Circoscrizione Estero, il nodo della rappresentanza

La riforma approvata dal Senato modifica le ripartizioni e porta al centro del dibattito le comunità italiane nel mondo A Toronto l’Italia non è soltanto un ricordo custodito nelle fotografie dei nonni, è una comunità viva, fatta di storie familiari, associazioni, attività economiche, cultura e tradizioni, è un’Italia che ha attraversato l’oceano e che, generazione […]

La riforma approvata dal Senato modifica le ripartizioni e porta al centro del dibattito le comunità italiane nel mondo

A Toronto l’Italia non è soltanto un ricordo custodito nelle fotografie dei nonni, è una comunità viva, fatta di storie familiari, associazioni, attività economiche, cultura e tradizioni, è un’Italia che ha attraversato l’oceano e che, generazione dopo generazione, continua a guardare verso il Paese d’origine. Per questo il dibattito sulla rappresentanza degli italiani all’estero assume un significato particolare.

 

Il Senato ha approvato il 15 settembre 2026 una riforma della legge elettorale che modifica anche la struttura della Circoscrizione Estero, riducendo le ripartizioni da quattro a due alla Camera e da quattro a una al Senato, l’iter parlamentare non è ancora concluso, poiché il provvedimento deve passare alla Camera. La senatrice Francesca La Marca, eletta nella ripartizione Nord e Centro America, ha contestato questa modifica sostenendo che la riduzione degli spazi di rappresentanza potrebbe rendere più difficile mantenere un rapporto vicino tra parlamentari e comunità distribuite su territori enormi. È una posizione politica della senatrice, che ha accompagnato la propria opposizione parlamentare con un appello alla mobilitazione dei cittadini italiani residenti all’estero.

 

Il 22 settembre La Marca ha invitato a sottoscrivere e diffondere l’appello “Presidente Mattarella, tuteli la rappresentanza degli italiani nel mondo”, promosso dal giornalista italo-australiano Emanuele Esposito. La questione, però, va oltre le appartenenze politiche: perché rappresentare una comunità che vive a migliaia di chilometri di distanza non è semplice, le distanze sono enormi, le esigenze differenti, le realtà locali molto diverse, eppure proprio queste differenze rendono necessario il confronto.

 

Una petizione è uno strumento democratico: permette a cittadini e comunità di far arrivare una voce alle istituzioni, non stabilisce da sola quale debba essere la soluzione, ma contribuisce a rendere senz’altro visibile una richiesta. Ed è forse questo l’aspetto più interessante della vicenda. L’emigrazione italiana ha cambiato il volto di molte città del mondo e Toronto è sicuramente una di queste, ma il viaggio degli italiani non è stato soltanto un viaggio verso un nuovo Paese: è stato anche un modo per portare l’Italia fuori dai suoi confini.

 

Oggi quella stessa comunità chiede di essere ascoltata mentre si discute di come rappresentarla. La democrazia, in fondo, vive anche di questo: della possibilità di dire “ci siamo”. E quando quella frase arriva da oltre oceano, vale la pena fermarsi ad ascoltarla.

di Ciro Salice

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