Diritto all’oblio, la rete non può essere un ergastolo digitale

Diritto all’oblio, la rete non può essere un ergastolo digitale Fondazione AIDR: “il tribunale di Milano rafforza una battaglia avviata nel 2021 dall’avvocato Dario Scrivano” Roma, 9 ottobre – Nessun algoritmo può decidere, in modo opaco, che una persona debba restare prigioniera per sempre del proprio passato digitale. Il Tribunale di Milano, imponendo a Google […]

Diritto all’oblio, la rete non può essere un ergastolo digitale

Fondazione AIDR: “il tribunale di Milano rafforza una battaglia avviata nel 2021 dall’avvocato Dario Scrivano”

Roma, 9 ottobre – Nessun algoritmo può decidere, in modo opaco, che una persona debba restare prigioniera per sempre del proprio passato digitale. Il Tribunale di Milano, imponendo a Google procedure individualizzate, la possibilità di allegare documenti e motivazioni comprensibili in caso di diniego, rimette la dignità umana al centro della rete.

Per la Fondazione AIDR, tuttavia, questo provvedimento non rappresenta l’anno zero. Già nel 2021 l’avvocato Dario Scrivano, allora segretario generale della Fondazione, avviò, in difesa di un socio, un’azione conclusa con l’accoglimento del reclamo da parte del Garante per la protezione dei dati personali. L’Autorità ingiunse a Google LLC di rimuovere entro venti giorni l’URL contestato dai risultati associati al nome dell’interessato, applicando gli articoli 17 e 21 del GDPR e i poteri previsti dagli articoli 57 e 58.

“La decisione di Milano è importante, ma non costituisce una novità assoluta rispetto al risultato già ottenuto da Dario Scrivano”, dichiara Mauro Nicastri, presidente della Fondazione AIDR. “Quel provvedimento affermava già con chiarezza l’effettività della tutela della persona e Google non vi si oppose. Un diritto fondamentale non può dipendere da un modulo cieco o da una risposta automatizzata”.

“Con Dario, scomparso prematuramente nel marzo 2025, avevamo assunto un impegno: creare un portale per aiutare chi è costretto a rivivere informazioni private o non più attuali ogni volta che il proprio nome viene cercato online. Lo presenteremo entro la fine del 2026 e sarà dedicato alla sua memoria. Internet può ricordare tutto; una democrazia, però, deve saper proteggere la dignità di tutti”, conclude Nicastri.

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