La Cina utilizza petrolio proveniente dall’Iran, nonostante il blocco delle esportazioni di greggio, imposto dagli USA La Cina, grazie ad alcune raffinerie indipendenti, nel Paese, conosciute come raffinerie teiera. Rifornite dalla flotta fantasma cinese, aggirano le sanzioni americane Raffinerie teiera Chiamate così per la loro forma piccola e non all’avanguardia tecnologica, erano […]
La Cina utilizza petrolio proveniente dall’Iran, nonostante il blocco delle esportazioni di greggio, imposto dagli USA
La Cina, grazie ad alcune raffinerie indipendenti, nel Paese, conosciute come raffinerie teiera. Rifornite dalla flotta fantasma cinese, aggirano le sanzioni americane
Raffinerie teiera
Chiamate così per la loro forma piccola e non all’avanguardia tecnologica, erano state progettate più per contenere il greggio e convertirlo in gasolio.
Nel Paese, se ne contano circa 120, dalle piccole alle grandi dimensioni, quasi tutte dislocate sotto Pechino, sulla costa dello Shandong.
Questo sistema permette così alla flotta fantasma, composta da vecchie navi che spesso andrebbero in dismissione, convertite in container, di caricare il greggio in Iran, nell’isola di Kharg, facendo poi rotta verso lo specchio d’acqua davanti a Paesi come Indonesia o Malaysia.
Durante la navigazione, terrebbero i trasponder spenti oppure utilizzerebbero sistemi elettronici che ne occultano la geolocalizzazione, rendendole appunto, navi fantasma.
Rischio ambientale altissimo
Una volta a destinazione nelle acque “sicure”, inizierebbe il trasferimento del greggio su altre petroliere più piccole che faranno tappa in queste raffinerie.
Tutto questo avviene senza un vero controllo di sicurezza e il rischio di incidenti ambientali. Da questo trasbordo, parte la tracciabilità del greggio, figurando così come indonesiano o malesiano.
Essendo raffinerie indipendenti, aggirano così il rischio che la Cina venga sottoposta a sanzioni per violazioni dell’embargo.
Un segreto di pulcinella, che però aggira le regole, regole che vieterebbero alle raffinerie di Stato del Dragone di accedere al sistema finanziario occidentale.
Ciò comporterebbe il divieto di una serie di procedure, come il pagamento in dollari, valuta utilizzata per le transazioni nella compravendita di petrolio, e l’interruzione delle collaborazioni con fornitori e clienti occidentali, impedendo così di partecipare attivamente allo scambio sul mercato internazionale.
Aggiramento delle regole e sanzioni
Tuttavia, tutto questo è possibile grazie al fatto che le raffinerie Teiera sono già, di fatto, fuori dal circuito internazionale di scambio.
Queste comprano e vendono petrolio in yuan, la moneta cinese, e questo le rende indipendenti dal dollaro statunitense.
Gli USA hanno cercato di porre fine a questa situazione sanzionando alcune di queste raffinerie, ma senza successo.
Alle loro spalle, il governo cinese ha fatto da schermo, vanificando l’intenzione americana.
Infine, sarebbe difficile, ma non impossibile, collegare queste piccole realtà al governo cinese. Spesso se ne occupano alcuni intermediari che fanno giri enormi in aziende che sono, appunto, scatole cinesi.
In alcuni casi si potrebbe ostacolare almeno il greggio iraniano in arrivo in Cina, ma questo comporterebbe uno scontro con il governo cinese e conseguenze imprevedibili sui rapporti tra i due Paesi. Uno scenario che non conviene a nessuno, specialmente agli Stati Uniti.
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