Frascati – Inaugurato “A casa di Eugenio”, bene sottratto alla mafia e destinato oggi a persone con disabilità

Un bene confiscato alla criminalità organizzata che si trasforma in una casa di speranza, autonomia e partecipazione. È stato inaugurato oggi, in via Fontanile del Piscaro a Frascati, “A Casa di Eugenio”, uno spazio inclusivo dedicato alla comunità e alla realizzazione di percorsi di autonomia rivolti alle persone con disabilità.

Un traguardo importante, nato dalla tenacia e dalla visione della cooperativa sociale Mille e una notte e della cooperativa sociale Sarc, che hanno avviato il progetto ben prima del 2020 e che, grazie anche ai fondi del PNRR, hanno visto, non senza difficoltà di natura burocratica, concretizzarsi un sogno coltivato per anni proprio insieme ad Eugenio De Crescenzo, vicepresidente regionale della AGCI alla cui memoria è dedicata la casa e scomparso prematuramente durante il periodo del Covid. Un bene confiscato alla mafia, acquisito nel 2015 dal Comune di Frascati e affidato  nel 2021.

Alla cerimonia di inaugurazione di oggi, oltre ad operatori, esponenti della società civile e i giovani a cui è rivolto il progetto, hanno partecipato la sindaca di Frascati Francesca Sbardella, l’assessore alle Politiche Sociali Matteo Filipponi, il presidente di AGCI Lazio e della cooperativa Mille e una Notte Marco Olivieri, la presidente della cooperativa sociale Sarc Simona Carboni,  gli psicologi e gli assistenti sociali del Comune che hanno seguito il percorso progettuale. Particolarmente emozionante il momento del taglio del nastro e dello svelamento della targa dedicata ad Eugenio, alla presenza della moglie. A precedere la cerimonia e la visita all’interno degli ampi spazi della struttura, è stato un momento di condivisione in cui sono state ripercorse le tappe fondamentali del percorso che ha permesso alle cooperative assegnatarie del bene per 5 anni, prorogabili ad altri 5.

“Nel nostro mondo – ha detto visibilmente commosso Marco Olivieri – dobbiamo provare qualcosa di bello, una commozione positiva che è quella che ci deve spronare a fare quello che facciamo perché se perdiamo il piacere di fare queste cose secondo me perdiamo un pezzo importante di quello per cui lo facciamo. Quindi sì, oggi io mi voglio commuovere, ma con  la commozione di fare una cosa bella e di aver realizzato un’impresa combattuta come siamo abituati a fare noi nel sociale. Una casa intitolata ad Eugenio, con cui abbiamo condiviso tanto e la fase iniziale di questo progetto

Ricordo ancora l’ultima telefonata che ho avuto con Eugenio. Aveva una voce molto affaticata: stavano per intubarlo. Da quel momento non ha più avuto modo di parlare con nessuno, perché non è mai più uscito da quella stanza d’ospedale. Mi disse: ‘Stai vicino alle cooperative, continua così. Quando torniamo rilanciamo tutto’. Quelle parole me le porto dentro ogni giorno e credo che siano state una delle forze che mi hanno sostenuto in questo lungo percorso, insieme a tutte le persone che mi hanno accompagnato. Per questo sento il dovere di ringraziare innanzitutto Simona Carboni, che è stata una compagna di viaggio straordinaria: mi ha affiancato e ha creduto fino in fondo in questo progetto. Un ringraziamento va anche alla sindaca Francesca Sbardella e all’assessore Matteo Filipponi, che hanno consentito di proseguire nonostante le tante difficoltà incontrate lungo il cammino. Oggi arriviamo al termine di un percorso durato cinque anni e mezzo, una vera e propria battaglia. Quando si inaugura un bene confiscato alla mafia bisogna ricordare che si parte quasi sempre da situazioni molto complesse. Si tratta di immobili che, per loro natura, non sono stati gestiti nel rispetto delle regole. Restituirli alla collettività significa affrontare un enorme lavoro di regolarizzazione e adeguamento.

Abbiamo dovuto mettere in regola una situazione nata fuori dalle regole e, nella burocrazia italiana, questo è già difficile. Farlo su un bene confiscato alla criminalità organizzata, con il coinvolgimento di tribunali, catasto, conservatoria e numerosi altri enti, è ancora più complesso. In questi anni ho imparato moltissimo. Ma soprattutto ho imparato il valore della perseveranza: continuare a crederci, non mollare mai, superare un ostacolo dopo l’altro. Ogni volta pensavamo di essere arrivati al traguardo e invece si presentava una nuova difficoltà. Eppure siamo andati avanti fino in fondo. Oggi vedere questo luogo aperto alla comunità ripaga di ogni sforzo.”

Nel suo intervento, Simona Carboni ha ripercorso il lungo cammino che ha portato all’apertura della struttura. “Questo è il punto di arrivo di un percorso durato cinque anni dalla data di assegnazione del bene. In questi anni sono serviti costanza, determinazione, competenza e pazienza per tenere il punto e decidere di andare avanti senza mollare, perché ci sono stati momenti davvero complicati. Ma oggi è anche un punto di partenza per l’avvio di nuove progettualità e sperimentazioni.”

Carboni ha sottolineato come “A Casa di Eugenio” rappresenti un esempio concreto di sinergia tra diverse normative e strumenti pubblici, capaci di generare nuove opportunità sociali. “In questo luogo si crea una sinergia nell’attuazione di più leggi che insieme esprimono grandi potenzialità. Qui convivono un progetto di rigenerazione urbana e l’attivazione di uno spazio inclusivo per la comunità. Uno spazio che non appartiene alle cooperative assegnatarie, ma all’intera collettività.” Al centro dell’iniziativa vi è infatti l’attuazione della legge sul riutilizzo pubblico dei beni confiscati alle mafie, che restituisce alla cittadinanza luoghi sottratti alla criminalità organizzata, trasformandoli in strumenti di crescita sociale.

La struttura è già in parte operativa. Al piano terra sono infatti attive le cosiddette “Palestre di Vita”, esperienze diurne non residenziali previste dalla legge sul “Dopo di Noi”, che consentono alle persone con disabilità di sperimentare percorsi concreti di autonomia personale e sociale. Grazie a un finanziamento del PNRR, erogato attraverso il Distretto Sociosanitario, il progetto si è ulteriormente arricchito con interventi di domotica finalizzati a favorire la vita indipendente. “La sinergia tra queste tre leggi consentirà di superare il paradigma assistenziale per approdare a un modello generativo che trasforma l’assistenza in empowerment e la passività in partecipazione attiva”, ha evidenziato Carboni. L’obiettivo è fare di “A Casa di Eugenio” un laboratorio permanente di innovazione sociale, aperto alla comunità e capace di promuovere collaborazioni, reti territoriali e nuove progettualità. “Ora – ha aggiunto – dobbiamo essere bravi a costruire sostenibilità, perché la gestione di questo bene richiede un importante impegno economico. C’è ancora tanto da fare.” Tra i sostenitori del progetto, la Banca d’Italia, che ha contribuito all’allestimento iniziale degli spazi e ha successivamente donato un biliardo destinato alle attività dei ragazzi, e la Fondazione Prosolidar, che ha fornito una significativa dotazione di piante da interno ed esterno contribuendo a rendere ancora più accogliente l’ambiente.

L’inaugurazione di oggi rappresenta molto più dell’apertura di una nuova struttura: è il simbolo di una comunità che sceglie di investire nell’inclusione, nella legalità e nelle capacità delle persone. Un luogo restituito al bene comune, dove il valore della cooperazione sociale si traduce in opportunità concrete, autonomia e futuro. “A Casa di Eugenio” nasce così come una casa aperta, viva e partecipata: un presidio di legalità e solidarietà che da oggi appartiene a tutta la città di Frascati.

Grande orgoglio da parte della sindaca Francesca Sbardella e dell’Assessore Matteo Filipponi, che hanno ringraziato la passione e la tenacia delle cooperative affidatarie, sottolineando l’importanza di aver restituito alla comunità un bene per lungo tempo nelle mani della mafia. Un percorso lungo e travagliato, hanno ricordato entrambi, “affrontato con caparbietà nella consapevolezza di poter finalmente avere uno spazio adeguato per ospitare fragilità importanti di cui prendersi cura, riservando un’attenzione particolare alle difficoltà, caratteristica che da sempre contraddistingue il Comune di Frascati”.

Una mattinata di festa e condivisione, che si è conclusa con un brindisi e la piantumazione di un albero di fico, simbolo di speranza e nuova vita da veder crescere nel giardino di un luogo così prezioso per una comunità intera.

 

 

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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