Torna al centro del dibattito il futuro dei laghi Albano e di Nemi, il cui progressivo abbassamento continua a destare forte preoccupazione tra cittadini e associazioni ambientaliste dei Castelli Romani. A intervenire è il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, che esprime forti perplessità sul piano da circa 60 milioni di euro, articolato in 15 interventi, presentato dal Tavolo Tecnico per contrastare la crisi idrica dei due bacini lacustri.
Secondo il Coordinamento, le misure previste rischiano di non affrontare adeguatamente quella che viene indicata come la principale causa del fenomeno: l’eccessivo prelievo di acqua dalle falde acquifere dei Colli Albani. Gli ambientalisti contestano inoltre il progetto delle cosiddette gronde, denunciano le conseguenze del continuo consumo di suolo e criticano l’esclusione delle associazioni dal Tavolo Tecnico.
Nel mirino anche la sproporzione tra le risorse economiche stanziate e i risultati attesi in termini di risparmio idrico. Da qui la richiesta di una revisione del piano, accompagnata da un appello alle istituzioni affinché si intervenga sulle cause strutturali del progressivo prosciugamento dei laghi.
Di seguito riportiamo integralmente la presa di posizione del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani
L’abbassamento dei laghi è iniziato circa quarant’anni fa, quando gli effetti dell’attuale crisi climatica erano molto meno accentuati. I cambiamenti climatici possono aggravare il fenomeno, ma la causa strutturale che denunciamo da decenni è l’eccessivo prelievo di acqua dalle falde acquifere dei Colli Albani. La stessa Regione Lazio, con la Deliberazione n. 445 del 16 giugno 2009, riconosceva il grave squilibrio idrogeologico causato dai prelievi e introduceva misure per la salvaguardia delle falde. Quella deliberazione fu il risultato delle lunghe battaglie delle associazioni ambientaliste, che attraverso denunce, studi e mobilitazioni portarono le istituzioni regionali ad affrontare il problema.
Gli studi e le valutazioni alla base di quei provvedimenti avevano evidenziato la necessità di ridurre di circa il 30% i consumi idrici, allora superiori agli 80 milioni di metri cubi annui, pari a circa 25 milioni di metri cubi all’anno.
60 MILIONI DI EURO PER RECUPERARE APPENA 5 MILIONI DI METRI CUBI
Il piano presentato dal Tavolo Tecnico prevede 15 interventi per circa 60 milioni di euro, con un obiettivo dichiarato di recupero e risparmio di poco superiore ai 5 milioni di metri cubi annui: circa un quinto della riduzione che già nel 2009 ritenevamo necessaria. Molti interventi rischiano di essere poco efficaci rispetto al vero obiettivo: ridurre concretamente i prelievi dalle falde. Anche la riduzione delle perdite degli acquedotti, pur necessaria, non equivale automaticamente a un pari recupero delle risorse sotterranee, poiché la maggior parte dell’acqua dispersa dalle tubazioni può infiltrarsi nuovamente nel terreno.
Il dato fondamentale è quanto diminuiranno realmente i prelievi dall’intera idrostruttura dei Colli Albani, non quanti metri cubi saranno genericamente dichiarati come risparmiati.
NO ALLE GRONDE: I LAGHI NON SONO SERBATOI DA RIEMPIRE
Ribadiamo la nostra totale contrarietà al progetto delle cosiddette gronde, che prevedono di convogliare artificialmente nei laghi le acque di ruscellamento. Queste acque possono trasportare idrocarburi, metalli pesanti, microplastiche e altre sostanze inquinanti. Nessun sistema di filtrazione può garantire l’eliminazione del 100% di ogni possibile contaminante in qualsiasi condizione. Inoltre, immettere acque con caratteristiche chimiche e biologiche diverse può alterare i delicati equilibri degli ecosistemi lacustri. La soluzione non è riempire artificialmente i laghi, ma ripristinare il naturale equilibrio delle falde che li alimentano.
SI SPENDONO 60 MILIONI PER SALVARE I LAGHI, MA SI CONTINUA A CEMENTIFICARE IL TERRITORIO
Questa è forse la contraddizione più grave dell’intero piano.
Mentre si annunciano 60 milioni di euro di interventi per contrastare il prosciugamento dei laghi, continuano nuove edificazioni e trasformazioni urbanistiche ad Albano Laziale, Genzano di Roma, Ariccia, Grottaferrata, Frascati, Pomezia e Aprilia. Addirittura sul cratere del Lago Albano, nel territorio di Ariccia, è previsto un intervento residenziale di 36 abitazioni nei pressi di Piazzale dei Daini, per il quale, secondo le informazioni in nostro possesso, è in corso l’iter autorizzativo comunale. Ogni nuova edificazione comporta ulteriore impermeabilizzazione dei suoli, riduzione dell’infiltrazione naturale delle precipitazioni e incremento dei fabbisogni idrici.
Si spendono milioni di euro per tentare di recuperare acqua mentre si continua ad autorizzare il consumo di suolo che ostacola la ricarica delle falde e contribuisce ad aumentare il deficit idrico.
La stessa Deliberazione regionale 445/2009 prevedeva specifiche misure di salvaguardia e valutazioni della compatibilità idrica delle trasformazioni urbanistiche.
Non possiamo spendere 60 milioni di euro per salvare i laghi e contemporaneamente continuare a creare le condizioni che ne aggravano il prosciugamento.
UN TAVOLO TECNICO CHE ESCLUDE CHI DA QUARANT’ANNI DIFENDE I LAGHI
Riteniamo inoltre inaccettabile che dal Tavolo Tecnico siano state escluse proprio le associazioni ambientaliste che con quarant’anni di battaglie hanno contribuito anche all’adozione della Deliberazione regionale del 2009. Altrettanto discutibile è il coinvolgimento di soli quattro Comuni quando l’idrostruttura dei Colli Albani interessa oltre venti territori comunali. La gestione delle falde deve riguardare l’intera idrostruttura e non può essere affrontata attraverso interventi territorialmente limitati.
LE NOSTRE RICHIESTE
Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani chiede:
• Riduzione di almeno il 30% dei consumi e dei prelievi idrici sull’intera idrostruttura dei Colli Albani.
• Stop al nuovo consumo di suolo e alle espansioni urbanistiche che aggravano il deficit idrico.
• Abbandono del progetto delle gronde, incompatibile con la tutela ecologica dei laghi.
• Rinaturalizzazione del territorio, tutela dei boschi, deimpermeabilizzazione e recupero dell’infiltrazione naturale delle acque.
• Applicazione delle misure di salvaguardia previste dalla Deliberazione regionale 445/2009.
• Revisione del piano con obiettivi di riequilibrio idrico verificabili e partecipazione di tutti i Comuni e delle associazioni ambientaliste.
Dopo quarant’anni di studi, denunce e mobilitazioni non possiamo accettare un piano da 60 milioni di euro che non dimostri di poter risolvere il problema.
Il paradosso è evidente: si investono ingenti risorse pubbliche per recuperare acqua, ma si continua a consumare il suolo che dovrebbe permettere alle falde di ricaricarsi.
I laghi Albano e di Nemi non hanno bisogno di essere riempiti artificialmente. Hanno bisogno che si smetta di impoverire le falde e di cementificare il territorio.
