Da Frascati a Ginosa, la Galleria Agarte porta l’arte contemporanea al MuPa con “ConCrearsi”

La galleria Agarte di Frascati, una delle realtà culturali più interessanti e vivaci nell’ambito del territorio dei Castelli Romani, è ospite in questi giorni al MuPa, il museo di arte contemporanea di Ginosa, cittadina a pochi chilometri da Taranto, con la collettiva dal titolo “ConCrearsi”.

Sei gli autori di questa esposizione, inaugurata l’11 ottobre, che si protrarrà fino al prossimo 8 novembre. Antonella Iris de Pascale, Martina Di Russo, Federica Anna Molfese, Lucia Novelli e Sophia Zaccaron le artiste presenti alla rassegna – qualcuna delle quali presente nel 2024 alla prima edizione, tenutasi a Zagarolo a Palazzo Rospigliosi – ed il fotografo-content creator Emanuele Andreozzi, attivo sui social media e progettista di strategie comunicative digitali.

La mostra, curata dal direttore artistico e fondatore di Agarte, Alessandro Giansanti, ripercorre idealmente l’edizione ’24, con qualche aggiunta in più. «Il progetto riprende il dialogo avviato nel 2024 a Zagarolo, negli ambienti dello storico Palazzo Rospigliosi, dove la prima edizione ha posto una questione tuttora centrale: in che modo le nuove generazioni si relazionano con le eredità artistiche passate, e come possono rileggerle alla luce delle contraddizioni, delle urgenze e delle sensibilità del presente?», ha dichiarato Giansanti al nostro giornale.

«Non si tratta – ha aggiunto –  di recuperare il passato come un repertorio di forme da riprodurre, né di inseguire il nuovo come necessità di rottura, ma abita piuttosto la soglia tra ciò che è stato e ciò che ancora deve accadere, riconoscendo nel gesto creativo un atto capace di rinnovare continuamente il proprio linguaggio».

Una sorta di interregno, dove il vecchio mondo sta morendo e quello nuovo tarda a comparire, proprio come in questi giorni. «La tradizione diviene terreno di confronto dal quale germina l’inedito», prosegue il giovane art director: «In questo processo, ogni stanza si configura come uno spazio intimo, quasi domestico, nel quale l’artista può sostare entro i confini della propria ricerca. Il medium e la tecnica non sono soltanto strumenti espressivi, meri contenitori, ma luoghi d’interrogazione, superfici attraverso cui indagare il rapporto con sé stessi e con il mondo che ci circonda, come per le tele di Antonella Iris de Pascale e di Lucia Novelli».

E proprio dalle opere di Novelli sembra di riconoscere echi lontani, pennellate che, per forza di cose, riconducono ai paesaggi metafisici di Salvador Dalì o alle visioni di Frida Kahlo, riviste e rielaborate all’oggi, come il grande dipinto ‘Caffè volante’ o ‘Il Gatto rosso e altre storie’. Presenze che ci attraggono e ci respingono allo stesso momento, luoghi nei quali riconosciamo una parte di noi e corpi nei quali fatichiamo a riconoscerci. «È proprio in questa tensione tra autonomia e relazione che la collettività acquista significato, non come somma di presenze, ma come organismo in divenire. Creare insieme, del resto, non significa necessariamente convergere.  Talvolta, la relazione si manifesta nella distanza, nella resistenza, persino nell’incompatibilità».

Creare insieme, cooperare alla creazione ma, con in sottofondo, la necessaria (e spesso obbligata) solitudine, attraverso un’incessante ricerca di ciò che ci attrae e di ciò che ci respinge. «E forse è proprio qui – conclude Giansanti – in questa irriducibile distanza tra desiderio e realtà, tra l’io e l’altro rappresentato da Martina Di Russo, dalla totalità di linguaggio di Sophia Zaccaron, nella ricerca di Federica Anna Molfese per il suo corpo e Emanuele Andreozzi per il suo luogo che giace la possibilità più autentica del creare: non nel tentativo di colmare ogni frattura, ma nell’imparare ad abitarla insieme».

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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