FdI mette radici: Meloni resta centrale, ma ora c’è anche il partito

  Il sondaggio di AnalisiPolitica fotografa una trasformazione profonda: la base non sceglie più Fratelli d’Italia soltanto per la premier, ma sempre di più per i …

 

Il sondaggio di AnalisiPolitica fotografa una trasformazione profonda: la base non sceglie più Fratelli d’Italia soltanto per la premier, ma sempre di più per i suoi valori e per la classe dirigente. Si tratta di un notevole salto di qualità, che smentisce la narrazione, secondo cui il partito sia senza una classe vera dirigente, ma si regga solo sulle indubbie capacità di leadership ed autorevolezza della premier. Un’evoluzione decisiva in vista delle Politiche del 2027 e della sfida lanciata a destra da Vannacci.

Giorgia Meloni resta, insomma, il volto, la guida e il principale punto di forza di Fratelli d’Italia. Ma, alla vigilia della lunga corsa verso le elezioni politiche del 2027, attorno alla leader sembra essersi finalmente consolidato anche un partito. È questo il dato politico più rilevante che emerge dalla rilevazione realizzata da AnalisiPolitica su un campione rappresentativo di mille italiani adulti.

La fotografia arriva in una fase nella quale gli equilibri del centrodestra appaiono meno immobili di quanto suggeriscano i numeri complessivi. Fratelli d’Italia resta largamente la prima forza della coalizione, Forza Italia continua a presidiare l’area moderata, mentre la Lega deve fare i conti con la concorrenza di Futuro Nazionale. Il movimento guidato da Roberto Vannacci prova infatti a intercettare l’elettorato più radicale, identitario e insofferente, puntando su una leadership personale e su un linguaggio di rottura.

Proprio per questo assume particolare importanza capire quanto il consenso di Fratelli d’Italia sia ancora legato esclusivamente alla figura di Meloni e quanto, invece, si sia trasformato in un’adesione più stabile a un’identità politica.

I dati suggeriscono che il partito stia progressivamente emancipandosi dalla sua dimensione puramente personale. Nel 2023 il 39 per cento degli elettori dichiarava di votare FdI principalmente per Giorgia Meloni. Nel 2025 la quota era addirittura salita al 40 per cento. Oggi scende al 21 per cento.

Letto da solo, il dato potrebbe sembrare il segnale di un indebolimento della premier. In realtà, le altre risposte descrivono una dinamica opposta. Gli elettori che scelgono Fratelli d’Italia perché ritengono che rappresenti i valori più giusti della destra italiana erano il 22 per cento nel 2023, sono diventati il 28 per cento nel 2025 e raggiungono oggi il 40 per cento. Nello stesso tempo, cresce dal 9 al 18 per cento la quota di chi riconosce nel partito la presenza di ministri e dirigenti validi oltre alla sua presidente.

Sommando queste due motivazioni, l’adesione fondata sull’identità politica e sulla qualità della classe dirigente passa dal 31 per cento del 2023 al 40 per cento del 2025, fino al 58 per cento del 2026. Parallelamente, diminuisce chi considera FdI semplicemente il “meno peggio”: dal 26 al 14 per cento in tre anni.

Il consenso, dunque, non sembra essersi indebolito, ma trasformato. La fiducia non si concentra più soltanto sulla leader, bensì si allarga al partito, ai suoi valori, alla sua struttura e alla sua capacità di governo. Meloni resta decisiva, ma non è più l’unica ragione del voto.

Il rovesciamento avvenuto nell’ultimo anno è particolarmente significativo. Nel 2025 la motivazione legata alla figura della premier precedeva nettamente quella valoriale, con il 40 per cento contro il 28. Oggi il rapporto è capovolto: i valori di Fratelli d’Italia salgono al 40 per cento, mentre il voto motivato soprattutto dalla leadership personale scende al 21.

FdI viene quindi riconosciuto da una parte crescente della propria base come il soggetto che definisce il perimetro culturale e politico della destra italiana. Non soltanto il partito di Meloni, ma la forza che rappresenta una determinata idea di nazione, istituzioni, sicurezza, famiglia e politica estera.

La seconda domanda del sondaggio conferma questa evoluzione. Nel 2025 appena il 22 per cento degli intervistati affermava che avrebbe “molto probabilmente” continuato a votare Fratelli d’Italia anche senza Giorgia Meloni alla presidenza del partito. Nel 2026 la quota sale al 33 per cento, superando persino il 31 per cento registrato nel 2023.

Considerando anche chi risponde “abbastanza probabilmente sì”, la disponibilità complessiva a confermare il voto raggiunge il 74 per cento, contro il 59 per cento dell’anno precedente. Il dato forse più sorprendente riguarda però gli indecisi: i “non so” precipitano dal 30 al 2 per cento. La base appare quindi più consapevole e politicamente definita.

La fedeltà più convinta cresce soprattutto tra gli ultrasessantenni, tra gli elettori con un titolo di studio medio-basso, nel Nord-Ovest e nel Centro. Resta invece più contenuta nel Nord-Est, mentre tra chi si colloca nettamente a destra la propensione a confermare il voto rimane molto elevata.

Il fenomeno è importante anche per comprendere la sfida di Futuro Nazionale. Una precedente rilevazione aveva mostrato che il 38 per cento dei sostenitori della nuova formazione dichiarava di aver votato FdI alle ultime elezioni. Il dato non dimostra tuttavia un travaso diretto e generalizzato, anche perché le rilevazioni non seguono le stesse persone nel tempo.

Soprattutto, non emerge uno svuotamento di Fratelli d’Italia. La possibile perdita di una parte dell’elettorato più radicale viene compensata dal consolidamento di una comunità politica più stabile e meno dipendente dal carisma individuale della leader.

È qui che si manifesta la principale differenza tra le due esperienze. Futuro Nazionale nasce attorno a una personalità, a una retorica di rottura e alla capacità di raccogliere protesta. Fratelli d’Italia sembra muoversi nella direzione opposta: da movimento fortemente identificato con la propria fondatrice sta diventando un partito strutturato, dotato di una classe dirigente riconoscibile e capace di sopravvivere politicamente alla contingenza.

Per Meloni non è una perdita di centralità, ma probabilmente il risultato più importante della sua leadership. Aver trasformato una forza nata ai margini del sistema politico nel primo partito italiano era stata la prima sfida. Renderla una comunità capace di durare oltre la propria leader è la seconda.

In vista del 2027, Fratelli d’Italia sembra quindi disporre di una doppia risorsa: la popolarità della presidente del Consiglio e una base che comincia a riconoscersi sempre di più nel partito stesso. Meloni resta, ma ora accanto a lei ci sono anche un’identità, una classe dirigente e un’organizzazione.

È il passaggio da un partito personale a un partito di governo. E potrebbe essere proprio questa la risposta più efficace alla concorrenza di chi prova a contendere a FdI il voto della destra puntando esclusivamente sulla protesta e sulla radicalizzazione.

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