Oltre mille giorni di attesa, dolore e battaglie. Martedì 26 maggio potrebbe segnare una svolta cruciale nella lunga ricerca di verità e giustizia per Giulia Capraro, la 17enne di Albano morta nel tragico incidente stradale avvenuto il 13 giugno 2023 sulla via Maremmana Inferiore, tra Marino e Castel Gandolfo. Davanti al GUP del Tribunale di Velletri si aprirà infatti un passaggio processuale particolarmente atteso dalla famiglia della ragazza e da quanti, in questi anni, hanno seguito da vicino la vicenda.
Dinanzi al GUP del Tribunale di Velletri, il 26 maggio si aprirà infatti l’udienza preliminare del processo per la morte della giovanissima di Albano, la cui esistenza è stata recisa bruscamente. Un passaggio atteso in particolare dalla mamma, Antonella Zevini, che in queste ore ha affidato ai social una lunga e intensa riflessione, ripercorrendo il dolore, l’attesa e le ferite ancora aperte di una vicenda che continua a segnare profondamente la sua vita.
Lo scorso febbraio il GUP aveva disposto il rinvio a giudizio dell’imputato, fissando proprio per il 26 maggio il ritorno in Tribunale. In quell’occasione Antonella era presente in aula e, all’uscita dal Palazzo di Giustizia, era stata stretta dall’abbraccio di amici, sostenitori e cittadini che in questi anni hanno scelto di accompagnarla nella sua battaglia per la verità e la giustizia.
“Martedì potrebbe essere soltanto l’inizio di un nuovo capitolo”
A poche ore dall’udienza, la madre di Giulia ha voluto condividere pubblicamente il proprio stato d’animo. “Meno due giorni all’udienza. Dopodomani. Martedì 26 maggio 2026. Sembra impossibile dato che sei stata uccisa il 13 giugno 2023″, ha scritto rivolgendosi idealmente alla figlia.
Parole che raccontano il peso di un’attesa durata quasi tre anni e che, al tempo stesso, evidenziano come l’udienza di martedì non rappresenti per lei un punto di arrivo.
“Non torni Giulia”, ha sottolineato amaramente Antonella, ricordando come il dolore per la perdita della figlia sia qualcosa di permanente e impossibile da superare. “Martedì potrà essere o no solo l’inizio di un nuovo capitolo”, ha scritto ancora, spiegando di attendere soprattutto che venga fatta piena luce su quanto accaduto, col ragazzo alla guida della vettura dove lei ha trovato la morte (pur se da innocente, con la cintura regolarmente allacciata) che dovrà rispondere dell’accusa di omicidio stradale.
Una battaglia pubblica portata avanti senza arretrare
Nelle sue parole emerge anche il racconto di una battaglia civile che in questi anni l’ha vista esporsi pubblicamente per mantenere viva l’attenzione sulla morte della figlia e sul tema della sicurezza stradale.
Antonella ha ricordato le difficoltà incontrate lungo il percorso, le critiche ricevute e chi avrebbe preferito il silenzio. Ha fatto riferimento a chi si è lamentato del “rumore” prodotto dalla sua richiesta di giustizia, a chi avrebbe tentato di scoraggiarla o intimidirla e a chi, secondo il suo punto di vista, non avrebbe mostrato sufficiente vicinanza alla memoria di Giulia. E alla sua battaglia per la Vita; la vita delle tante persone che sono state salvate e lo saranno in futuro, grazie alla sua quotidiana opera di sensibilizzazione all’educazione stradale.
Una battaglia che, tuttavia, afferma di non aver affrontato da sola. “Sono nel giusto e non sono sola”, ha ribadito con convinzione, ringraziando le tante persone che in questi anni hanno scelto di starle accanto, condividendo il ricordo della figlia e sostenendo la sua richiesta di verità.
Il dolore di una madre e il peso di dettagli mai dimenticati
Particolarmente toccanti sono i passaggi nei quali Antonella è tornata a ricordare le condizioni in cui l’amata figliola ha perso la vita. Giulia, ha sottolineato ancora una volta la madre, era una passeggera seduta sul sedile anteriore con la cintura di sicurezza regolarmente allacciata. Nelle sue parole riaffiora il dolore per quanto accaduto e per tutto ciò che ha dovuto affrontare successivamente, comprese informazioni e dettagli che hanno ulteriormente aggravato una sofferenza già enorme.
Uno sfogo umano e comprensibile, che racconta il vissuto di una madre chiamata a convivere quotidianamente con immagini e ricordi impossibili da cancellare.
Il sostegno della comunità e il ricordo di Giulia
Proprio pochi giorni fa, sul lungolago di Castel Gandolfo, è stato inaugurato un defibrillatore dedicato alla memoria di Giulia, il primo segno permanente realizzato in suo ricordo. Un gesto nato grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale, Croce Rossa e cittadini che hanno voluto trasformare il dolore in un simbolo concreto di prevenzione e solidarietà.
Durante quella cerimonia Antonella Zevini ha ricordato ancora una volta come la sua battaglia non riguardi soltanto la figlia, ma tutte le famiglie che si trovano improvvisamente a confrontarsi con tragedie analoghe e con percorsi giudiziari spesso lunghi e complessi.
Nel frattempo ha dato vita all’associazione “Oltre la Luna”, impegnata nella sensibilizzazione sulla sicurezza stradale e nel sostegno alle persone colpite da lutti improvvisi e traumatici.
Martedì l’udienza davanti al Tribunale di Velletri
Ora l’attenzione si sposta nuovamente nelle aule del Tribunale di Velletri. Sarà l’inizio della fase nella quale verranno esaminati gli elementi raccolti nel corso delle indagini e affrontate le questioni che dovranno portare all’accertamento delle eventuali responsabilità penali.
Per Antonella Zevini, però, al di là degli aspetti processuali, resta soprattutto la volontà di continuare a difendere la memoria della figlia.
“Ed io sono una mamma e mi comporterò da tale”, scrive nelle sue ultime righe. “Cercherò sempre di fare del bene”.
Una promessa che accompagna l’attesa di un’udienza destinata a rappresentare un passaggio importante in una vicenda che, a quasi tre anni dalla morte di Giulia, continua a toccare profondamente l’intera comunità dei Castelli Romani.
Mentre la giustizia prosegue il suo corso, Castel Gandolfo – a differenza di Albano – ha scelto di non dimenticare Giulia Capraro, trasformando il dolore in un gesto concreto capace di guardare al futuro. E forse è proprio questa l’eredità più forte lasciata da una ragazza di appena 17 anni: la capacità di unire le persone attorno ai valori della solidarietà, della sicurezza, dell’ascolto e della cura reciproca.
