Dopo il caso televisivo, la testimonianza di Katiuscia Girolametti e la replica della sindaca hanno acceso il dibattito sui servizi sociali
La questione dei servizi sociali e della mancata assistenza alle famiglie con persone con disabilità ha tenuto banco per giorni a Ciampino, alimentando un acceso dibattito politico e mediatico. Ma tra polemiche, accuse incrociate e serrati confronti televisivi, si è forse finito per perdere di vista il cuore del problema: dietro questa vicenda ci sono persone fragili, famiglie che troppo spesso si ritrovano sole ad affrontare difficoltà quotidiane, costrette a fare i conti con lungaggini burocratiche e un sistema di welfare che, anziché accompagnarle e sostenerle, rischia di apparire distante dai loro bisogni reali. Ed è proprio da queste persone, dalle loro storie e dai loro diritti, che dovrebbe ripartire ogni riflessione, al di là delle contrapposizioni politiche e da imminenti scadenze elettorali.
Ad alimentare il dibattito c’è la vicenda di Katiuscia Girolametti, mamma di Daniele, 16enne tetraplegico, oggi presidente di Rete Italiana Disabili e autrice di diversi libri sulla disabilità. “Dopo 4 anni di mancate risposte sentivamo l’esigenza di riuscire a cambiare le cose – ci confida dopo il clamore mediatico seguito alla trasmissione televisiva -. Non si è mai trattato solo della mia situazione, ma di quella di tutte le altre famiglie di Ciampino che si trovano nella mia stessa situazione”.
Al centro della questione, resa nota dopo la visita a sorpresa in Comune della troupe televisiva di “Fuori dal coro”, c’è la mancata attivazione del “Progetto di vita”, un percorso personalizzato di sostegno, riconosciuto come diritto fondamentale dalla legge italiana, che deve essere adottato dai Servizi sociali del Comune di residenza. “Strumenti che magari in pochi conoscono ma che sono fondamentali per migliorare la qualità della vita delle famiglie che si trovano ad affrontare la disabilità”. Katiuscia ha parlato anche delle graduatorie infinite per l’assistenza domiciliare e del trasporto scolastico che, attivo solo per un numero ristretto di utenze, è operativo solo di mattina, costringendo i ragazzi che ne usufruiscono ad uscire prima da scuola. “L’unico aiuto concreto arrivato alle famiglie ciampinesi è un contributo di 200 euro per attività ludico ricreative, accordato nel mese di giugno ed erogato, guarda caso, il giorno della registrazione della trasmissione in comune a fine settembre”, è l’amaro commento di Katiuscia.
Dopo la messa in onda del servizio la sindaca di Ciampino, Emanuela Colella, ha diffuso un video per spiegare quello che, in ben 4 ore di intervista, non è stato mandato in onda. “Ritengo doveroso intervenire perché le dichiarazioni che ho rilasciato sono state diffuse solo in parte”, ha detto la Sindaca rivendicando quanto fatto dalla sua Giunta. “Abbiamo sempre scelto la strada del dialogo, dell’ascolto e del lavoro concreto, perché sulla disabilità non servono slogan né strumentalizzazioni. Non è vero che a Ciampino, in questi quattro anni, non sia stato fatto nulla: abbiamo lavorato insieme alle famiglie, agli operatori e alle associazioni per costruire servizi sempre più rispondenti ai bisogni delle persone”, ha dichiarato la sindaca.
La prima cittadina ha quindi illustrato i principali interventi messi in campo dall’Amministrazione. “I nostri uffici seguono oltre 100 persone con disabilità. Per il trasporto scolastico di 18 studenti abbiamo investito circa 140mila euro di fondi comunali, a fronte di un rimborso regionale di appena 30mila euro, scegliendo di organizzare direttamente il servizio per favorire la socializzazione e alleggerire il carico sulle famiglie”.
Colella ha poi richiamato il servizio di Comunicazione Aumentativa Alternativa, destinato a 20 ragazzi: “Nonostante la Regione abbia interrotto i finanziamenti dall’anno scolastico 2026-2027, continueremo a garantirlo con risorse comunali, prevedendo almeno 30mila euro anche per il prossimo anno”.
La sindaca ha inoltre ricordato l’assistenza educativa scolastica garantita a oltre 80 alunni attraverso il servizio Oepac, i contributi economici per l’assistenza alle persone con disabilità, gli interventi rivolti a 49 persone con disabilità gravissima e i servizi domiciliari ed educativi attivi per 18 minori e 30 adulti.
«Sappiamo che c’è ancora molto da fare, ma i risultati raggiunti non possono essere ignorati. La vera battaglia da combattere insieme è quella per ottenere maggiori risorse e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni da cui dipendono i finanziamenti destinati ai servizi», ha concluso Colella, le cui dichiarazioni però non sono state ben accolte dalle famiglie interessate e che da tempo aspettano aiuti concreti. “Avevamo fatto richiesta per il progetto di Vita con la precedente Giunta Ballico e ottenuto, con il coinvolgimento di un legale, l’apertura di un tavolo di lavoro che poi si è interrotto con la fase commissariale e poi mai più riaperto – racconta ancora Katiuscia -. Ad oggi ci hanno detto di ripresentare una nuova domanda, e intanto mio figlio ha già 16 anni e tra poco sarà maggiorenne…”.
Intanto, a riempire di orgoglio e soddisfazione il cuore di Katiuscia è il grande successo di “Ecosistemi di cura”, il progetto da lei ideato e finanziato dal Consorzio per la gestione degli interventi e dei servizi sociali del Distretto Socio-Sanitario RM 6.4 Pomezia-Ardea. Un’iniziativa che, tra la Sughereta di Pomezia e il convento di Palazzola, a Rocca di Papa, ha coinvolto dieci nuclei familiari con figli con disabilità gravissime, insieme ai loro fratelli e sorelle, offrendo momenti preziosi di sollievo, condivisione e rigenerazione. Un’esperienza capace di trasformare l’accoglienza e la solidarietà in un sostegno concreto, regalando a famiglie spesso chiamate ad affrontare sfide quotidiane particolarmente complesse l’opportunità di sentirsi ascoltate, comprese e, soprattutto, meno sole.
*Articolo uscito sul mensile cartaceo del mese di ottobre
