IA non capisce il significato di ciò che scrive: è una formidabile calcolatrice statistica di parole.” La prof.ssa Chiara Carosi docente di scienze naturali, chimiche e biologiche ha chiuso la parte scientifica con la prospettiva delle neuroscienze: “Chi pensa per i nostri figli?” ha domandato, lasciando la frase sospesa nell’auditorium. Ha richiamato la teoria dei due sistemi di Daniel Kahneman — il Sistema 1, intuitivo e automatico, e il Sistema 2, lento, faticoso, logico, dove avviene l’apprendimento profondo — e le più recenti ipotesi su un Sistema 3, una cognizione artificiale esterna al cervello proposta dagli studi di Shaw e Nave. “Il nostro cervello è una macchina progettata per risparmiare energia,” ha spiegato. “Odia usare il Sistema 2 se non è costretto. Quando l’IA fornisce risposte immediate, il cervello ragiona così: ‘Perché faticare se la macchina ha già la risposta?’ Il Sistema 2 si disattiva. E con lui, si disattiva l’apprendimento stesso.” Ha distinto con nettezza i due ambiti: “L’IA eccelle in dati, pattern, velocità di elaborazione. Noi eccelliamo in contesto, significato, giudizio critico. Se la usiamo come oracolo infallibile, andiamo incontro a errori colossali.” Ha concluso: “Non basta insegnare ai ragazzi come usarla. È necessario insegnare loro quando fidarsi, quando verificare e come integrare le risposte con il pensiero critico.” A chiudere la serata, i protagonisti più attesi: sei studenti del Volterra, tre ragazze e tre ragazzi delle classi 4SE e 3SA, che hanno presentato la loro esperienza con “Socrate Mentor”, un tutor socratico ispirato alla maieutica di Socrate — l’arte di far partorire le idee. Partendo da dati e sondaggi elaborati in classe, i ragazzi hanno raccontato come il tutor non fornisca la risposta, ma accompagni l’utente a riconoscere e correggere i propri errori, sviluppando autoregolazione, gestione dell’errore, collaborazione e pensiero critico. “Non stiamo insegnando a usare l’IA,” recitava la slide conclusiva del loro intervento. “Stiamo insegnando a pensare — con l’IA come specchio.”

Non solo algoritmi e neuroni: quella che si è respirata al Volterra è la consapevolezza che la bussola del futuro non è la macchina che risponde, ma la mente che sa fare le domande giuste.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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