A Frascati, nel quartiere di Vermicino, i lavori di riqualificazione di piazza Vanvitelli, lo spazio che custodisce l’antico fontanile Vanvitelli, stanno alimentando un duro confronto politico e istituzionale. Al centro della contestazione ci sono le scelte progettuali adottate nella fase esecutiva, la gestione degli spazi destinati alla viabilità e, soprattutto, il rapporto tra il nuovo intervento e il monumento storico.
A guidare la protesta è il consigliere comunale di opposizione Gelindo Forlini, architetto, eletto nella lista civica Mastrosanti Sindaco, che da mesi critica apertamente e duramente l’intervento. Insieme al consigliere Roberto Mastrosanti, Forlini ha inoltre presentato un esposto alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio chiedendo verifiche sulle opere realizzate e sulla loro conformità rispetto al progetto approvato.
La vicenda, come è noto, riguarda l’intervento denominato “Riqualificazione piazza Vanvitelli”, inserito nel programma PINQUA del PNRR, relativo alla rigenerazione del tessuto urbano e socio-economico. Un progetto che si discosta da quello originario e sul quale il giudizio di Forlini è particolarmente severo. Già nei mesi scorsi il consigliere aveva definito l’opera una “vergogna” e uno “scempio urbano”, sostenendo che l’intervento avrebbe finito per tradire l’idea originaria di una piazza destinata a valorizzare il fontanile.
Secondo l’esponente dell’opposizione, quello che avrebbe dovuto essere uno spazio urbano riconoscibile e fruibile si sarebbe trasformato in un’area caratterizzata soprattutto dalla viabilità, con un incremento giudicato eccessivo delle superfici asfaltate. Nel mirino finisce anche il costo dell’intervento, che Forlini quantifica in circa 1,44 milioni di euro, e una progettazione esecutiva che risalirebbe al 2016 e sarebbe stata successivamente modificata in maniera sostanziale. La critica non riguarda dunque soltanto l’aspetto estetico dell’opera, ma anche la funzionalità della piazza, la fruibilità del monumento, l’accessibilità pedonale e il rispetto delle procedure previste per gli interventi su beni sottoposti a tutela.
È proprio su questi aspetti che si concentra l’esposto sottoscritto da Forlini e Mastrosanti.
Nel documento, indirizzato alla Soprintendenza, i due consiglieri sostengono che durante l’attuazione del finanziamento il progetto ammesso al bando sarebbe stato “completamente stravolto”, con una perdita delle funzioni storicamente attribuite alla piazza. Il riferimento è soprattutto alla tradizionale configurazione dello spazio intorno al fontanile, legata anche alla Festa dell’Uva e del Vino, che ogni anno coinvolge l’area con iniziative, concerti, mercatini e attività commerciali temporanee. Secondo i consiglieri, il progetto originario avrebbe invece consentito di mantenere una situazione urbana nella quale le due viabilità convergenti sulla fontana contribuivano a definire uno spazio centrale utilizzabile e riconoscibile. L’esposto chiede quindi alla Soprintendenza di verificare se le opere eseguite siano conformi al progetto e alle autorizzazioni rilasciate e se, considerate le modifiche intervenute, non sia effettivamente necessario procedere con una variante al progetto esecutivo e una nuova autorizzazione.
Il punto più delicato resta naturalmente il rapporto con l’antico fontanile Vanvitelli, bene tutelato e fulcro storico della piazza, a tutela del quale è anche intervenuta l’”Associazione culturale Luigi Vanvitelli” di Caserta.
Forlini contesta duramente diverse soluzioni adottate durante i lavori. In un intervento pubblico ha parlato di un “fontanile finto”, criticando l’utilizzo di materiali e finiture che, a suo giudizio, non sarebbero all’altezza del valore storico del monumento. Nel mirino finiscono le canalette per la raccolta delle acque, il mantenimento delle vecchie griglie in ferro, l’impiego di elementi in travertino e peperino e la realizzazione di muretti e aiuole.
Il consigliere contesta inoltre la qualità complessiva delle finiture e sostiene che “non c’è una linea che abbia un senso”, accusando il progetto di aver prodotto un insieme di elementi privi di una relazione organica con il monumento. Particolarmente critica, nella sua lettura, sarebbe anche la sistemazione dei percorsi pedonali, che a suo giudizio non valorizzerebbero la fontana ma renderebbero addirittura più difficile raggiungerla e osservarla. Tra le contestazioni contenute nell’esposto ci sono anche quelle relative alla fruibilità dell’area. Forlini sostiene che in alcuni punti mancherebbero adeguati percorsi pedonali e che l’accesso al giardinetto retrostante il fontanile costringerebbe i pedoni a transitare sulla strada. Viene inoltre denunciata, nel suo intervento, una presunta carenza di accessibilità per le persone con disabilità.
Il consigliere critica anche la configurazione della viabilità, le curvature delle carreggiate e l’assenza di uno spazio specificamente destinato alla fermata dei mezzi pubblici. Contestata anche la mancata realizzazione dei parcheggi prevista, secondo la sua ricostruzione, nella precedente impostazione progettuale. Un altro tema sollevato riguarda la regimentazione delle acque: nell’esposto viene chiesto di chiarire se, in un contesto caratterizzato dalla presenza del fontanile e da quote differenti tra monumento e viabilità, siano state correttamente affrontate le problematiche relative alle acque superficiali.
Uno dei passaggi più rilevanti dell’esposto riguarda proprio le quote altimetriche.
I consiglieri affermano che il progetto esecutivo sarebbe privo del necessario livello di dettaglio e che durante i lavori sarebbero emersi “macroscopici errori di quote” (Forlini parla di circa 60 cm) in corrispondenza della fontana. Da qui la richiesta alla Soprintendenza di valutare se non sia necessario sospendere le lavorazioni nell’area esterna della fontana, in attesa che il Comune presenti un’eventuale variante al progetto esecutivo sottoscritta da un professionista in possesso dei requisiti previsti dalla normativa. Non è una richiesta di carattere meramente politico: i consiglieri chiedono espressamente all’organo di tutela di verificare la correttezza delle procedure adottate.
Un ulteriore capitolo dell’esposto riguarda la direzione dei lavori. Forlini e Mastrosanti chiedono alla Soprintendenza di verificare se sia corretto che la direzione dei lavori sia stata affidata a un ingegnere anziché a un architetto, richiamando quanto previsto dalla normativa specifica. Anche in questo caso, il documento non si limita a contestare una scelta progettuale, ma domanda formalmente alla Soprintendenza di chiarire se le procedure adottate siano conformi alla normativa. “Abbiamo chiesto che vengano verificate le procedure”. Il senso complessivo dell’esposto è quindi quello di sollecitare un controllo da parte dell’organo di tutela.
“Hanno fatto – scrive con sdegno Forlini – un fontanile finto con la cortina delle palazzine degli anni 70. La raccolte delle acque davanti alla fontana è stata fatta con 4 canalette comprate allo smorzo. Hanno lasciato il vecchio griglione in ferro. Hanno usato le copertine in travertino da tre cm (quelle che non si mettono più nemmeno nelle case), usato pezzi di peperino e di travertino per delimitare alcune aree. Non c’è una linea che abbia un senso. Tra la strada ed il monumento stanno facendo un’aiuola con un muretto di mattoni (la cortina anni 70). Quanti giorni potra durare? L’aiuola impatta con la scalinata in modo casuale (nessuno si era accorto che la fontana è posta ad un livello puù basso rispetto alla strada. Si parte da un marciapiede in cemento e si arriva ad una scalinata rabberciata in travertino da 3 cm comprato allo smorzo. Su via della Cavona non c’è il marciapiede. Per entrare nel giardinetto dei “Pazzi” (così io lo definisco perchè non può essere considerato savio uno che si mette contemplare un monumento guardandolo da dietro) devi passare per la strada.
Il primo accesso pedonale è posto nella rotonda. Il fontanile è fuori squadro con la fontana (almeno 10 gradi): è brutto è tozzo e poi a cosa serve? Non è stato fatto alcun lavoro sulla regimentazione delle acque. Le griglie sono state lasciate nella stessa posizione della preesistente viabilità. Il ciglio dei marciapiedi è fatto con il logo dei progettisti (tre trapezi). Anche questo quanto potrà durare? Il percorsi verso la fontana sono volti a creare smarrimento (sarà forse per questo che ci vogliono mettere il consorzio del vino). Vogliono creare un vigneto nell’ovale della rotonda (bio agricoltura). Le curvature della viabilità sono tutte sbagliate. Non esiste un posto per la sosta del mezzo pubblico. L’area non è accessibile ai disabili. Non hanno rispettato le normative regionali sulla bioedilizia nè i parametri di efficienza energetica. Il padiglione ha un impatto devastante. Si è persa la via Vanvitelli che faceva riferimento alla fontana. Non hanno realizzato i parcheggi. Hanno raddoppiato inultilmente la viabilità. Ora è tutto asfalto”
I consiglieri infine, chiedono alla Soprintendenza di verificare se, nell’attività svolta dai propri uffici, siano state adottate le procedure normalmente previste per gli interventi su un bene tutelato per legge. La critica, dunque, investe anche il ruolo della Soprintendenza, che secondo Forlini avrebbe autorizzato un progetto che, nella fase di realizzazione, sarebbe stato modificato in maniera significativa.
La riqualificazione di piazza Vanvitelli nasce nell’ambito di un programma di rigenerazione urbana di dimensione nazionale e avrebbe dovuto restituire a Vermicino uno spazio pubblico rinnovato, più funzionale e capace di valorizzare uno dei suoi elementi storici più importanti. Oggi, però, il cantiere è diventato terreno di scontro. Da una parte c’è la necessità di completare un’opera finanziata nell’ambito del PNRR, dall’altra le contestazioni dell’opposizione, che chiede di verificare se quanto realizzato corrisponda effettivamente a quanto progettato e autorizzato.
Forlini, intanto, insiste soprattutto su un punto: la fontana avrebbe dovuto essere il cuore della piazza, mentre la nuova sistemazione avrebbe finito per mettere al centro la strada.