Ciampino, chiusa un’altra edicola e a Roma Gualtieri gioca la carta dei pannelli pubblicitari

L’ultima a chiudere a Ciampino, in ordine di tempo, è stata l’edicola di viale Kennedy, vicinissima alla stazione dei Carabinieri. Il posizionamento non propriamente ideale – a ridosso di un’arteria a forte scorrimento, per di più senza possibilità di parcheggio – e relativamente isolata, rispetto al quartiere della Folgarella, potrebbero essere stati i fattori che hanno contribuito alla decisione del signor Andrea di gettare la spugna pochi giorni fa, ai primi di settembre.

L’ennesimo capitolo di una storia infinita, uno stillicidio di chiusure o ripetuti cambi di gestione che va avanti da parecchi anni, quasi un quarto di secolo ormai, stando alle statistiche congiunte rilasciate periodicamente dai sindacati e dalle associazioni di categoria. Solo due anni fa, a seguito di lavori di ristrutturazione, chiudeva i battenti l’edicola della stazione, importante punto di riferimento per la cittadinanza e per almeno due milioni di passeggeri e pendolari che transitano ogni anno per Ciampino.

E serrande abbassate, da almeno dieci anni, per quella di via di Morena, situata all’incrocio di via Fratelli Wright, come pure per la storica edicola – presente sin dai primi anni Settanta – in prossimità del grigio caseggiato dell’ex centrale della Sip (oggi Telecom) di via Maddalena.

Un fenomeno che purtroppo non riguarda solo Ciampino: per il compianto Franco Rosati, il ‘mitico’ edicolante di piazza Mazzini a Velletri lo stop, dopo 70 anni di servizio, avvenne nel 2020; stessa sorte, nella stessa località castellana nel 2024, per il chiosco di piazza Falcone, di fronte al Tribunale, come pure per quella in via Fontana della Rosa, quella in via di Ponente e, persino, quella in Piazza XX Settembre.

Due anni fa, ad Albano, toccò al giornalaio di via Rossini, con tanto di saluti via facebook; a Marino, in poco meno di dieci anni, sono state chiuse le rivendite di via Segni e via Marcantonio Colonna.

Cambi di proprietà recenti, viceversa, per l’edicola davanti la scuola elementare “Sarro” e per quella prospiciente la parrocchia di San Giovanni Battista a Mura dei Francesi. Ma quelli che, ad una lettura superficiale ed approssimativa, potrebbero apparire dei segnali incoraggianti, quantomeno un ‘saldo’ tra chiusure definitive e avvicendamenti, in realtà non lo sono: le cessazioni risultano essere in numero nettamente superiore.

Un problema non solo locale, a guardare i numeri forniti dall’indagine 2026 dell’associazione Stampa Romana, il sindacato dei giornalisti di Roma e del Lazio, su dati del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. Dallo studio emerge che su 7.896 comuni in Italia in ben 4.974, ossia circa due terzi del totale (63%), non hanno un’edicola e che in vent’anni ne sono scomparse 15 mila a fronte di un totale di circa 36 mila ancora presenti nei primi anni del nuovo secolo. Nella nostra regione – sempre secondo il rapporto – 212 comuni su 361 (il 58,72%) non posseggono un’edicola “pura”, un’esercizio vale a dire dedicato esclusivamente alla vendita di quotidiani, riviste e periodici, senza altre attività come la rivendita di gratta e vinci, ricariche telefoniche, giocattoli, punto di ritiro postale o alcoolici come avvenuto nelle grandi città a cominciare da Roma.

«Paccottiglia», taglia corto Nathalie Naim, presidente della Commissione Bilancio del Municipio I: «E’ a Roma, più che altrove, che le edicole stanno cambiando fisionomia, con più dell’80% trasformato in chioschi dove si vende di tutto. E’ qui che le edicole cessano di essere rivendite di giornali per diventare bancarelle che vendono di tutto, grazie anche alle norme regionali che lo consentono». Un “sistema” che ha preso piede a causa del drastico calo di vendite che la carta stampata sta subendo da molti anni – complice l’avvento di Internet e dei social – che rischia di trasformare le edicole in bazar «che vendono acqua, armature e cappelli da centurione, come quella di fronte al Colosseo».

E la crisi sembra non avere fine, con il calo costante delle vendite di giornali, fenomeno che con poche eccezioni, si conferma a livello globale, compensato soltanto in modo parziale dagli abbonamenti digitali. Una desertificazione informativa che priva quasi 3,5 milioni di cittadini dell’accesso fisico ai quotidiani e spinge il presidente della Commissione Vigilanza sul pluralismo dell’informazione della Regione Lazio, Claudio Marotta, ad affermare che «lì dove non c’è un’edicola non c’è democrazia: le edicole sono un anello fondamentale per la diffusione della stampa e dell’informazione, sia a Roma, come nelle città di provincia, come nei paesi sperduti dell’Appennino».

Ed è proprio dalla Capitale, con il recente provvedimento del sindaco Gualtieri, che si tenterà la salvezza dei circa 400 edicolanti rimasti: una delibera di Giunta, approvata a fine agosto, permetterà alle edicole di installare pannelli pubblicitari digitali, una «nuova forma di entrata economica» al fine di sostenere un settore in una fase di difficoltà e in deroga alla regola della distanza minima tra un impianto e l’altro.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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