Il 21 settembre, Giornata internazionale della Pace, Ciampino ha scelto di fermarsi a riflettere. Nella sala consiliare «Pietro Nenni» si è svolto l’incontro «Curare il creato. Disarmare l’economia», tappa cittadina della XXI Giornata diocesana per la custodia del creato, organizzata proprio in coincidenza con la ricorrenza internazionale.
Promossa dall’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro della diocesi di Albano, con il patrocinio del Comune di Ciampino e del Vicariato territoriale, e realizzata insieme alle realtà firmatarie della «Lettera aperta alla Città», la serata ha intrecciato fede, impegno civile e responsabilità collettiva, con lo sguardo rivolto alle guerre che continuano a segnare il presente e a rendere più fragile il dialogo fra i popoli.
Una sala gremita, cittadini, parrocchie, associazioni e istituzioni riuniti attorno a una parola oggi tanto invocata quanto difficile da tradurre nella vita quotidiana: pace.
A moderare l’incontro è stato il giornalista Carlo Cefaloni. Tra i protagonisti della serata, la sindaca di Ciampino Emanuela Colella e il vescovo di Albano monsignor Vincenzo Viva, accanto a don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, don Antonio Scigliuzzo, Michele Concilio, delegato cittadino per la pace e il territorio e Sara Cubellotti.
Presente anche la polizia locale, guidata dal comandante Roberto Antonelli. In sala si sono riconosciuti il sindaco di Marino Stefano Cecchi, Anna Contestabile e numerosi rappresentanti delle comunità parrocchiali, del mondo associativo e della pastorale universitaria. Ad aprire i lavori è stata proprio la sindaca Colella. «Il 21 settembre celebriamo la Giornata internazionale della Pace: un’occasione di riflessione e di rinnovato impegno per la promozione del dialogo, della solidarietà e della convivenza tra i popoli», ha detto. «Ciampino, che da oltre vent’anni porta con orgoglio il titolo di Città per la Pace, aderisce con profonda convinzione a questa ricorrenza», ha aggiunto, ricordando come si tratti di «un messaggio che assume un significato ancora più forte in un momento storico segnato da conflitti e tensioni internazionali».
Nel corso della serata è emerso con chiarezza il valore di una comunità che non intende restare spettatrice di fronte alle crisi del mondo. Il tema scelto ha aperto una riflessione più ampia sul significato stesso della pace: non soltanto fermare le armi, ma interrogarsi sul linguaggio che si utilizza, sulle scelte economiche, sugli stili di vita e sulle responsabilità personali e collettive che possono alimentare i conflitti oppure contribuire a spegnerli. Al centro dell’incontro l’intervento di don Bruno Bignami, che ha dialogato sul tema «Tu non uccidere: obiezione di coscienza e scelta della nonviolenza nella Nota Cei “Educare a una pace disarmata e disarmante”».
Il sacerdote ha richiamato la figura di don Primo Mazzolari, definito un «parroco di periferia», e il suo libro Tu non uccidere, nato in anni segnati dalle tensioni internazionali e dalla minaccia di nuovi conflitti. Una domanda, ripresa da Bignami, ha attraversato la sala con tutta la sua forza.
«Cosa dobbiamo fare? Riprendere le armi? Contro chi? Americani o russi?». Parole pronunciate in un altro tempo storico, eppure ancora capaci di interrogare il presente. «Oggi abbiamo un dilemma analogo», ha osservato don Bignami, indicando nella testimonianza di Mazzolari una strada impegnativa ma necessaria, quella della disobbedienza contro l’ordine di uccidere, dell’obiezione di coscienza e della nonviolenza intesa non come rinuncia passiva, ma come scelta concreta e responsabile.
Monsignor Vincenzo Viva ha offerto uno sguardo lucido sul tempo presente. Citando anche Corrado Augias, il vescovo di Albano ha richiamato l’attenzione sul progressivo indebolimento delle relazioni internazionali e sulla difficoltà crescente di ascoltare chi la pensa diversamente. «Il dialogo tra i popoli si sta smantellando», ha detto monsignor Viva, «la riflessione di questa sera ci può aiutare». Il vescovo ha quindi ricordato la Nota approvata dai vescovi italiani nell’assemblea di novembre, dedicata a una pace «disarmata e disarmante», un testo che invita, prima ancora di tutto, a disarmare il linguaggio, a sottrarsi alle parole violente, alla logica del nemico e alle semplificazioni che trasformano la paura in ostilità.
«Ciampino non è una città che subisce passivamente», ha aggiunto monsignor Viva, riconoscendo l’impegno delle istituzioni locali, delle parrocchie, della pastorale universitaria, delle associazioni e delle tante persone presenti, con un ringraziamento particolare rivolto anche al sindaco di Marino Stefano Cecchi. «Grazie di aver risposto a questo invito», ha concluso il vescovo. Il messaggio lasciato dalla serata è stato semplice, ma tutt’altro che scontato: la pace non è soltanto assenza di guerra, si costruisce ogni giorno nelle relazioni, nel rispetto dell’altro, nella tutela del creato, nella giustizia sociale e nella capacità di fermare le parole prima che diventino muri. Un pensiero che la sindaca Colella ha voluto ribadire anche in conclusione. «La guerra non risolve i conflitti, semina solo nuovo odio», ha detto.
«La vera forza sta nella pace, che non è semplice assenza di conflitto, ma una responsabilità condivisa e quotidiana», ha proseguito. «Il dialogo è e resta l’unica via percorribile», ha concluso, ricordando che scegliere l’ascolto e la giustizia resta «l’unica strada coraggiosa e concreta che abbiamo per superare ogni divisione». Nella sala «Pietro Nenni», nel giorno dedicato alla pace, Ciampino ha scelto di fermarsi, ascoltare e interrogarsi. Un gesto forse piccolo rispetto alla complessità delle crisi internazionali, ma importante, perché anche da una comunità locale può partire una forma concreta di cura, responsabilità e speranza.