ROMA – Le presenti riflessioni intorno al Transumanesimo e all’Intelligenza Artificiale, tematiche fra loroImposta immagine in evidenza inscindibili, esulano da qualsiasi specialismo di ordine tecnico, economico e tecnologico. Di questa problematica vorremmo invece analizzare alcuni principi che riguardano il rapporto tra “NATURALE” e “ARTIFICIALE” in relazione al senso complessivo delle grandi innovazioni tecnico-tecnologiche che in […]
ROMA – Le presenti riflessioni intorno al Transumanesimo e all’Intelligenza Artificiale, tematiche fra loroImposta immagine in evidenza inscindibili, esulano da qualsiasi specialismo di ordine tecnico, economico e tecnologico. Di questa problematica vorremmo invece analizzare alcuni principi che riguardano il rapporto tra “NATURALE” e “ARTIFICIALE” in relazione al senso complessivo delle grandi innovazioni tecnico-tecnologiche che in ambito sociale stiamo vivendo. I concetti di “Naturale” e “Artificiale” qui accennati, contengono infatti una oggettiva, “comune radice” che intendiamo spiegare dal punto di vista filosofico e antropologico.
L’individuo appartenente alla specie di Homo Sapiens Sapiens, nel suo itinerario evolutivo non ha modificato il proprio “organismo biologico”, bensì l’ambiente. Liberando gli arti superiori e perfezionando gradualmente l’uso “prensile” (tecnica che ha permesso un lento, ma inesorabile ampliamento della scatola cranica), Homo S. S. ha avuto il privilegio di “oggettivare” la “realtà” e frapporre una distinzione fra sé, il proprio Io e il Non-Io, ossia tra Io/Soggetto e Natura/Oggetto, diventando così Homo Technicus. Questo processo nel tempo gli ha permesso di realizzare un Organismo “Extra-biologico” in grado di fornirgli tutto ciò che era necessario alla sua sopravvivenza; dai primi “strumenti” come l’amigdala, la clava, armi di offesa e difesa, fino all’aeroplano, alla nave, utensili che ci hanno permesso di volare senza acquisire le ali e di attraversare gli Oceani senza avvalerci delle pinne. Insomma, per conseguire determinate funzioni, non abbiamo modificato il nostro “Organismo”, ma creato strumenti e dispositivi al dii fuori di esso, modificando l’ambiente a nostra misura.
L’uomo diceva Aristotele è “Physei” per sua natura, tende cioè a sapere, a conoscere, a voler apprendere, perché questa è la sua, propria, “dimensione”. Pertanto, ogni “artificio” inteso come strumento “extra-biologico” è “naturalmente” un prodotto dell’uomo, secondo Aristotele, dell’Homo in quanto Technicus; dato che l’uomo nel voler conoscere “progetta” e di conseguenza “crea”. Il grande antropologo americano del secolo appena trascorso, Alfred Kroeber scrive che “la dimensione naturale di Homo Sapiens Sapiens è la cultura”. Principio che ovviamente rigetta ogni idea di determinismo strettamente biologico, a favore di un’idea di “plasticità” del nostro encefalo.
Per questo Ars (traduzione che i Latini danno di Téchne) e Téchne appunto, sono la stessa parola e sono immanenti alla Physis, cioè alla natura dell’uomo. O se vogliamo alla sua “Artificiosa” Natura”. Ma la Téchne è un prodotto di “calcolo” di “progettualità” per l’uomo, quindi gli “strumenti”, che ne sono un prodotto, rappresentano sempre, a loro volta, un determinato “fine”.
L’uomo trova “rimedi” per tutto, si apre la strada ovunque, dicevano i Greci, si ferma solo davanti a Thanatos, alla morte. Ma poiché la “Tecnica”, sin dalle sue origini rappresenta una “Potenza”, essa può anche risultare “tremenda”, sconfinare nella “pre-potenza”, nella “superbia”, nella “tracotanza”, nella “Hybris”, severamente punita dagli Dei, ci ricordano gli Elleni.
Il rischio di cadere nella Hybris ci sembra che Homo S. S. lo stia correndo adesso; nel compiere un salto così azzardato che potrebbe connotare la nostra, come la prima epoca in cui la Tecnica è talmente Potente da poter intervenire addirittura sul “patrimonio cromosomico” e “riscriverne il codice genetico”. In tale passaggio, da “Soggetto” della tecnica, l’uomo ne diventerebbe “Oggetto”, a sua totale “disposizione”, forse suo “servo”. E questo rappresenterebbe un salto enorme, dalle conseguenze ancora sconosciute!
Il prodotto decisivo di questo percorso è rappresentato dagli stupefacenti risultati dell’Intelligenza Artificiale”; per l’esattezza, una Intelligenza “prodotta” dalla Tecnica. E’ ovvio che la Tecnica è prodotta a sua volta dall’uomo, perciò da una “Mente Naturale”, ma c’è una profonda differenza tra la “Mente Naturale” e la “Mente Artificiale”, spiega il filosofo Massimo Cacciari, poiché Noi, in realtà non sappiamo cosa sia l’Intelligenza. Possiamo essere consapevoli che nell’atto del “Cogito” si intersecano tantissimi fattori, come sentimenti, emozioni, sensazioni, affetti, passioni, la memoria, ma oltre non ci è dato sapere.
Allora il punto sarà: come faremo a coglierne la “differenza”; il nostro “Intelletto Naturale” riuscirà a comprendere la “distinzione” tra un “prodotto” dell’Intelligenza Naturale, da quello dell’Intelligenza Artificiale? Potremmo magari arrivare a “non riconoscere”, a “non capire più” se stiamo parlando con un’Intelligenza Umana, oppure no!
Qui nasce un passaggio cruciale: dato che non potremo mai “separare”, l’Intelligenza dalla Coscienza, tra di loro complementari, si pone il problema della “Libertà”. “Coscienza” significa infatti avere consapevolezza della propria irriducibile “singolarità”, individualità, a sua volta intesa come “fondamento”, base filosofica di ogni “Idea di Libertà”.
Intelligenza significa infatti: “Intelligere”, ossia com-prendere qualcosa di oggettivo che rappresenta un riferimento a me “esterno”. Per la “Coscienza” viceversa, il riferimento è sempre “oggettivo” sono “Io stesso”. E se la coscienza di sé, è sapere appunto di avere coscienza della propria singolarità, principio ontologico di ogni idea di Libertà, l’Intelligenza Artificiale come potrà mai avere coscienza di sé, per essere “Libera”, dato che è stata “prodotta”? L’Intelligenza Artificiale per essere cosciente, ammonisce il professor Cacciari, dovrà essere cosciente di essere prodotta e di essere perciò un “Artificio”.
Mentre noi non siamo un “prodotto”, un “artificio”, perché scaturiamo da una straordinaria “Complessità” fatta da una tale “catena” di casi, condizioni, circostanze, effetti che possiamo definirci: “Indeterminabili”. D’altronde, come tutti i biologi sanno bene: se una cellula di un singolo corpo raccontasse la sua vita, racconterebbe l’intera vita del Cosmo. Questo viceversa, non potrà mai avvenire per l’I.A. poiché essa è un prodotto “determinato” da alcuni creatori, oggi definiti i “Creativi”, i quali sono in grado di “Modificare il nostro DNA”, come dicevamo!
In conclusione: senza “Coscienza del sé” l’I.A. non potrà mai essere “Libera” dato che per essere liberi è “necessario” avere coscienza della propria sostanziale singolarità”. D’altronde, chi spenderebbe “miliardi” di dollari per creare una I.A. “Libera”! Ma poiché ogni scoperta scientifica, come ogni invenzione tecnica, crea sempre un determinato “Paradigma”, un particolare “Modello Culturale”, si prospetta un mondo in cui da una parte avremo i “Creativi”, coloro che sviluppano queste tecnologie, hanno i mezzi per determinarne lo sviluppo e per farle funzionare in modo “Dominante”, dall’altra le “Altre intelligenze”, quelle “Umane”, destinate sicuramene a “servire” i primi.
Tra i “Creativi” a nostro avviso spicca Yuval Noah Harari, storico Israeliano, docente all’Università di Gerusalemme, consulente di Klaus Schwab e indirettamente “consigliere” del “World Economic Forum”; insomma, un “Araldo” del Transumanesimo. Dal suo saggio, “Homo Deus. Breve storia del futuro”, abbiamo estrapolato qualche passo:
“Nel XXl secolo vogliamo reingegnerizzare i corpi e le menti, per sfuggire all’infelicità, alla malattia, alla vecchiaia, alla morte. E raggiungere una condizione divina”. “Gli ingegneri genetici riscriveranno il codice genetico, allacceranno in diverse configurazioni i circuiti neuronali, altereranno gli equilibri biochimici”. “L’ingegneria biomedica innesterà mani bioniche e occhi artificiali”. “Un giorno diventerà tecnologicamente possibile sia manipolare geneticamente i bambini che uccidere le persone per conservarne gli organi”. “Si potranno approntare creature non organiche, pilotate da un software. A un’intelligenza artificiale non organica risulterà così molto più facile colonizzare pianeti alieni e seminare il germe di un futuro impero galattico”. “Potremo fabbricare superuomini in grado di surclassare gli antichi Dei”. “Homo Sapiens migliorerà sé stesso ibridandosi con robot, computer, algoritmi”. “Miliardi di umani che vivono nei Paese in via di sviluppo continueranno a fare i conti con la povertà, la malattia, la violenza. Intanto le élite avranno già raggiunto l’eterna giovinezza, una perfetta beatitudine, uno status divino”. “Il rapporto tra umani e animali è il modello più adatto a rappresentare le future relazioni tra superuomini e uomini non potenziati”. “La tecnologia consentirà di hackerare l’umanità”. “Gli umani non saranno più entità autonome ma faranno parte di un’enorme rete globale”. “Quando Google, Facebook e altri algoritmi diventeranno oracoli onniscienti, potranno evolversi in protagonisti attivi e, infine, mutarsi in sovrani”.
Gli incatenati nella “Caverna”, dice Socrate: “Sono come noi”! E Spinoza aggiunge: “Nessuno nasce libero; tutti nascono incatenati, libero ti fai”! Bene, allora dovremmo forse “liberarci” dei prodigi del Transumanesimo e dell’I.A. Senza demonizzarli ovviamente, ma sorvegliarne i passaggi con critica, attenzione, ragionato sospetto, severo dubbio. Nel frattempo rafforzare in noi il fondamentale lavoro dello “Spirito”. “Ri-ascoltiamo” la forza di questa parola, ci invita a fare Cacciari.
Dato che: “Fert qui sat scit”; ossia, “chi sa abbastanza riesce a sopportare meglio e soprattutto a capire, perciò a reagire”!
Rosaria Impenna
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