Dovrà passare ancora un pò di tempo, quasi un anno, prima che a Ciampino si possa tornare a votare per il nuovo sindaco. Nel frattempo, con le coalizioni ancora in alto mare, i rumors e le frequenti illazioni su nomi e personaggi che possano sconfiggere l’attuale, Emanuela Colella, si scaldano i motori a bordo pista, non si sa mai.
Il giro di chiavetta è stato dato, di recente, da un comunicato a firma di Alessandro Porchetta, candidato sindaco alle comunali del ’22 di Diritti in Comune, nel quale vengono elencati gli impegni che furono assunti pubblicamente dalla Sindaca quattro anni fa, «facilmente riscontrabili on line» ora ‘traditi’ e ‘disattesi’, secondo l’ex consigliere.
Dal Parco delle Mura dei Francesi – «dove per quattro anni non sono riusciti a mettere su uno straccio di azione politico-amministrativa per realizzarlo» – alla questione Igdo, passando per le aziende partecipate ai progetti del Pnrr, il comunicato si scaglia contro il «putrido bipolarismo dei simili» e le spinte opportuniste che Diritti in Comune non fu capace di cogliere in tempo e contrastare, «funzionali all’unico obiettivo di vincere le elezioni».
Una critica spietata contro l’amministrazione, a cui si imputa di «aver lavorato sfacciatamente male» in continuità con il passato, che si conclude con il classico “che fare?”. Un documento “incompleto” secondo Giovanni Scafuro, opinionista e attento osservatore delle dinamiche politiche del paese, e per il M5S ciampinese, «che si ferma un attimo prima», omettendo alcuni particolari.
«Il documento diffuso da Diritti in Comune, meritorio, riporta al centro del dibattito alcune criticità reali dell’azione amministrativa: urbanistica, partecipate, pianificazione. Temi seri, che meritano un confronto all’altezza della loro complessità. Proprio per questo, però, colpisce ciò che nel testo non compare», dichiara al nostro giornale.
«In una ricostruzione di cinque anni di opposizione, non vi è alcun riferimento al contributo, bisogna riconoscerlo, di tutte le altre forze politiche di opposizione, in particolare al lavoro svolto dal Movimento 5 Stelle nelle sedi istituzionali e sul territorio. Una omissione che rischia di restituire ai cittadini un’immagine parziale, perché l’opposizione a Ciampino non è mai stata il risultato dell’azione di un solo soggetto».
Per Scafuro «c’è un passaggio che merita attenzione: si riconosce in effetti che lo slogan “non un voto alle destre” ha fortemente contribuito ad orientare una parte dell’elettorato al ballottaggio. È un dato politico rilevante. Perché le scelte, in politica, producono effetti: e quegli effetti hanno contribuito all’assetto amministrativo attuale».
«Su questo terreno – aggiunge – emerge anche una differenza di metodo. Nel 2022 il Movimento 5 Stelle ha scelto un’alleanza con il Partito Democratico sulla base di un programma di governo condiviso, non di un riflesso ideologico. Un’impostazione che ha comportato responsabilità precise e che ha portato, nel tempo, a una verifica puntuale degli impegni assunti — molti dei quali disattesi — e quindi a un’opposizione concreta, fondata sugli atti».
Ma accanto alle critiche, anche legittime – sottolinea Scafuro – «resta però una domanda inevitabile, incontrovertibile: quanto si è riusciti a incidere realmente sulle scelte amministrative? La stessa ammissione di non aver ottenuto i risultati sperati impone una riflessione sul ruolo dell’opposizione, che non può limitarsi alla denuncia, ma deve tradursi in capacità di incidere». Per l’esperto opinionista, «il punto è semplice: nessuna forza può rivendicare il monopolio dell’opposizione, così come nessuna esperienza può essere ignorata senza impoverire il confronto. Perché i cittadini, più che narrazioni, chiedono una cosa sola: credibilità, coerenza e capacità di cambiare davvero le cose». Altrimenti si rischia di fare la parte del pesce rosso, «con una memoria selettiva, ma soprattutto corta».
