A Velletri rinviata al 16 giugno l’udienza per la morte di Giulia Capraro. La mamma: “Coi soldi dei risarcimento non compreranno il mio silenzio”. Presenti anche Vanda Ferri, mamma del compianto sindaco di Rocca di Papa Emanuele Crestini, e Lara Liotta, la mamma della piccola Lavinia Montebove
Sotto il sole caldo e verticale di un mezzogiorno dalle temperature estive è venuto spontaneo chiedersi “chissà come Giulia Capraro avrebbe raccontato questa giornata…”, la per sempre 17enne di Albano Laziale, la cui vita si è infranta in un tragico scontro lungo via Maremmana Inferiore, nella serata del 13 giugno 2023, quando da passeggera innocente con la cintura allacciata ha pagato con la vita per colpe che non aveva.
Lei che amava scrivere, che inseguiva la verità con la curiosità e la determinazione tipiche dei migliori cronisti, che sognava di diventare giornalista, inviata, magari persino magistrato. Lei che credeva nella giustizia e che aveva ancora tutta una vita davanti per cercarla, raccontarla, difenderla.
Forse avrebbe iniziato anche lei, questo articolo, descrivendo il caldo intenso che ha accompagnato questo martedì 26 maggio davanti al Tribunale di Velletri. Oppure avrebbe preferito raccontare i volti, gli abbracci, le mani strette e le lacrime trattenute di chi non ha voluto lasciare sola la sua amata mamma, Antonella Zevini, nel giorno in cui il procedimento per la sua morte avrebbe dovuto compiere un passo decisivo.
Magari avrebbe annotato una cosa che non compare nei verbali d’udienza: l’umanità. Quella delle tante persone arrivate da ogni parte dei Castelli Romani per testimoniare vicinanza a una madre che da quasi tre anni lotta perché la morte della propria figlia non venga ridotta a una pratica da archiviare o a una questione economica, da “due spicci”, perché tali sono i soldi per chi si aggira dentro casa, senza potersi più imbattere nella presenza dolce e chiassosa della propria figliola.
Se dietro ogni fascicolo c’è una vita spezzata, dietro ogni rinvio c’è un dolore che continua a consumarsi giorno dopo giorno, noi, umilmente, ci limitiamo a raccontare di un’attesa durata quasi 3 anni; un’attesa che questa mattina avrebbe dovuto portare all’apertura della fase decisiva del procedimento per omicidio stradale aggravato nei confronti dell’unico imputato. Invece, ancora una volta, è arrivato un rinvio…
Davanti al Tribunale amici, genitori, giovani che in questi anni hanno imparato a conoscere la storia di Giulia e a riconoscersi nella battaglia della sua mamma. Un gruppo che proprio noi abbiamo affettuosamente definito l’”Esercito di Giulia”, una rete di persone unite dal desiderio di verità e dalla convinzione che certe tragedie non possano essere archiviate nell’indifferenza.
Tra i presenti anche due donne che hanno conosciuto il dolore più profondo che una madre possa attraversare.
A partire da Vanda Ferri, madre di Emanuele Crestini, il sindaco di Rocca di Papa morto il 20 giugno 2019 a soli 46 anni dopo la devastante esplosione che distrusse il palazzo comunale. Crestini, pur gravemente ferito, non abbandonò l’edificio divorato dalle fiamme prima di aver messo in salvo i dipendenti presenti all’interno, pagando quel gesto di responsabilità con la propria vita.
Accanto ad Antonella anche Lara Liotta, la madre della piccola Lavinia Montebove, la bambina rimasta gravemente ferita nel 2018 all’asilo “La Fattoria di Mamma Cocca” di Velletri e divenuta simbolo di una lunga e dolorosa battaglia per la giustizia e per il riconoscimento dei diritti delle vittime e delle loro famiglie.
Presenze che hanno assunto un significato particolare. Donne unite da storie diverse ma da una stessa ferita, dalla stessa ricerca di risposte e dalla stessa determinazione a non lasciare che il dolore venga relegato al silenzio.
Il rinvio chiesto dall’assicurazione
A spiegare quanto accaduto in aula è stata l’avvocata di parte civile Ilaria Cavallin. Secondo quanto riferito dal legale, tutte le incombenze previste dalla legge erano state regolarmente adempiute e la citazione del responsabile civile era stata notificata oltre un mese fa. La sorpresa è arrivata però nelle ultime ore. «La società assicuratrice si è costituita soltanto ieri sera tardi – ha spiegato l’avvocata – chiedendo un rinvio per poter valutare la documentazione. Una richiesta che, a nostro avviso, appare incomprensibile e alla quale si è opposto anche il Pubblico Ministero». Secondo Cavallin, infatti, la documentazione era già ampiamente conosciuta. «Ci sono persone che sono già state risarcite. Questo significa che gli atti e la documentazione erano già nella disponibilità dell’assicurazione e delle altre parti processuali», ha aggiunto. Nonostante l’opposizione della Procura, il giudice ha deciso di accogliere l’istanza di rinvio.
La nuova udienza è stata quindi fissata per martedì 16 giugno 2026, tre giorni dopo il terzo anniversario della morte di Giulia.
«Speriamo che in quella data – ha aggiunto l’avv. Cavallin – la situazione possa finalmente avere una svolta positiva. Noi, sia chiaro, siamo pronti ad affrontare qualsiasi scenario e a continuare la battaglia per la tutela dei diritti di questa ragazza».
Lo sfogo di Antonella: “Coi soldi non compreranno il mio silenzio”
All’uscita dal Tribunale Antonella Zevini è apparsa provata, amareggiata, ma ancora una volta determinata. Gli occhi lucidi, gli abbracci delle persone accorse per sostenerla e parole che hanno colpito tutti i presenti. «Il 13 giugno saranno 3 anni che Giulia è stata uccisa da passeggera sul sedile anteriore con la cintura regolarmente allacciata. L’unico imputato è M.M., che era alla guida dell’auto e anche oggi non si è presentato», ha premesso.
Poi il riferimento all’assicurazione e alla decisione del giudice di concedere il rinvio richiesto dalla stessa. La madre della ragazza non ha nascosto la propria delusione per la decisione di rinviare ancora una volta l’udienza. «Sono veramente delusa dal fatto che il giudice abbia accolto questa richiesta di rinvio nonostante il Pubblico Ministero si fosse opposto. Giulia è morta. È al cimitero di Albano Laziale. Non riesco a comprendere cosa ci sia ancora da valutare. Se l’assicurazione ha già risarcito altre persone coinvolte nella vicenda, evidentemente ha avuto tutto il tempo per esaminare la documentazione. Mia figlia purtroppo non risuscita e i documenti sono sempre gli stessi…».
Ma è quando parla delle ragioni che la spingono a continuare che la sua voce si fa ancora più ferma: «Io sono qui con la schiena dritta e la testa alta perché sono nel giusto e sto cercando di difendere mia figlia. Tutte le persone che in questi anni hanno cercato di affossarmi o di aumentare il mio dolore non hanno fatto altro che alimentare il mio coraggio e la mia forza».
Parole forti, pronunciate con la compostezza che in molti le riconoscono da sempre ma anche con la stanchezza di chi si trova ad affrontare un percorso giudiziario che sembra non trovare ancora una conclusione. Poi, la frase che più di tutte è rimasta impressa nella mente dei presenti: «Coi soldi non compreranno il mio silenzio».
Parole che non suonano come una dichiarazione contro qualcuno, ma come la rivendicazione di una madre che continua a chiedere ciò che ha chiesto dal primo giorno: conoscere fino in fondo cosa sia accaduto il 13 giugno 2023 e vedere accertate tutte le responsabilità.
«Nessuno comprerà il mio silenzio: la mia voce è nella società, tra le persone. Noi parleremo», assicura.
L’assenza dell’imputato
Anche oggi, come nelle precedenti occasioni, l’imputato non era presente in aula. Un’assenza che per Antonella continua ad avere un peso enorme. Nel suo intervento ha ricordato come, in quasi 3 anni, non siano mai arrivate pubbliche scuse, né la partecipazione alle tante iniziative organizzate per ricordarla: fiaccolate, messe, concorsi scolastici e manifestazioni dedicate alla sua memoria.
Aspetti che nulla hanno a che vedere con la responsabilità penale, che sarà eventualmente accertata nelle sedi competenti, ma che continuano a rappresentare per una madre una ferita umana difficile da rimarginare.
Una battaglia che ormai appartiene a tanti
Ciò che colpisce, osservando quanto accaduto oggi a Velletri, è che la storia di Giulia non riguarda più soltanto la sua famiglia. Attorno ad Antonella si è creata una comunità fatta di persone comuni, associazioni, genitori, ragazzi e cittadini che hanno scelto di accompagnarla in un percorso diventato negli anni anche una battaglia sociale e culturale per la sicurezza stradale, per il rispetto delle vittime e per il diritto alla verità.
“Non può finire tutto a tarallucci e vino”, ha osservato una donna presente davanti al Palazzo di Giustizia, ancora incredula di fronte alla possibilità che la vicenda possa concludersi senza un vero dibattimento processuale. “Qui ci sono chiare responsabilità e soprattutto l’assenza di una vicinanza emotiva, anche di un semplice ‘Antonella, ho sbagliato, mi dispiace’”, aggiunge, dando voce a una riflessione condivisa da molti dei presenti.
“Continueremo a stare al fianco di Antonella e di questa sua missione per la vita, in cui lotta per l’educazione stradale e così facendo contribuisce a prevenire altre tragedie”, ha detto la madre di una ragazza che ha partecipato a una delle edizioni del Concorso Giornalistico Memorial Giulia Capraro e che non ha voluto mancare all’appuntamento di Velletri.
Parole che aiutano a comprendere come, attorno alla figura di Antonella Zevini, si sia ormai costruita una rete di persone che va ben oltre il semplice sostegno personale. Una comunità che vede nella sua battaglia una richiesta di verità, ma anche un impegno civile per la sicurezza stradale, la memoria delle vittime e il rispetto delle famiglie travolte da tragedie simili. Non si fermeranno. Come non ci fermeremo noi dal raccontare le loro gesta. Neppure Giulia si sarebbe mai fermata, se avesse potuto scegliere. Ne quella tragica sera, ne di fronte ad ogni situazione in cui la realtà puzza di ingiustizia…
