“Custodire il passato, progettando il domani” è il titolo del Forum Nazionale della Cultura Digitale, che si terrà a Roma l’11 e il 12 novembre 2026 presso la Sala Dante dell’Istituto Centrale per la Grafica, in via Poli 54. L’iniziativa è organizzata dal Ministero della Cultura – Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione e dall’Istituto centrale per […]
“Custodire il passato, progettando il domani” è il titolo del Forum Nazionale della Cultura Digitale, che si terrà a Roma l’11 e il 12 novembre 2026 presso la Sala Dante dell’Istituto Centrale per la Grafica, in via Poli 54.
L’iniziativa è organizzata dal Ministero della Cultura – Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione e dall’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library, con l’obiettivo di promuovere un confronto permanente sui processi di trasformazione digitale del settore culturale.
Il Forum farà il punto sui risultati di Ecomic, l’ecosistema digitale per la cultura realizzato nell’ambito del PNRR.
Al centro, Italica: l’approdo di questa traiettoria verso uno spazio pubblico di conoscenza e partecipazione. Gli otto panel riuniranno istituzioni, ricerca, imprese e professionisti per consolidare una politica nazionale capace di ampliare l’accesso alla cultura, valorizzare la pluralità dei territori e dare continuità all’investimento oltre il PNRR.
A ottobre 2026, Ecomic conta oltre 97 milioni di risorse digitali conferite, di cui circa 75 milioni prodotte dalle campagne PNRR e 22 milioni provenienti da digitalizzazioni precedenti. La rete comprende il patrimonio di oltre 4.100 enti e 120 sistemi informativi censiti, in diverse fasi del percorso di cooperazione. Un patrimonio diffuso che entra in relazione, preservando l’identità delle istituzioni e rendendo la ricchezza delle singole collezioni disponibile a nuove forme di conoscenza.
Un’infrastruttura pubblica condivisa collega dati e servizi e sostiene la cooperazione tra istituti, territori e imprese, accompagnata dalla crescita delle competenze. Questa collaborazione ha già trasformato 23 idee in soluzioni per l’accessibilità, la narrazione, le esperienze immersive e la cura dei beni. L’innovazione diventa così capacità di servizio, opportunità per le filiere culturali e creative e strumento per ridurre le disuguaglianze nell’accesso al patrimonio.
Questa traiettoria trova il suo approdo in Italica, il portale unico nazionale del patrimonio culturale italiano, sviluppato da Digital Library e presentato nel corso del Forum. Italica restituisce alla collettività il valore dell’investimento: uno spazio pubblico nazionale nel quale il patrimonio di archivi, biblioteche e musei può essere esplorato e messo in relazione, attraversando i confini delle collezioni e delle discipline. La memoria custodita dalle istituzioni diventa una risorsa comune per comprendere il presente e immaginare il futuro.
La ricerca in linguaggio naturale e la possibilità di costruire percorsi tra beni, luoghi e persone aprono nuove modalità di incontro con la cultura. Cittadini, studiosi, scuole, istituzioni e comunità possono riconoscersi in un patrimonio plurale e contribuire alla costruzione dei suoi significati.
Italica dà così forma a una casa comune del patrimonio della Nazione: un ambiente di scoperta, studio e partecipazione, in cui le differenze dei territori alimentano una conoscenza condivisa.
«Con Ecomic abbiamo posto le basi di una politica pubblica che riconosce nel patrimonio digitale una risorsa per la cittadinanza, la coesione e lo sviluppo del Paese», dichiara Andrea De Pasquale, Direttore generale della Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione. «Italica ne esprime il senso più profondo: rendere la memoria della Nazione una casa comune, nella quale ogni persona possa trovare strumenti per conoscere, partecipare e creare. È questa la responsabilità che il Ministero assume oltre il PNRR: assicurare continuità all’investimento, sostenere le istituzioni e i territori, mantenere sotto governo pubblico le condizioni di accesso e condivisione della conoscenza. Il futuro del patrimonio vive nella capacità delle comunità di farlo proprio e trasmetterlo».
