Di Battista e Schierarsi, il progetto prende forma ai Castelli Romani: l’intervista a Giovanni Scafuro

Ai Castelli Romani l’associazione Schierarsi comincia da tre Comuni: Genzano, Marino e Ciampino. Queste sono infatti le “piazze” su cui l’organizzazione, fondata nel 2023 da Alessandro Di Battista, ex deputato 5 Stelle, può attualmente contare. Piazze come articolazioni, snodi cruciali di incontri, relazioni, dibattiti e dove soprattutto circolano le idee – afferma Giovanni Scafuro –  «grillino della prima ora» e da due anni ‘referente’ territoriale per la città aeroportuale. A giorni verranno sciolte, tra l’altro, le ultime riserve sulla possibile candidatura di Di Battista alle Politiche del ’27 – «ci sto pensando», ha detto – e il banco di prova potrebbe essere stata proprio la  raccolta firme contro il finanziamento pubblico all’editoria, che a fine giugno ha toccato quota 235mila. «Per misurare essenzialmente l’effettiva capacità di mobilitazione dell’associazione», rileva Scafuro nell’intervista al nostro giornale, rilasciata a margine di un recente incontro della nuova realtà politica. Ma qui «parlo a titolo strettamente personale – chiarisce immediatamente – poiché gli unici soggetti autorizzati a parlare in nome  dell’associazione sono i loro rappresentanti legali».

Può illustrare ai lettori di Castelli Notizie il nuovo progetto di Di Battista?

Dobbiamo fare chiarezza, innanzitutto.  Di Battista e Schierarsi sono due entità che dialogano tra di loro ma che occorre tenere ben distinte. Sin dall’inizio Schierarsi si è caratterizzata per un’assoluta estraneità rispetto ai partiti tradizionali e alle dinamiche delle coalizioni. Questo è un dato di fatto. Detto questo, sarebbe poco serio nascondersi dietro un dito. Si può fare politica anche senza presentarsi alle elezioni. La politica non coincide con i partiti. Politica significa affrontare problemi concreti, costruire partecipazione, avanzare proposte e dare voce a cittadini che troppo spesso non vengono ascoltati.

Una replica del M5S in “formato ridotto”?

Non direi: da grillino della prima ora posso dire che in molti continuano a guardare con interesse ai valori originari del Movimento nato nel 2009. Non per nostalgia, ma perché quei valori potrebbero essere aggiornati e riattualizzati, dopo gli errori che hanno segnato questi diciassette anni di storia politica italiana. Schierarsi è altro: non raccoglie solo firme, come abbiamo fatto in questi giorni per la nostra campagna referendaria contro il finanziamento pubblico all’editoria. E’ un luogo dove si ascoltano le persone, che combattono quotidianamente con i problemi reali.

In concreto, cosa siete riusciti a fare a Ciampino, a due anni dalla nascita dell’associazione?

Abbiamo scelto di stare in mezzo ai cittadini, confrontandoci con tutti, anche con chi non condivideva le nostre posizioni, ma sempre con chiarezza e rispetto. Abbiamo incontrato persone, pensionati che fanno i conti con bollette sempre più pesanti; a famiglie che vedono ridursi il proprio potere d’acquisto; commercianti che registrano consumi più deboli rispetto al passato; lavoratori che faticano ad arrivare a fine – o addirittura – metà mese.

E a livello nazionale?

Ciampino, come altri centri dei Castelli Romani, è la classica cartina di tornasole: la sensazione che emerge è quella di un Paese che si sta progressivamente impoverendo. Su questo terreno la politica nazionale continua a inseguire emergenze congegnate artatamente – come quella sulla “sicurezza”, ad esempio – senza affrontare le cause profonde della crisi sociale che si trascina ormai da molti anni. E francamente ritengo che l’attuale Governo non abbia finora fornito risposte adeguate alla portata dei problemi che milioni di italiani stanno vivendo quotidianamente. Sono convinto che Schierarsi si stia muovendo per rovesciare, in meglio, questa situazione. Servono meno tifoserie e più idee. L’Italia si impoverisce, si militarizza e la politica non può continuare a rispondere soltanto con slogan e schieramenti.

Crede che Schierarsi assumerà caratteristiche sempre più simili a quelle di un movimento politico?

Se un’associazione organizza campagne nazionali, mobilita migliaia di persone, crea presìdi territoriali e promuove iniziative pubbliche, sta inevitabilmente svolgendo una funzione politica nel senso più nobile del termine. Ma la vera domanda è, secondo me, un’altra: chi rappresenta oggi quell’enorme parte di italiani che ha smesso di votare perché non si riconosce più né nella destra né nella sinistra? Personalmente noto che molti cittadini guardano con vivo interesse alla possibilità che in Italia torni a concretizzarsi una proposta politica capace di parlare di pace, giustizia sociale, sovranità democratica, lotta alle disuguaglianze e partecipazione popolare.

L’associazione in questi giorni è stata impegnata nella raccolta firme per il referendum contro il finanziamento pubblico all’editoria: era proprio necessario?

La campagna referendaria promossa da Schierarsi mira all’abrogazione della proroga legislativa che ha mantenuto i contributi pubblici diretti all’editoria ed è regolarmente presente sulla piattaforma referendaria del Ministero della Giustizia. Ma, tengo a sottolineare, non è una battaglia contro i giornalisti né contro la libertà di stampa. Io stesso sono un giornalista con oltre 400 articoli su testate nazionali e locali

Pare che Di Battista stia valutando una possibile discesa in campo: lei ci crede?

Le dichiarazioni pubbliche di Alessandro Di Battista sono note. Ha affermato di stare riflettendo sul proprio futuro politico e ha spiegato che la campagna referendaria avrebbe rappresentato anche un banco di prova per misurare la capacità di mobilitazione dell’associazione. Non parlo a nome suo e non mi permetterei mai di farlo, posso altresì sottolineare un fatto positivo: ha sempre mantenuto un ruolo terzo rispetto alla gestione quotidiana dell’associazione, lasciando agli iscritti e agli organismi interni il compito di organizzare attività e iniziative territoriali. Se dovesse decidere di candidarsi sarà una sua scelta personale.

In questi giorni si parla molto anche del progetto Nova e della disputa tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte sul simbolo del Movimento 5 Stelle: che idea si è fatto?

Dal punto di vista politico è un’iniziativa importante e merita attenzione: Nova è un percorso partecipativo promosso dal Movimento 5 Stelle che coinvolge cento team territoriali e punta alla costruzione di una proposta programmatica per l’area progressista. Detto questo però, sul piano strettamente giuridico la vicenda del simbolo segue una strada diversa. Esiste un contenzioso davanti al Tribunale di Roma promosso da Beppe Grillo in merito alla titolarità del nome e del simbolo del Movimento 5 Stelle. Secondo numerose ricostruzioni giuridiche, la controversia affonda le sue radici negli statuti delle diverse associazioni che nel tempo hanno utilizzato il simbolo e nella sentenza della Corte d’Appello di Genova del 2021, più volte richiamata dagli osservatori della vicenda. Nova, in tutto ciò, potrebbe contribuire a spostare il confronto dalla contesa sui simboli alla discussione sui contenuti. Non è detto che sia un male.

A Ciampino lei è conosciuto come un “antisistema”: è così?

Walter Perandini, mio caro amico e figura centrale della storia amministrativa e politica di Ciampino, che stimo profondamente pur avendo idee molto diverse dalle mie, ogni tanto mi definisce scherzosamente “antisistema”. Se per ‘sistema’ si intende autoreferenzialità, conservazione del potere, chiusura verso i cittadini e incapacità di mettersi in discussione, allora considero quella definizione quasi un complimento. Di contro, se il sistema coincide con la Costituzione, le istituzioni democratiche, la partecipazione popolare e l’interesse generale, allora mi considero pienamente dentro il sistema repubblicano. Sono convintamente ‘pro-società’. Perché oggi il vero problema non è abbattere qualcosa ma ricostruire fiducia tra i cittadini e la politica, tra territori e istituzioni, tra diritti e doveri. E’ questa – prima ancora che una battaglia elettorale – una necessità democratica, dalla quale dipende il futuro del Paese.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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