Nei primi decenni del Novecento il lago rappresentava un luogo frequentato sia dalla popolazione locale sia dai visitatori. Fotografie d’epoca testimoniano escursioni in barca sulle sue acque, mentre la pesca costituiva un’importante attività locale, con l’allevamento di trote, carpe e tinche
Nel cuore del Parco Regionale dei Castelli Romani si trova uno degli ambienti più affascinanti e meno conosciuti del territorio: il Pantano della Doganella. Oggi si presenta come una preziosa zona umida protetta, ma fino ai primi decenni del Novecento era un vero e proprio lago, frequentato da pescatori e da visitatori che vi trascorrevano il tempo in barca
L’itinerario del sentiero CAI 521 prende avvio dal parcheggio del cimitero di Nemi. Dopo un primo tratto condiviso con la Via Francigena del Sud, il sentiero attraversa un fitto bosco di castagni e supera il sottopasso della Via dei Laghi. Il percorso sale dolcemente lungo le pendici di Monte Spina, condividendo per un breve tratto il tracciato del sentiero CAI 520.
Lasciato il bosco, il paesaggio si apre sui Pratoni del Vivaro, un vasto altopiano di origine vulcanica dove i boschi lasciano spazio a grandi prati. Il sentiero prosegue alternando radure e tratti alberati fino a raggiungere Poggio Broscione. Qui il CAI 521 incontra il sentiero 518, che conduce verso il Passo del Lupo e il Maschio d’Ariano, mentre proseguendo si raggiunge il Pantano della Doganella, nel territorio di Rocca Priora, nei pressi della Via Tuscolana.
Un lago dimenticato
Oggi il Pantano della Doganella appare come una zona umida stagionale, ma in passato occupava una superficie molto più estesa. La cartografia dell’Istituto Geografico Militare del 1906 lo identifica già con il nome di Pantano della Doganella, documentando la presenza di uno specchio d’acqua.
Nei primi decenni del Novecento il lago rappresentava un luogo frequentato sia dalla popolazione locale sia dai visitatori. Fotografie d’epoca testimoniano escursioni in barca sulle sue acque, mentre la pesca costituiva un’importante attività locale, con l’allevamento di trote, carpe e tinche.
Nel corso del Novecento il lago venne progressivamente prosciugato. Ancora oggi non esiste una spiegazione univoca sulle ragioni dell’intervento, ma è certo che la realizzazione dei canali di drenaggio e lo sfruttamento delle risorse idriche abbiano modificato profondamente questo ambiente. L’attuale presenza dell’acqua mostra che quest’area è ancora ricca di risorse idriche e che nel sottosuolo restano i segni dell’antico bacino lacustre.
La natura incontra la storia
Nel volume Alba Longa. Studi e ricerche sull’ubicazione della Madre di Roma, Riccardo Bellucci propone una lettura storico-geografica del territorio secondo cui il Pantano della Doganella costituirebbe ciò che resta dell’antico Lago Albano di Alba Longa. L’autore ipotizza che una parte dell’attuale Vivaro fosse occupata da un vasto specchio d’acqua e che il prosciugamento, insieme all’utilizzo delle falde acquifere, ne abbia cancellato quasi completamente l’aspetto originario.
Questa interpretazione rappresenta una proposta di studio che si inserisce nel dibattito sull’evoluzione del paesaggio dei Colli Albani e sulla localizzazione dell’antica città di Alba Longa, definita la “madre di Roma” perché, secondo la tradizione mitologica romana, da essa avrebbe avuto origine la stirpe da cui discendono Romolo e Remo.
Al di là delle diverse ipotesi, il Pantano della Doganella conserva ancora oggi un grande valore storico e naturalistico, offrendo agli escursionisti la possibilità di camminare in un luogo che continua a raccontare il legame millenario tra l’acqua e il territorio.
Un patrimonio da conoscere
Il Pantano della Doganella e il vicino Bosco del Cerquone fanno parte della Rete Europea Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione. L’area protegge uno degli habitat umidi più importanti dei Castelli Romani, fondamentale per anfibi, rettili, uccelli acquatici e numerose specie vegetali legate agli ambienti umidi.
Percorrere il sentiero CAI 521 significa quindi non solo raggiungere una meta escursionistica di grande importanza, ma anche attraversare un paesaggio che conserva le tracce della trasformazioni operate dall’uomo e delle molte vicende che ancora oggi alimentano la ricerca storica e archeologica sui Colli Albani.
Fonti:
- Sentiero CAI 521 – Nemi–Doganella: Parco Regionale dei Castelli Romani – CAI 521
- Conservazione dell’ecosistema: l’importanza del Pantano della Doganella: Parco Regionale dei Castelli Romani – Pantano della Doganella
- Sentiero CAI 518 – Doganella–Passo del Lupo: Parco Regionale dei Castelli Romani – CAI 518
- Zone Umide del Parco: il Pantano della Doganella: Parchi Lazio – Pantano della Doganella
- Bellucci, Riccardo, Alba Longa. Studi e ricerche sull’ubicazione della Madre di Roma, 2015
